{"id":148,"date":"2013-01-31T00:09:21","date_gmt":"2013-01-30T23:09:21","guid":{"rendered":"http:\/\/maculae.wordpress.com\/?p=148"},"modified":"2013-01-31T00:09:21","modified_gmt":"2013-01-30T23:09:21","slug":"maculae-4","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/nazzarenomataldi.com\/blog\/2013\/01\/31\/maculae-4\/","title":{"rendered":"Maculae #4"},"content":{"rendered":"<ol start=\"71\">\n<li>Ha un retrogusto amaro gennaio, il sapore di una lunga convalescenza. Per questo concilia forse la lettura, lo stare distesi, in casa. Cos\u00ec dicevi nel gennaio 2010. Tre anni dopo confermi, aggiungendo che senza neve \u00e8 un mese ancora pi\u00f9 fiacco e inerte, ancora pi\u00f9 sospeso e interlocutorio, tutto da (ri)letture, (ri)scritture, (ri)ascolti e (ri)pensamenti. Insomma, l\u2019ideale per (ri)illuderci che da un anno all\u2019altro non cambi mai nulla. Nulla di significativo, profondo, drastico, irreversibile. Proprio cos\u00ec, no?<\/li>\n<li>Leggendo, leggendo, la mente a volte s\u2019inceppa e scricchiola, poi piano riprende il flusso.<\/li>\n<li>Repentine, spiazzanti accelerazioni poi lievi, pacati colpi di freno e\u2026 suadente, religioso silenzio.<\/li>\n<li>Absent-minded. Sweet cathartic silence, with distorted guitar sounds.<\/li>\n<li>Il poco tempo che ci \u00e8 dato di esistere troppo spesso fugge via colpevolmente senza quasi neanche accorgersene di quanto sia incommensurabile essere.<\/li>\n<li>Qualcosa di noi sempre ci sfugge.<\/li>\n<li>Fuggevole l\u2019estate della vita, fuggevole l\u2019andare, fuggevole l\u2019essere qui.<\/li>\n<li>Questi convulsi anni in rete\u2026 non che alla fine si salvi molto\u2026 un po\u2019 come tutto il resto.<\/li>\n<li>Eravamo isolati, la rete ci ha avvicinati e uniti, poi, per mancanza troppo spesso di un contatto diretto, a fasi alterne ci ha anche rinchiusi, rabbiosi, in noi stessi.<\/li>\n<li>Again and again, what a terrific waste of time all this browsing and searching and quoting and linking.<\/li>\n<li>C\u2019\u00e8 un limite alle parole, al numero delle parole che la mente pu\u00f2 gestire ogni giorno ascoltando, parlando, leggendo, scrivendo, traducendo. Sopra ogni altra cosa, scrivendo e traducendo. Cos\u00ec, volta per volta, una componente linguistica sottrae spazio all\u2019altra, depotenzia e squilibra l\u2019altra.<\/li>\n<li>Ti accorgi, col tempo, che dire di no, anche a fronte di una richiesta praticamente impossibile da soddisfare, ha sempre un risvolto per qualche verso negativo. Dicendo di s\u00ec crei un rapporto \u2013 lavorativo, affettivo, d\u2019amicizia ecc. \u2013 o gli dai modo di rinsaldarsi. Dicendo di no lo raffreddi, lo blocchi sul nascere o non gli permetti di evolvere; lasci intendere che non vuoi investirci sopra o, comunque, non pi\u00f9 di tanto, ovvero senza sacrificare nulla di significativo; in altre parole, fai capire che hai altre priorit\u00e0. E pur essendoci modi e modi di dire di no, all\u2019atto pratico quel diniego ha sempre un suo costo: un diradarsi dei contatti, un (ri)allontanarsi, un tornare a ignorarsi.<\/li>\n<li>Dimenticare e dimenticarsi, e riscoprire l\u2019infinita bellezza che \u00e8 intorno.<\/li>\n<li>Regolarit\u00e0 e costanza: anche di poco, quando non gira, ma ogni giorno bisogna portarsi avanti.<\/li>\n<li>\u00c8 faticoso, ma <em>alla fine<\/em> una regola bisogna pur darsela. Alla fine.<\/li>\n<li>L\u2019ossessione \u00e8 di quelle dure a morire: rivedere, ritoccare, correggere, prima aggiungere, poi tagliare, cancellare o spostare. Arrivare alla giusta misura.<\/li>\n<li>Di quiete \u00e8 ricolma la sera, di silenzio e di assenza.<\/li>\n<li>Un po\u2019 come noi, le tracce sulla neve, di qua e di l\u00e0, di vita breve, storie da dipanare.<\/li>\n<li>I dettagli sono tutto, ha detto e scritto pi\u00f9 di qualcuno, e c\u2019\u00e8 da credergli. La natura, per conto suo, lo sa e mette in pratica da sempre, e noi possiamo solo restarne ammirati.<\/li>\n<li>\u00c8 quello che non sai che pu\u00f2 crearti un fremito vivo. Quello che gi\u00e0 sai uccide in partenza ogni entusiasmo, ogni poesia, ogni stupore. La verit\u00e0 \u00e8 che abbiamo fame di imprevisti, di cambiamenti magari dell\u2019ultimo momento; meno di previsioni certe, puntualmente verificate.<\/li>\n<li>Perso lo smalto, perso lo slancio, perso l\u2019afflato, perso l\u2019incanto. Persi il bisogno, l\u2019ingegno, il ritegno; rimasti l\u2019indegno e lo sdegno.<\/li>\n<li>Non c\u2019\u00e8 quasi pi\u00f9 niente, \/ pi\u00f9 niente che funzioni. \/ Stiamo andando a rotoloni. \/\/ Nell\u2019ex paese risplendente \/ un vero branco di pecoroni \/ mentecatti intrallazzoni. \/\/ Da non credere un bel niente \/ quando parlano sti zozzoni, \/ sapienti dei miei coglioni.<\/li>\n<li>Iniziare a detestare tante, troppe cose, ed essere molto meno concilianti di un tempo, ribaltando l\u2019idea che con l\u2019et\u00e0 si diventi pi\u00f9 tolleranti.<\/li>\n<li>Accumulare grande rabbia nella testa, e di riflesso nel corpo, non \u00e8 mai un bene, non rende mai orgogliosi e felici di s\u00e9. Ma \u00e8 quello che spesso ispirano i tempi.<\/li>\n<li>Essere proprio messi male finendo sempre pi\u00f9 di frequente per avere nostalgia di persone e cose di tempi in cui gi\u00e0 eravamo messi male.<\/li>\n<li>Verr\u00e0 quel giorno \u2013 o magari gi\u00e0 \u00e8 stato \u2013 in cui ci diremo che non c\u2019abbiamo mai capito un ciufolo nella vita. E sar\u00e0 quel che sar\u00e0.<\/li>\n<li>L\u2019impressione ricorrente di avere in tanti, troppi, buttato gli anni migliori della vita \u2013 e forse di tutta la storia \u2013 collezionisti spesso di piaceri mediocri e lamentazioni stucchevoli.<\/li>\n<li>Possiamo e sappiamo lamentarci <i>\u00e0 gogo<\/i>, mettendoci a esaminare con estremo puntiglio tutto quello che non va nella nostra vita, nel nostro paese e in generale nel mondo. Epper\u00f2, pensandoci meglio, a quanti momenti storici, a quante piccole e grandi rivoluzioni abbiamo avuto la ventura di assistere nel giro di trenta, quarant\u2019anni. Solo dall\u201989 in poi, \u00e8 successo di tutto e di pi\u00f9. Non sempre in meglio o in modo indolore, \u00e8 chiaro; ma dire che siano stati anni scialbi e noiosi, privi completamente di fascino, sarebbe dire una bestemmia.<\/li>\n<li>Per\u00f2, che senso di sconfitta \u2013 accanto alla nausea \u2013 ritrovarsi vent\u2019anni dopo n\u00e9 pi\u00f9 n\u00e9 meno (in realt\u00e0, per tanti aspetti peggio) che nelle condizioni di crisi politico-istituzionale-economico-sociale-culturale (e forse anche individuale) e nel clima generale di incertezza e confusione di un periodo che (somma illusione!) credevamo di esserci lasciati alle spalle. Con l\u2019aggravante che se a 20-30 anni sei ancora nel pieno delle energie e degli slanci entusiastici, a 40-50 cominci a essere quasi solo un pieno di acciacchi, problemi, abbattimenti; perci\u00f2, molto meno disposto a chiudere un occhio e pensare che s\u00ec, ci vorr\u00e0 tempo, ma in un modo o nell\u2019altro la situazione si sistemer\u00e0. No, non \u00e8 pi\u00f9 il decennio \u2013 gli anni novanta \u2013 del \u201cin qualche modo\u201d. N\u00e9 \u00e8 pi\u00f9 il tempo in cui bastava rifugiarsi in qualche brano musicale per alleggerire un po\u2019 la testa dal tetro umore. Bisognerebbe prenderne atto e agire di conseguenza.<\/li>\n<li>Un decennio sull\u2019altalena, gli anni zero, molti successi e molti fallimenti, alti e bassi clamorosi, sogni\/speranze e illusioni\/delusioni in quantit\u00e0 industriale, tutto alla nefasta insegna di una precariet\u00e0 ubiquitaria e contundente, qua e l\u00e0 paralizzante. E trovare una classica via di mezzo, rinunciare a qualche picco ed evitare di riflesso pi\u00f9 di un tonfo, no? Potrebbe essere la sfida degli anni dieci: assestarsi su livelli intermedi, accettando la <i>mediocritas<\/i> in noi. O, viceversa, continuare a ogni costo a cercare l\u2019<i>optimum<\/i>, con tutti i rischi del caso? Facciamo cos\u00ec: un<i>a optima mediocritas<\/i> e non se ne parli pi\u00f9.<\/li>\n<li>Spesso, quel nostro essere (stati) adolescenti fuori \u2013 ma molto fuori \u2013 dal tempo massimo, nella vita reale, quasi solo perch\u00e9, da non nativi digitali, a tutti gli effetti pratici ancora adolescenti in quella virtuale.<\/li>\n<li>Mutanti con gli occhi pieni di lacrime al ricordo del mondo della nostra infanzia ma, volenti o nolenti, calati in tutto e per tutto nella realt\u00e0 di oggi. Piuttosto schizofrenici, di conseguenza.<\/li>\n<li>\u00c8 vero che l\u2019innovazione si produce tendenzialmente al confine tra ordine e caos. Ma che equilibrismo che \u00e8 richiesto.<\/li>\n<li>Tenere insieme presente, passato, futuro, in un gran frullato dispensatore di fermenti vitali: un\u2019impresa! A vuoto?<\/li>\n<li>Nel bilancio tra vecchio e nuovo, grandi guadagni, grandi perdite, grande e disarmante indeterminatezza.<\/li>\n<li>\u00c8 quello che \u00e8 \/ il tempo che si vive \/ \u00e8 quel che si fa\u00a0 \u2013 per resistere, per non soccombere, per ribaltare le situazioni, spiazzando e cambiando.<\/li>\n<li>Il tenace attaccamento interiore, istintivo, al di l\u00e0 di ogni nostra avversione razionale e dichiarata, alle realt\u00e0 in cui nasciamo e cresciamo e viviamo.<\/li>\n<li>Mai vergognarsi delle proprie origini. Pu\u00f2 esserci stato \u2013 come c\u2019\u00e8 stato \u2013 molto di iniquo e sbagliato nel nostro passato, ma di solito c\u2019\u00e8 anche molto di valido, capace almeno in parte di fare da guida per il presente e per il futuro, specie nei momenti di maggiore criticit\u00e0, quando \u00e8 pi\u00f9 evidente che di errori ne commettiamo e ne commetteremo sempre, soprattutto in preda alla cieca presunzione di essere assolutamente migliori di chi \u00e8 venuto prima di noi, quando di rado \u00e8 cos\u00ec.<\/li>\n<li>Portare a spasso il cane la domenica mattina, salire sulla collina dietro casa, girargli intorno, ridiscenderne. Pi\u00f9 di ogni altra cosa, anche pi\u00f9 del cemento e dell\u2019asfalto e del vetro e dell\u2019alluminio e del ferro avanzati e avanzanti da ogni parte, colpiscono i casali diruti, i campi abbandonati e gi\u00e0 riconquistati dagli arbusti spinosi o comunque testimonianza di un pressappochismo e un\u2019incuria diffusi. Il paesaggio \u00e8 bello, a momenti da cartolina; ma a guardarsi intorno con pi\u00f9 attenzione, a fissarsi su questo o quel particolare, non d\u00e0 vera letizia. Tornassero i vecchi che su queste terre hanno sputato sudore e sangue, viene da pensare, ci prenderebbero a calci nel culo, uno a uno, da qui all\u2019eternit\u00e0.<\/li>\n<li>\u00c8 nella natura delle cose, lo \u00e8 sempre stata, \u00e8 la realt\u00e0 dell\u2019evoluzione, del tempo che passa e lascia il suo segno, cancellando progressivamente i nostri, che anche la migliore costruzione mostri negli anni le sue crepe e subisca un processo ineluttabile di disfacimento e finale rovina. Un processo all\u2019inizio lento e impercettibile; poi sempre pi\u00f9 veloce e vistoso, soprattutto se la costruzione \u00e8 abbandonata a se stessa, senza pi\u00f9 cure, senza pi\u00f9 nessuno che la viva, pi\u00f9 nessuno che le infonda nuova vita, la rinnovi, nel caso la demolisca e la ricostruisca ex novo, su nuove basi, tanto per prolungare un po\u2019 di pi\u00f9 l\u2019illusione di poter durare nel tempo.<\/li>\n<\/ol>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ha un retrogusto amaro gennaio, il sapore di una lunga convalescenza. Per questo concilia forse la lettura, lo stare distesi, in casa. Cos\u00ec dicevi nel gennaio 2010. Tre anni dopo confermi, aggiungendo che senza neve \u00e8 un mese ancora pi\u00f9 fiacco e inerte, ancora pi\u00f9 sospeso e interlocutorio, tutto da (ri)letture, (ri)scritture, (ri)ascolti e (ri)pensamenti. Insomma, l\u2019ideale per (ri)illuderci che da un anno all\u2019altro non cambi mai nulla. Nulla di significativo, profondo, drastico, irreversibile. Proprio cos\u00ec, no? Leggendo, leggendo, la mente a volte s\u2019inceppa e scricchiola, poi piano riprende il flusso. Repentine, spiazzanti accelerazioni poi lievi, pacati colpi di freno [&#8230;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"advanced_seo_description":"","jetpack_seo_html_title":"","jetpack_seo_noindex":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[50,27,21],"tags":[56,57,53,58,37,59,28,60,61,14,51,29,30,62,24],"class_list":["post-148","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-maculae","category-nugae","category-schizzi-di-versi","tag-anni","tag-cambiamenti","tag-dettagli","tag-in-rima","tag-lettura","tag-negazione","tag-parole","tag-passato","tag-presente","tag-questo-e-quello","tag-rete","tag-silenzio","tag-tempi","tag-tempo","tag-vita"],"jetpack_featured_media_url":"","jetpack_likes_enabled":true,"jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack-related-posts":[],"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/pgPIz4-2o","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/nazzarenomataldi.com\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/148","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/nazzarenomataldi.com\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/nazzarenomataldi.com\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/nazzarenomataldi.com\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/nazzarenomataldi.com\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=148"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/nazzarenomataldi.com\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/148\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/nazzarenomataldi.com\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=148"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/nazzarenomataldi.com\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=148"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/nazzarenomataldi.com\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=148"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}