{"id":120,"date":"2013-01-22T12:39:52","date_gmt":"2013-01-22T11:39:52","guid":{"rendered":"http:\/\/maculae.wordpress.com\/?p=120"},"modified":"2025-09-28T13:23:00","modified_gmt":"2025-09-28T11:23:00","slug":"maculae-1","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/nazzarenomataldi.com\/blog\/2013\/01\/22\/maculae-1\/","title":{"rendered":"Maculae #1"},"content":{"rendered":"<p>\u00abSarai ancora capace di condurre ragionamenti in forma \u00b1 lunga, stile quaderno cartaceo, anzich\u00e9 in forma web, a colpi di tweet, di brevi post, di citazioni, di foto, di video, di link, di aggiornamenti di stato, di botta e risposta per email o nei commenti sui blog e su Facebook?\u00bb ti chiedevi <a href=\"https:\/\/fogliedivite.wordpress.com\/2012\/05\/22\/una-capanna-nei-boschi\/\">mesi fa<\/a>. La risposta era che nutrivi \u00abseri dubbi, tanta \u00e8 ormai la disabitudine, tanta la fretta\u00bb. Nondimeno il desiderio era \u2013 e resta \u2013 \u00abtornare ad allungare quello che scrivi e, resistendo quanto pi\u00f9 alla tentazione di saltare di qua e di l\u00e0 e all\u2019occasione condensare in stringhe di 140 caratteri o poco pi\u00f9 i pensieri che si affollano nella tua testa, riprendere a concatenare una parola, un\u2019idea, un\u2019immagine dietro l\u2019altra e vedere dove riesci ad arrivare\u00bb. Su questa scorta, e nell\u2019incapacit\u00e0 oggettiva di persistere a lungo su un unico tema, il tentativo di raggruppare periodicamente sotto la dizione e la categoria <em><a href=\"http:\/\/www.nazzarenomataldi.com\/blog\/category\/maculae\/\">maculae<\/a><\/em> alcune delle nugae o delle note pi\u00f9 significative man mano appuntate, senza necessariamente rispettare l\u2019ordine cronologico, ma privilegiando una concatenazione \u00b1 logica.<\/p>\n<ol start=\"1\">\n<li>Se c\u2019\u00e8 una cosa che pi\u00f9 di ogni altra ti senti di rimproverare a internet, forse \u00e8 l\u2019eccessiva immediatezza: il troppo poco tempo che in genere passa tra l\u2019insorgere di un bisogno \u2013 di esprimersi, di comunicare, di commentare, di informarsi, di interagire \u2013 e il soddisfacimento di quel bisogno, pigiando il tasto Invia, con conseguenze non sempre esemplari. Ci fosse uno scarto temporale maggiore tra l\u2019insorgere del bisogno e il suo soddisfacimento, tutto sarebbe meno che un male. Ammirazione, allora, per chi pigia quel tasto Invia con molta parsimonia e accortezza, sforzandosi di dilatare i tempi pi\u00f9 che accorciarli, complessificando e arricchendo l\u2019espressione di s\u00e9 e non semplificandola, non banalizzandola in sterili e ripetitive caricature. Ammirazione, insomma, per chi continua o ha ripreso a fare un uso sapiente del blocco di carta, che sia per scrivere o prendere appunti, che sia per disegnare, che sia per incollare ritagli o fotografie.<\/li>\n<li>La Library of Congress che sta <a href=\"http:\/\/www.nybooks.com\/blogs\/nyrblog\/2013\/jan\/16\/librarians-twitterverse\/\">archiviando l\u2019intera Tweetosfera<\/a> per renderla accessibile agli storici di domani (se mai saranno capaci di ricavare qualcosa da questo mare sterminato di dati non strutturati). Tu che cancellando quasi tutti i vecchi tweet ti illudevi di fare una meritoria opera di pulizia, l\u2019equivalente di accendere un bel fal\u00f2 purificatore.<\/li>\n<li><em>Detox, detox, detox yourself\u2026 from the allure of life on the Net.<\/em> Facilissimo a dirsi. Ma un\u2019impresa pressoch\u00e9 impossibile, mancando di carattere. Perch\u00e9 appena ci ricaschi, dopo ogni piccola pausa, trovare la forza di staccare e mantenere una giusta distanza diventa sempre pi\u00f9 duro. A oggi la cosa pi\u00f9 semplice, malgrado il pessimo punto di partenza, \u00e8 stato ridurre al minimo le email, lette e scritte. La passione per giochi, chat e cavolate varie per fortuna non c\u2019\u00e8 mai stata. Ma sottrarsi al richiamo di questo o quel link, questa o quella foto o frase, che fatica. E se la domanda \u00e8 \u201cMa sottrarsi perch\u00e9? Basta fare tutto con la giusta misura\u201d, la risposta \u00e8 che la \u201cgiusta misura\u201d, anzi proprio l\u2019idea di \u201cgiusto\u201d, varia da persona a persona, \u00e8 tra le cose pi\u00f9 soggettive che ci siano (oltre a variare da momento a momento). Non esiste, quindi, un modo \u201cgiusto\u201d e univoco di rapportarsi alla rete: dipende dalle persone. C\u2019\u00e8 chi riesce a viverla serenamente (e buon per lui\/lei), e chi la vive in modo conflittuale, amandola e odiandola di pari passo perch\u00e9 crea in lui\/lei una forte dipendenza che ne esalta allo stesso tempo i lati migliori e peggiori. E se senti di appartenere alla seconda categoria, allora senti anche il bisogno di periodiche \u201cdisintossicazioni\u201d o prese di distanza, per riguadagnare una giusta misura, la <em>tua<\/em> giusta misura del momento.<\/li>\n<li>la testa fa tilt \/ di link in link saltando \/ la rete va gi\u00f9<\/li>\n<li>Rileggersi ad anni di distanza nelle cose scritte in rete e, nonostante la discutibile logorrea, avercela non tanto con il cosa quanto con il come. Con la fretta, in particolare; con la smania; con la cura insufficiente, malgrado tutte le apparenti attenzioni. E nella scrittura, in rete come altrove, \u00e8 proprio questo il peccato maggiore, imperdonabile: la foga, la precipitazione, la sciatteria, la sufficienza. Senza una cura adeguata, anche il testo animato delle migliori intenzioni non \u00e8 degno che di scarsa considerazione. N\u00e9 pi\u00f9 n\u00e9 meno che, da sempre, ogni cosa al mondo.<\/li>\n<li>Tutti questi tuoi pensierini-ini-ini, per fermare i quali hai bisogno di fogliettini-ini-ini. Sapessi dire di pi\u00f9, scriveresti su dei quaderni grandi, magari a righe. Scarabocchi invece blocchetti di carta grigiolina, riciclata, sottile. Appunti quelle due o tre frasi che ti vengono di getto, poi agglutini un po\u2019, esaurisci un lato del foglietto, lo pieghi, prosegui sull\u2019altro. Finito anche questo, tra una cancellatura e un\u2019aggiunta, hai bello che finito di scrivere. Stacchi allora il foglietto, lo lasci riposare per qualche ora o giorno. Lo rileggi ogni po\u2019 di tempo. Se ti soddisfa, ne fai un post-ino-ino; se no, lo stracci. Alla fine, \u00e8 sempre cos\u00ec.<\/li>\n<li>A mettere in fila tutto quanto uno legge, sente, vede, linka, cita, scrive, pensa, fa, che cosa viene fuori? Oib\u00f2, un gran stordimento.<\/li>\n<li>Ci si espone anche al ridicolo (che sia in una cerchia ristretta di \u201camici\u201d o tra perfetti sconosciuti poco conta) con quello che via via si appunta online, per fissare\/condividere quanto passa per la testa in un dato momento, sia significativo e apprezzabile o (ed \u00e8 il pi\u00f9 delle volte) no. Ma come dice <a href=\"http:\/\/fogliedivite.wordpress.com\/2004\/03\/12\/scrivere\/#magris\">Claudio Magris<\/a> in un passo di <em>Danubio<\/em>, con il semplice gesto di annotare qualcosa ci sentiamo forse meno sperduti e soli e per certi versi la vita finisce per apparire meno insulsa e vuota, ricavandone cos\u00ec ogni volta quella piccola spinta indispensabile per andare avanti.<\/li>\n<li>Le nuove coordinate che periodicamente cerchiamo, venute a mancare le vecchie, per consunzione o abbandono.<\/li>\n<li>Questo bisogno reiterato di cambiare (pure blog), questo non arrivare mai a un\u2019espressione compiuta e stabile di s\u00e9, che non siano anche una spia della natura camaleontica e di fatto irrisolta di ogni traduttore?<\/li>\n<li>Il problema di trovare la sintonia fine, che sia nella resa di un testo e in altri contesti o discorsi.<\/li>\n<li>Una benedizione la rete, con tutte le sue possibilit\u00e0, ma anche una dannazione, una condanna, senza mai un vero punto fermo, stabile. E se le idee sulla carta sono difficili da modificare (<a href=\"http:\/\/www.toobigtoknow.com\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Weinberger<\/a> dixit), quelle sulla rete sono in vorticoso divenire, come noi che ne siamo parte.<\/li>\n<li>La necessit\u00e0 \u2013 sul fronte tecnologico \u2013 di essere moderni, aggiornati, al passo con i tempi. Ma anche la voglia e la tentazione, insopprimibili, di essere vagamente, blandamente r\u00e9tro. Il vizio ricorrente, allora, di due passi avanti e uno indietro. E, in certi momenti, il bisogno di stare quanto pi\u00f9 fermi, indolentemente. Come dopo una nevrastenica, schizzata corsa in avanti \u2013 o all\u2019indietro.<\/li>\n<li>Il bisogno continuo di ritararsi, esplorare e mappare nuovi territori, sperimentare e progressivamente correggere il tiro, anche a rischio di tornare poi in parte sui propri passi.<\/li>\n<li>Alla fine si riduce quasi tutto a una questione di scelte, a che cosa meriti di pi\u00f9 l\u2019investimento del nostro tempo e delle nostre capacit\u00e0.<\/li>\n<li>Bisogna saper scegliere nella vita: essere dentro o essere fuori. Stare l\u00ec l\u00ec sulla soglia a osservare, una volta un po\u2019 dentro e una volta un po\u2019 fuori, non si pu\u00f2. Soprattutto, bisogna capire quando \u00e8 il momento di cambiare (marcia, stile di vita, sport, passatempo ecc.): nella vita, come correndo, non si pu\u00f2 andare sempre dello stesso passo e sugli stessi percorsi; pause e variazioni, come accelerazioni e frenate, fanno parte del gioco.<\/li>\n<li>Il bisogno di rarefare e allungare, di darsi il tempo e il modo di capire, meditare, esprimere. Perch\u00e9 non siamo centometristi e il pensiero va riscaldato, allenato, propiziato.<\/li>\n<li>Non basta leggere, come non basta pensare, come non basta fare. Non basta, ma \u00e8 necessario. Come \u00e8 necessario innanzitutto studiare, imparare, osservare, ascoltare, imitare e anche un po\u2019 (tanto) meditare.<\/li>\n<li>L\u2019idea che si possano \u2013 anzi si debbano \u2013 diradare periodicamente i contatti e gli scambi, per meglio arrivare a conoscersi, ad autodefinirsi. L\u2019idea, anche, che in tante occasioni ci si possa \u2013 anzi ci si debba \u2013 sganciare da internet, dai cellulari, dalle reti e dai dispositivi digitali, per cercare di ritrovare e ristabilire un contatto migliore con il reale, oltre che con se stessi. L\u2019idea, infine, in fondo, che tutto questo interagire a distanza, attraverso canali elettronici, spesso non serva a granch\u00e9, non producendo nei fatti vere modificazioni dell\u2019io e del noi, se non in chiave spesso deteriore, con la mera illusione di assistere a un cambiamento serio, di sostanza, quando in realt\u00e0 lo \u00e8 quasi soltanto esteriore o comunque non tale da incidere in profondit\u00e0 e con effetti duraturi e rilevanti nella vita pratica, dove le stratificazioni del passato sono invece dure da scalfire per non dire erodere e progressivamente rimuovere, disegnando con il tempo il profilo di nuove valli, pianure, colline e montagne. L\u2019idea, insomma, in concreto, che ci sia ancora moltissima strada da fare, pi\u00f9 dentro che fuori di noi.<\/li>\n<li><em>Don\u2019t be lifeless, don\u2019t be lazy, don\u2019t be stupid! Move, ride your bike, hike, climb, dive, swim, run, walk or play \u2013 if you can. And you can! Love, above all, things and people and places you\u2019re passionate about!<\/em><\/li>\n<\/ol>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00abSarai ancora capace di condurre ragionamenti in forma \u00b1 lunga, stile quaderno cartaceo, anzich\u00e9 in forma web, a colpi di tweet, di brevi post, di citazioni, di foto, di video, di link, di aggiornamenti di stato, di botta e risposta per email o nei commenti sui blog e su Facebook?\u00bb ti chiedevi mesi fa. La risposta era che nutrivi \u00abseri dubbi, tanta \u00e8 ormai la disabitudine, tanta la fretta\u00bb. 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