{"id":304,"date":"2013-05-02T17:40:18","date_gmt":"2013-05-02T15:40:18","guid":{"rendered":"http:\/\/maculae.wordpress.com\/?p=304"},"modified":"2025-09-28T20:07:59","modified_gmt":"2025-09-28T18:07:59","slug":"maculae-5","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/nazzarenomataldi.com\/blog\/2013\/05\/02\/maculae-5\/","title":{"rendered":"Maculae #5"},"content":{"rendered":"<ol start=\"111\">\n<li>Sei ombelicale, dice. Come tutti oggid\u00ec. Pensa per te, dice.<\/li>\n<li>Si pu\u00f2 dire che il tuo modo di fare, pensare e soprattutto scrivere sia \u201cper agglutinamento\u201d? Tendenzialmente s\u00ec. A volte, eccessivamente.<\/li>\n<li>C\u2019\u00e8 il frullato tecnologico e il richiamo geologico, la natura rurale e la deriva culturale, il desiderio di andare e la smania di tornare, l\u2019introversione e l\u2019esibizione, l\u2019apnea e la logorrea, l\u2019euforia e la nevrastenia, la svogliataggine e la testardaggine. Ma un colpo al cerchio e uno alla doga, per male che vada non si soggioga.<\/li>\n<li>Tutti questi mirabolanti modi di comunicare e tenerci sempre in contatto, quando magari trascuriamo totalmente chi \u00e8 pi\u00f9 vicino a noi.<\/li>\n<li>Vita moderna: sapere un mondo di cose dal mondo e del mondo, e quasi niente su gioie e dolori \u2013 dolori, soprattutto \u2013 del mondo a due passi da te.<\/li>\n<li>Una crescente offerta di news, ma la vera news forse \u00e8 che stiamo diventando saturi di news e tutto ci scorre addosso senza fare pi\u00f9 grande presa.<\/li>\n<li>Perch\u00e9 dev\u2019essere cos\u00ec difficile, oggi, far seguire alle parole i fatti, che tante volte potrebbero ridursi a un meditativo e alacre silenzio, con il vantaggio di non incrementare il gi\u00e0 cospicuo e debilitante <a href=\"http:\/\/www.nazzarenomataldi.com\/blog\/2013\/02\/04\/nel-gran-rumore-di-fondo\/\">rumore di fondo<\/a>?<\/li>\n<li>Alto il rischio con la rete, pur procedendo con il freno a mano tirato, di finire presto in una sorta di frullatore, pi\u00f9 o meno rumoroso e impazzito. Epper\u00f2, quando alla fine stacchi la spina a questo frullatore, se \u00e8 vero che ritrovi forse una dimensione pi\u00f9 raccolta e pacifica, \u00e8 innegabile che ti viene a mancare pi\u00f9 di qualcosa; c\u2019\u00e8 tanto che va perso a livello di espressione-comunicazione-interazione. E almeno nell\u2019immediato, alto \u00e8 anche il rischio di ritrovarti spento e apatico o smarrito.<\/li>\n<li>Per necessit\u00e0 e per scelta, ogni tanto, ma sempre troppo poco, troppo brevemente, una pausa silente.<\/li>\n<li>Reimparare, nelle pause, a riposare il cervello, contemplando.<\/li>\n<li>Una settimana lontano dal pc, tra olivi, olive, verdi prati, boschi colorati e campi arati, e vedi che tra questo e quello proprio non ce n\u2019\u00e8.<\/li>\n<li>Quel mezzo scoramento quando scema la luce. Poi passa, ma in quel mentre ci si sente pi\u00f9 soli e inermi.<\/li>\n<li>Lo stordimento delle feste, come non bastasse lo stordimento abituale del troppo che ci alletta o ci indigna o ci reclama.<\/li>\n<li>Non odi il Natale, no. Odi chi (te incluso, dunque) lo ha fatto diventare come \u00e8 oggi: commerciale al massimo; un trionfo dello spreco e dell\u2019esibizione; tutta una corsa e una fila senza senso; invivibile e inservibile, di fondo. A pensarci bene, lo stesso potresti dire per quasi ogni altro periodo dell\u2019anno, se non quasi ogni aspetto della vita. Solo che a Natale, e in generale sotto le grandi feste, tutto questo si amplifica e di conseguenza il malessere e gli sbalzi di umore e il veleno interiore aumentano a livelli esponenziali.<\/li>\n<li>L\u2019eterna fascinazione per la neve, per un mondo che si ricopre di una patina di bianco e per qualche momento d\u00e0 l\u2019impressione di essere incantato, oltre che lindo. Solo per qualche momento, purtroppo, perch\u00e9 la realt\u00e0 impiega sempre poco a reimporre il suo lato \u201csporco\u201d.<\/li>\n<li>Quella sensazione di tempo marcio che guasta in un niente i migliori propositi di essere o mostrarsi allegri e ottimisti.<\/li>\n<li>Poi, dopo un giorno, anche il peggior fondo di malessere improvvisamente ridestato comincia a ridepositarsi, facendo tornare le acque chiare.<\/li>\n<li>Probbia vere: rerr\u00e8sce na sperella de sole e sembra tutte naddre munne.<\/li>\n<li>Il sole che ravviva le membra poltrite, la mente sfibrata.<\/li>\n<li>Lungo la linea del mare si distende lo sguardo, si riprende l\u2019umore.<\/li>\n<li>Non hai nulla contro il mare; ti piace anche, per la verit\u00e0. Ti piacciono cio\u00e8 l\u2019acqua, la spiaggia, gli scogli, la possibilit\u00e0 di perderti con lo sguardo verso un orizzonte sgombro e lasciare vagare il pensiero, anzi acquietarlo, in ascolto delle brezze e dei flutti. La vita e le attivit\u00e0 umane che per\u00f2 si addensano nelle prossimit\u00e0 del mare, verso le foci dei fiumi e pi\u00f9 in generale lungo le strade rivierasche, quelle no: non le senti tue quasi per niente. Devi cos\u00ec riaddentrarti nell\u2019entroterra, vedere diradarsi case e capannoni e parcheggi e strade (sempre pi\u00f9 un pio desiderio, con l\u2019attuale ritmo di cementificazione, ubiquitaria, indiscriminata, che non risparmia niente, nemmeno i pi\u00f9 bei luoghi del cuore, ligia solo alla legge del portafoglio, anche a rischio di vedere andare in fumo gli investimenti allo scoppio di una prevedibilissima bolla) e avvicinarsi colline e montagne, per poter sentirti un minimo a casa. Anche se \u201ccasa\u201d \u00e8 una parola grossa. Perch\u00e9, ora qui e ora l\u00e0, pi\u00f9 avanziamo negli anni e meno ci sentiamo davvero a casa in un posto, in qualcosa. Alla fine l\u2019unica vera casa che sentiamo di abitare sono forse le nostre esitanti parole o, all\u2019opposto, i nostri inquieti silenzi.<\/li>\n<li>Fissiamo il mondo in immagini mentre la vita ci scorre via, mentre il senso di quello che facciamo \u00e8 ogni giorno pi\u00f9 labile. Adoriamo gli spazi aperti e ariosi ma ci richiudiamo in cubicoli asfissianti. E senza pi\u00f9 la visionariet\u00e0, l\u2019audacia e la tenacia per accingerci a opere degne di futuri ricordi, impieghiamo le poche ore in cui possiamo dirci vagamente felici a ripercorrere i luoghi di antiche e spesso pi\u00f9 sofferte ma anche pi\u00f9 emozionanti, pi\u00f9 vive memorie. Ultramoderni, finiamo per trovare vero sollievo e conforto solo adagiati su un prato o una spiaggia, le mani a sfiorare pietre vetuste, gli occhi rivolti lontano o socchiusi, sognanti.<\/li>\n<li>Lo capisci, no? Viviamo di ricordi. E non va bene. Perch\u00e9 quando cominciamo a vivere quasi soltanto di ricordi \u00e8 il segno che abbiamo ormai abdicato al presente, abdicato al futuro. Abbiamo perso ogni volont\u00e0 attuativa e ogni capacit\u00e0 immaginativa. Viviamo suppergi\u00f9 di rendita. Ma nessuna rendita dura in eterno.<\/li>\n<li>Quand\u2019\u00e8 che \u00e8 successo? Quand\u2019\u00e8 che abbiamo smesso di appassionarci ed entusiasmarci seriamente per qualcuno o qualcosa? Quand\u2019\u00e8 che di fatto abbiamo abdicato al futuro, adagiati sul presente o il passato e da questi in pratica paralizzati? Quand\u2019\u00e8 che insomma non abbiamo pi\u00f9 trovato dentro e fuori di noi gli stimoli giusti per non evadere dal nostro bisogno di sentirci vivi esprimendo e producendo vita e non meri simulacri di vita? Quando? E come? E perch\u00e9? E perch\u00e9 mai questo non potrebbe o dovrebbe cambiare?<\/li>\n<li>La paura di portarci dietro per sempre l\u2019umore legato alla musica pi\u00f9 amata nei nostri vent\u2019anni.<\/li>\n<li>Di vent\u2019anni in vent\u2019anni le situazioni e le atmosfere non sono mai esattamente uguali, ma si somigliano parecchio, rimandando le une alle altre. E cos\u00ec gli umori che ne nascono e le pose, le mode, i movimenti, i suoni e le parole che ne sprigionano. Di vent\u2019anni in vent\u2019anni molto insomma si ripete, rilanciando, riattualizzando, rimescolando. Di vent\u2019anni in vent\u2019anni siamo diversi e uguali allo stesso tempo.<\/li>\n<li>alle volte s\u00ec \/ ci pare di capire \/ se stiamo bene<\/li>\n<li><i>Quel amour le printemps, de la montagne \u00e0 la mer, le soleil que brille.<\/i><\/li>\n<li>Alle cinque del pomeriggio di una radiosa giornata di lavori all\u2019aperto sentire il bisogno di rifocillarsi inzuppando del pane nel vino cotto. <em>Vous ne pouvez imaginer quelle madeleine\u00a0!<\/em><\/li>\n<li>Dacci oggi il nostro sole quotidiano \u2013 e poco alla volta il malumore forse scivola via; poco alla volta uno spirito vitale torna forse a rianimare esistenze fiaccate, provate da un clima economico, politico, sociale, culturale, ambientale gi\u00e0 da qualche stagione pi\u00f9 che lacero, guasto.<\/li>\n<li>Il segreto per conseguire un obiettivo importante \u00e8\u2026 cominciare. Cominciare ogni giorno a dedicargli qualche mezz\u2019ora del tuo tempo, all\u2019inizio anche una soltanto. Poi, gradualmente, viene tutto da s\u00e9, avendo la bont\u00e0 di perseverare in quanto stai facendo senza concederti pause e distrazioni troppo ripetute e prolungate. La convinzione di essere sulla strada giusta viene dopo, e pu\u00f2 anche non esserci mai.<\/li>\n<li>Rimandiamo sempre le grandi pulizie (esteriori e interiori), sapendo che una volta iniziato non ne verremo a capo per lungo tempo. Alla fine di un radicale riordino, per\u00f2, cominciamo a mettere a fuoco un po\u2019 meglio tutta una serie di situazioni. Magari, ci capita anche di capire qualcosa di pi\u00f9 su di noi, gli invidiabili punti di forza cos\u00ec come le micidiali palle al piede.<\/li>\n<li>Perseguire un giusto mix di alto e di basso, senza mai fissarsi n\u00e9 con l\u2019uno n\u00e9 con l\u2019altro, semmai alternandoli. E se qualcosa \u00e8 proprio da rifuggire, forse \u00e8 una costante, banale quanto sterile, <em>medietas<\/em>.<\/li>\n<li>Pi\u00f9 facile smettere o pi\u00f9 facile continuare? Pi\u00f9 facile esitare.<\/li>\n<\/ol>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Sei ombelicale, dice. Come tutti oggid\u00ec. Pensa per te, dice. Si pu\u00f2 dire che il tuo modo di fare, pensare e soprattutto scrivere sia \u201cper agglutinamento\u201d? Tendenzialmente s\u00ec. A volte, eccessivamente. C\u2019\u00e8 il frullato tecnologico e il richiamo geologico, la natura rurale e la deriva culturale, il desiderio di andare e la smania di tornare, l\u2019introversione e l\u2019esibizione, l\u2019apnea e la logorrea, l\u2019euforia e la nevrastenia, la svogliataggine e la testardaggine. Ma un colpo al cerchio e uno alla doga, per male che vada non si soggioga. 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