{"id":2917,"date":"2015-04-11T00:48:44","date_gmt":"2015-04-10T22:48:44","guid":{"rendered":"http:\/\/nazzarenomataldi.com\/?p=2917"},"modified":"2015-04-11T00:48:44","modified_gmt":"2015-04-10T22:48:44","slug":"un-diesel","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/nazzarenomataldi.com\/blog\/2015\/04\/11\/un-diesel\/","title":{"rendered":"Un diesel?"},"content":{"rendered":"<p>Vai abbastanza spedito a tradurre dal tardo pomeriggio all\u2019una o le due di notte, con la musica bella pimpante, dinamica, adrenalinica, che esce dalle casse dello stereo, redivivo.<\/p>\n<p>Non cos\u00ec la mattina, dopo quelle sette ore nel letto (nel letto, s\u00ec, non di sonno profondo. Perch\u00e9 se ne dormi cinque filate \u00e8 grasso che cola. Il resto \u00e8 un inquieto dormiveglia, un continuo rivoltarti, metterti di traverso, tirando su ora un ginocchio ora l\u2019altro. Non a caso c\u2019\u00e8 chi un tempo diceva che di notte sembravi un terremoto) che nessuno pu\u00f2 toglierti.<\/p>\n<p>La mattina fatichi sempre a carburare, ti distrai facilmente, hai bisogno di una partenza soft, di concedere una tregua al cervello, che anche nel sonno non ha fatto che ruminare.<\/p>\n<p>E se \u2013 come capita sempre pi\u00f9 spesso, con i genitori divenuti anziani e la conseguente serie di incombenze che ora ricadono su di te \u2013 di mattina devi assecondare qualche altro compito, le difficolt\u00e0 a riprendere le fila del discorso traduttivo si moltiplicano, anche ben oltre l\u2019ora di pranzo.<\/p>\n<p>\u00c8 come se il cervello, o pi\u00f9 ancora il corpo, ormai sulla soglia dei cinquant\u2019anni, non ce la facciano pi\u00f9 a commutare rapidamente e senza colpo ferire da un\u2019attivit\u00e0 all\u2019altra, richiedendo dunque tempi di riscaldamento e messa in moto pi\u00f9 dilatati di anni addietro, nonch\u00e9 attenzioni molto maggiori.<\/p>\n<p>Non cos\u00ec una volta. Quando ancora correvi, letteralmente. Sulla strada, oltre che con le traduzioni.<\/p>\n<p>E anche l\u00ec di norma partivi piano, i primi venti minuti eri sempre molto legato, con i tendini e i muscoli delle gambe tesi e le giunture che a fasi scricchiolavano. Poi dai venti ai quaranta minuti andavi gi\u00e0 meglio, cominciavi a sentire il corpo rispondere alle sollecitazioni, ai cambi di ritmo. Ma solo passati i quaranta sentivi di poter iniziare a spingere, ad allungare la cadenza e la lunghezza dei passi, aumentando di quel tanto che potevi anche i battiti del cuore. E nel finale, che fosse dopo un\u2019ora, una e mezza, due o tre, un piccolo sprint, se avevi corso bene, se avevi saputo dosare le energie, se non avevi accumulato fastidi.<\/p>\n<p>Anche a Roma, alla maratona, dopo tre ore e tre quarti, non l\u2019avevi fatto quell\u2019ultimo chilometro in accelerazione, tutto in corsia di sorpasso, sostenuto dall\u2019euforia di un momento forse irripetibile?<\/p>\n<p>Eri un diesel, un tempo, con ogni evidenza, a correre come a tradurre.<\/p>\n<p>Un buon trattore, nei fatti.<\/p>\n<p>E oggi?<\/p>\n<p>Sempre un diesel, suppergi\u00f9, ma molto meno potente ed efficiente, molto pi\u00f9 incline a ingolfarsi al minimo inconveniente, molto pi\u00f9 esausto gi\u00e0 dopo uno sforzo di troppo.<\/p>\n<p>Un diesel non ancora da rottamare, magari, ma bisognoso evidentemente di una manutenzione pi\u00f9 regolare e accurata, di meno interruzioni, di meno deviazioni, di percorsi su strade un po\u2019 meno erte e accidentate.<\/p>\n<p>Un valido motocoltivatore, probabilmente, se tenuto e usato bene, pi\u00f9 che il trattore pesante di un tempo.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Vai abbastanza spedito a tradurre dal tardo pomeriggio all\u2019una o le due di notte, con la musica bella pimpante, dinamica, adrenalinica, che esce dalle casse dello stereo, redivivo. 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