{"id":125,"date":"2013-01-25T15:45:50","date_gmt":"2013-01-25T14:45:50","guid":{"rendered":"http:\/\/maculae.wordpress.com\/?p=125"},"modified":"2013-01-25T15:45:50","modified_gmt":"2013-01-25T14:45:50","slug":"maculae-2","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/nazzarenomataldi.com\/blog\/2013\/01\/25\/maculae-2\/","title":{"rendered":"Maculae #2"},"content":{"rendered":"<ol start=\"21\">\n<li>Sono stanchi i tuoi occhi, iniettati di sangue la sera, e incrinato\u00a0l\u2019umore, provato, quando prolunghi le sedute davanti a un computer, e l\u2019eccitazione per tutto quello che leggi e che scrivi o traduci non ti ripaga della luce naturale che perdi, dei colori di fuori che non vedi, dei suoni che non senti, dei sorrisi, le carezze, gli abbracci e baci che non ricevi e non dai.<\/li>\n<li>Le sere e le mattine che rivuoi quanto pi\u00f9 per te, via dalla smania di stare incollato a uno schermo a controllare le ultime news, gli ultimi aggiornamenti di stato, gli ultimi post, le ultime email promozionali.<\/li>\n<li>Una forma di resistenza non lasciarci schiacciare dal presente, dalle sue ombre limacciose, dalle sue idiozie ricorrenti, dalle sue perduranti malattie. Una forma di resistenza anche non indulgere in nostalgie vane e false idealizzazioni passatiste. Una forma di resistenza leggere e studiare e pensare e argomentare e ideare e progettare e realizzare. Una forma di resistenza immaginare e sviluppare una storia o soltanto fissare un\u2019impressione, un pensiero, un\u2019immagine. Una forma di resistenza cercare di allungare il respiro di tutto ci\u00f2 che facciamo. Una forma di resistenza sforzarci di amare ogni giorno un po\u2019 di pi\u00f9.<\/li>\n<li>Non sapere, oggi come in altri giorni, se andare a rituffarti in piscina, a correre, a pedalare, prendere un treno o startene fermo e buono dove sei. Questo \u00e8 solo un dettaglio, risibile, lo sai. Eppure, sono sempre i dettagli, le inezie, i malesseri minimi ma ricorrenti, a raccontare una storia, definirne i contorni, palesare quel qualcosa di pi\u00f9 che spesso sfugge o \u00e8 messo a tacere. I dettagli, cos\u00ec, a volte fanno anche pensare. Se \u00e8 sabato e sei mezzo esausto da una settimana solo apparentemente come le altre (ma non sono mai uguali le settimane, e nemmeno i giorni, nemmeno le ore, nemmeno i minuti: ogni attimo \u00e8 un concentrato straordinario di diversit\u00e0, di dettagli irripetibili), ancora di pi\u00f9. Ma neppure il pi\u00f9 dettagliato pensiero sui dettagli la pu\u00f2 sul fascino irresistibile di un cielo rosa-arancio al tramonto<a href=\"http:\/\/minuterie.tumblr.com\/post\/16233810203\/cielo-rosa-arancio-al-tramonto\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><\/a> di un sabato molto resistibile. Anche questo \u00e8 un dettaglio, ma fortuna che per una volta non te lo sia lasciato sfuggire.<\/li>\n<li>Non riuscire a fissare l\u2019umore della giornata in una semplice immagine, in poche brevi parole. Questo rende inquieti e nervosi, senza un motivo. Come dire che \u00e8 stata una giornata inquieta e nervosa, senza un motivo.<\/li>\n<li>Basta poco, basta rilassarti un momento di troppo o di colpo essere risucchiato dalle impellenze di qualche attivit\u00e0 collaterale, e in un niente sei in ritardo sulla tabella di marcia e, ci\u00f2 che forse rattrista di pi\u00f9, senza nulla da argomentare, senza nulla da fissare.<\/li>\n<li>Queste cose da fare al mattino, queste incombenza da sbrigare, queste pratiche da sistemare. Viene a mancare il tempo per te, dai e dai. E senti che qualcosa si perde, se ne va. Si crea un\u2019interruzione, una frattura che non \u00e8 facile, non \u00e8 immediato rimarginare.<\/li>\n<li>Sfiniscono le interruzioni, buttano gi\u00f9. Pensare agli altri, prestarti a una gentilezza, quando in realt\u00e0 \u00e8 a te che dovresti pensare per non restare indietro, per non ritrovarti puntualmente con l\u2019acqua alla gola, non ti far\u00e0 sentire uno stronzo ma di certo non ti fa guadagnare tempo.<\/li>\n<li>Alla fine sono sempre loro che non fanno tornare i conti: le mezze giornate perse per questa co(r)sa e quell\u2019altra, senza averle dedicate a te.<\/li>\n<li>Ma troppo assorbiti da noi stessi, dal nostro misero io ossessivo, dalle nostre piccole (pre)occupazioni e dai nostri cazzeggi (s\u00ec, spesso \u00e8 cos\u00ec, \u00e8 incontestabile), finiamo troppe volte per trascurare o dimenticare le cose e soprattutto le persone davvero importanti. \u00c8 l\u2019istinto di sopravvivenza, il bisogno di evolvere, di andare avanti, di non fermarci e non affliggerci oltre il dovuto, si dir\u00e0, ma quanto perdiamo cos\u00ec.<\/li>\n<li>Corri, corri, fai, ti sforzi, ti ingegni, sbagli, ti correggi, cadi, ti rialzi, ti riprendi, rinciampi, ricadi, di nuovo ti rialzi. Ci provi, ma tutti di certo non riuscirai mai ad accontentarli, non come vorrebbero loro almeno. Meglio prenderla con filosofia, allora, e non impazzirti n\u00e9 abbatterti mai pi\u00f9 di tanto, finch\u00e9 dura.<\/li>\n<li>Il nostro rischio pi\u00f9 grande? Ripeterci, ripercorrere vecchie strade e abitudini anche quando non \u00e8 pi\u00f9 il tempo, quando da noi si richiede semmai un balzo deciso verso nuove attitudini, verso nuove risoluzioni, verso nuove idealit\u00e0, assumendo quanto pi\u00f9 uno sguardo nuovo.<\/li>\n<li>Siamo, soprattutto nel lungo periodo, esseri monocordi, che tendono a ripetersi, a fare\/dire\/pensare suppergi\u00f9 le cose di sempre? Possibile. Pi\u00f9 che possibile.<\/li>\n<li>\u00c8 la disciplina che manca, verrebbe da dire; un darsi e rispettare delle regole, un metodo, una prassi. Ne rifuggiamo, invece, ne facciamo a meno, volutamente e no, improvvisando e tamponando alla meglio le tante falle, ricorrenti, insistenti. Ma non dovremmo farcene un vanto.<\/li>\n<li>L\u2019obiettivo professato, da ultimo, \u00e8 giorno dopo giorno abbassare il livello di inquinamento emozionale e mentale, grazie a un ridotto input informativo, e recuperare cos\u00ec una maggiore fluidit\u00e0 del pensiero. Provarci si pu\u00f2, si deve. Riuscirci esige tuttavia una disciplina che, per come siamo fatti o come siamo diventati, \u00e8 di per s\u00e9 un\u2019impresa. Ma disciplina \u00e8 anche sforzarci di trovare una linea di continuit\u00e0 tra le idee, i pensieri, i ragionamenti che si accendono nella nostra testa e, se siamo nella vena giusta, poi portiamo avanti. Non si pu\u00f2 cio\u00e8 scrivere \u2013 anche su un blog, di fatto \u2013 tutto quello che viene in mente, come viene in mente, ma \u00e8 necessario che si delinei e sviluppi una sequenza. Senza, siamo sempre l\u00ec, eternamente alla merc\u00e9 delle bizze del momento. E soddisfatti\/felici, alla fin fine, solo cos\u00ec cos\u00ec.<\/li>\n<li>Cominci a essere stanco di nuovo, nuovo, nuovo, dillo: non ti lasci pi\u00f9 incantare. Meglio il vecchio \u2013 ma non di ieri: dell\u2019altro ieri.<\/li>\n<li>L\u2019anima che periodicamente s\u2019intorbida, come l\u2019acqua percossa da correnti stizzite sopra un fondo di melma e sabbia.<\/li>\n<li>Poesia e nostalgia di un tempo che fu, povero e scarno quanto si vuole ma con tutt\u2019altro sapore \u2013 ampio, avvolgente, caldo \u2013 rispetto a quello venuto poi e, ancora di pi\u00f9, quello di oggi. Che fortuna averlo conosciuto, anche per poco e di striscio.<\/li>\n<li>I nostri genitori che a cinquant\u2019anni, ma anche quaranta se non trenta, il pi\u00f9 delle volte ci sembravano gi\u00e0 vecchi. Noi che alle stesse et\u00e0 manteniamo un\u2019aria giovanile e a tratti sbarazzina. Forse fin troppo.<\/li>\n<li>Non credere. Non credere che proseguendo cos\u00ec, senza rivedere e rimettere in ordine un bel po\u2019 di cose, sar\u00e0 una bella fine.<\/li>\n<li>\u00c8 stato \u2013 in parte forse lo \u00e8 ancora e, se vorr\u00e0, magari in futuro sapr\u00e0 esserlo di pi\u00f9 \u2013 un bel paese, ma oggi come oggi non d\u00e0 grande gioia. Molto c\u2019\u00e8 da ripensare, molto da demolire, molto da meglio costruire.<\/li>\n<li>Come sar\u00e0 tra qualche mese o anno, <i>vallo a sape\u2019<\/i>. Ma ora come ora, <i>bella nen \u00e8!<\/i> Il dato che con pi\u00f9 forza emerge nella vita di tutti i giorni \u00e8 quello di una crescente complessit\u00e0 e, in parallelo, una sempre pi\u00f9 vistosa fragilit\u00e0.<\/li>\n<li>Il futuro passer\u00e0 probabilmente per la riscoperta, la riconsiderazione e la rivalorizzazione del nostro passato pi\u00f9 remoto. Il presente, di sicuro, passa gi\u00e0 per la resa dei conti con il nostro passato prossimo.<\/li>\n<li>Quella sensazione di naufragio di chi, sommerso da troppe cose, apprensioni e incombenze, non si ritrova pi\u00f9 o mai si \u00e8 veramente trovato.<\/li>\n<li>Un malessere sordo, diffuso, compresso, malcelato, nella vita di molti di noi. Insoddisfatti, sfiduciati, malfidati, dilaniati, sempre pi\u00f9 spesso squattrinati, dunque, se non fuori, dentro quanto mai incazzati. Il malumore cova, ribolle, a tratti fuoriesce, esplode. A farne le spese, il pi\u00f9 delle volte, le persone pi\u00f9 care, le pi\u00f9 innocenti.<\/li>\n<li>Dipenda solo da noi o anche dal tempo, incerto, mutevole, fragile, sfranto, ma \u00e8 un periodo in cui gli entusiasmi, quelli veri, intensi, vibranti, durano poco, due, tre giorni quando va bene, sulla scia di qualche emozione viva, profonda, potente, poi risubentra un indistinto grigiore, un clima fiacco, svogliato, sterile, asettico, come mancasse linfa, slancio, vigore, come se tutto tornasse a essere come sempre, fioco, sbiadito, smorto, mediocre, consumato nell\u2019attesa rassegnata di qualcosa sempre l\u00e0 da venire.<\/li>\n<li>Quante volte, nella nostra vita, ci saremo dati la proverbiale zappa sui piedi, procurando pi\u00f9 o meno inconsapevolmente un danno a noi stessi. Succede di continuo: quando diciamo di no a tante buone occasioni, perdendo cos\u00ec opportunit\u00e0 potenzialmente d\u2019oro; quando siamo troppo incerti e titubanti e restii davanti a tante situazioni che viceversa andrebbero colte al volo e sfruttate al meglio; ma anche quando non sappiamo dire di no a tante cose che dentro di noi gi\u00e0 sappiamo che non produrranno nulla di buono, e invece non siamo sufficientemente forti e lucidi da opporci. Capita, e con gli anni finiamo anche per farcene una ragione. Ma quando ci ricaschiamo, o vediamo altri farlo, qualcosa dentro di noi si muove e pensa a quanto siamo stupidi e malaccorti tante volte.<\/li>\n<li>Cercano, uomini, donne, libert\u00e0, indipendenza, ma viene il momento che, da soli, non ce la fanno.<\/li>\n<li>\u00c8 o dovrebbe o potrebbe essere un processo continuo di vaglio, cernita, messa a punto, ridefinizione, cambio, ritorno sui propri passi e ancora scarto, ribaltamento e scatto in avanti. Molto pi\u00f9 spesso \u00e8 solo un cercare e cercare.<\/li>\n<li>Indietreggiare, rallentare, allontanarsi: per avere una visione d\u2019insieme migliore \u2013 e godere di uno stato d\u2019animo pi\u00f9 sereno.<\/li>\n<\/ol>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Sono stanchi i tuoi occhi, iniettati di sangue la sera, e incrinato\u00a0l\u2019umore, provato, quando prolunghi le sedute davanti a un computer, e l\u2019eccitazione per tutto quello che leggi e che scrivi o traduci non ti ripaga della luce naturale che perdi, dei colori di fuori che non vedi, dei suoni che non senti, dei sorrisi, le carezze, gli abbracci e baci che non ricevi e non dai. 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