{"id":3016,"date":"2015-10-10T12:15:01","date_gmt":"2015-10-10T10:15:01","guid":{"rendered":"http:\/\/nazzarenomataldi.com\/?p=3016"},"modified":"2025-09-30T16:14:03","modified_gmt":"2025-09-30T14:14:03","slug":"tradurre-la-letteratura","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/nazzarenomataldi.com\/blog\/2015\/10\/10\/tradurre-la-letteratura\/","title":{"rendered":"Tradurre la letteratura"},"content":{"rendered":"<p><em>[C\u2019erano anni in cui andavamo agli incontri sulla traduzione. Anni in cui frequentavamo corsi sulla traduzione. Anni in cui traducevamo, per puro diletto, sempre sulla traduzione. Sbagliando, magari, ma almeno c\u2019era slancio, c\u2019era voglia di fare, voglia di esplorare, voglia di andare. Quello che oggi troppo spesso manca. Oggi che, per un verso o per l\u2019altro, troppo spesso siamo fermi. Il buon senso fatto persona. Che orrore! Tempo di fare pi\u00f9 di un reload? Qui, <a href=\"https:\/\/fogliedivite.wordpress.com\/2004\/10\/18\/tradurre-la-letteratura\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">riandiamo al 2004<\/a>. Quando ancora avevamo numi tutelari. E uno di questi si chiamava <a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Henri_Meschonnic\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Henri Meschonnic<\/a>. E scusate se \u00e8 poco.]<\/em><\/p>\n<blockquote><p>Mentre la letteratura \u00e8 invenzione permanente, dentro e contro le tradizioni, riconosciuta solo se tale, pena non essere niente, quella cosa epigonale del mercato dei libri, la traduzione \u00e8 un campo di attivit\u00e0 dove la tradizione non solo \u00e8 pi\u00f9 forte dell\u2019invenzione, ma \u00e8 considerata la condizione stessa dell\u2019esercizio e della riuscita. In letteratura non ci sono ovviet\u00e0. Nella traduzione certe ovviet\u00e0 fanno la legge. \u00c8 l\u2019autorit\u00e0 innegabile dell\u2019ovviet\u00e0 che la traduzione funzioni nella lingua d\u2019arrivo, senza alcun ricorso alla lingua di partenza. Nella lingua d\u2019arrivo, cio\u00e8 con i soli mezzi della lingua d\u2019arrivo, non quelli della lingua di partenza, n\u00e9 le interferenze di una mostruosa via di mezzo, perch\u00e9 questa infrangerebbe il codice della lingua d\u2019arrivo. Ma cos\u2019altro faceva la <em>Vulgata<\/em> di san Girolamo? La correttezza \u00e8 l\u2019obiettivo ossessivo del traghettatore. Il linguaggio d\u2019arrivo, di conseguenza, \u00e8 un linguaggio acquisito, conosciuto, passivo, gi\u00e0 trasformato. \u00c8 la sua contraddizione pi\u00f9 forte con l\u2019opera letteraria, che \u00e8 tale solo se \u00e8, e resta, un linguaggio attivo, trasformatore. Trasformatore delle opere precedenti, dei modi di rapportarsi con il mondo e dei soggetti tra di s\u00e9 e con s\u00e9.<\/p>\n<p>Il primo e ultimo tradimento che la traduzione pu\u00f2 commettere nei confronti della letteratura \u00e8 togliergli ci\u00f2 che ne fa letteratura \u2013 la sua scrittura \u2013 con l\u2019atto stesso che la trasmette. L\u2019adagio \u201ctraduttore traditore\u201d indica da secoli che la traduzione \u00e8 il luogo di un conflitto definito da due paradigmi irriducibili l\u2019uno con l\u2019altro. La traduzione \u00e8 nel solco che oppone l\u2019autore originale al traduttore come l\u2019invenzione alla riproduzione, l\u2019autentico all\u2019edulcorato, la lingua di partenza alla lingua d\u2019arrivo come due mondi non sovrapponibili, l\u2019indissociabile e misteriosa associazione della forma e del senso nell\u2019originale alla pietosa dissociazione delle due, per conservare solo il senso, nella traduzione. Questa situazione, lungi dall\u2019essere vista come un effetto delle concezioni del linguaggio, \u00e8 stata ed \u00e8 ancora considerata un fatto di natura. Che il buon senso \u00e8 tenuto a riconoscere e accettare. Cos\u00ec, davanti alla scelta tra mostrare la traduzione per quello che \u00e8, una traduzione, e nascondere questa vergogna, il traduttore \u00e8 stato addestrato a cancellare tutto ci\u00f2 che mostra che \u00e8 una traduzione. Il traduttore cerca la naturalezza.<\/p>\n<p>La naturalezza della lingua d\u2019arrivo, ci\u00f2 che normalmente deve raggiungere il buon traduttore, presuppone un atteggiamento pragmatico verso la comunicazione, che sembra il buon senso in persona. Il paradosso \u00e8 che cos\u00ec si realizza e perpetua, senza saperlo, il mito di Babele. Perch\u00e9 la naturalezza cerca di sopprimere la differenza delle lingue, ne fa qualcosa da nascondere, e questa differenza occultata ribadisce la diversit\u00e0 delle lingue come il male mitico del linguaggio. Ogni lingua d\u2019arrivo \u00e8, perci\u00f2, al tempo stesso l\u2019ordine naturale e la trascendenza delle particolarit\u00e0. Quello che ingenuamente mostrava per il francese, ai tempi del suo regno europeo, la grammatica di Port-Royal, e ai nostri giorni la grammatica generativa per l\u2019inglese, struttura profonda di tutte le lingue, e accompagnamento teorico della sua egemonia culturale.<\/p><\/blockquote>\n<p><a href=\"http:\/\/editions-verdier.fr\/auteur\/henri-meschonnic\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Henri Meschonnic<\/a>, \u00abTraduire la litt\u00e9rature\u00bb, in <em><a href=\"http:\/\/editions-verdier.fr\/livre\/poetique-du-traduire\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Po\u00e9tique du traduire<\/a><\/em>, Editions Verdier, 1999, pp. 86-88.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>[C\u2019erano anni in cui andavamo agli incontri sulla traduzione. Anni in cui frequentavamo corsi sulla traduzione. Anni in cui traducevamo, per puro diletto, sempre sulla traduzione. 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