{"id":3114,"date":"2016-05-02T18:15:31","date_gmt":"2016-05-02T16:15:31","guid":{"rendered":"http:\/\/nazzarenomataldi.com\/?p=3114"},"modified":"2016-05-02T18:15:31","modified_gmt":"2016-05-02T16:15:31","slug":"radiohead-seri-introversi-inquieti-unici","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/nazzarenomataldi.com\/blog\/2016\/05\/02\/radiohead-seri-introversi-inquieti-unici\/","title":{"rendered":"Radiohead: seri, introversi, inquieti. Unici"},"content":{"rendered":"<p>Di ieri, 1 maggio, <a href=\"http:\/\/www.lastampa.it\/2016\/05\/02\/spettacoli\/i-radiohead-spariscono-dal-web-cancellati-profili-social-e-sito-10BWluKKJicJNEtnyRYq2K\/pagina.html\" target=\"_blank\">la \u201csparizione\u201d dal web del gruppo britannico dei Radiohead<\/a>, con lo svuotamento dei contenuti dei loro profili social e del sito internet. In attesa di capire cosa si celi dietro questa enigmatica decisione, il pensiero va in automatico a quando nell\u2019ottobre 2000 \u2013 bei tempi quelli, sul serio \u2013 ebbi la fortuna di tradurre per \u00ab<a href=\"http:\/\/www.internazionale.it\" target=\"_blank\">Internazionale<\/a>\u00bb un lungo pezzo su di loro scritto da <a href=\"https:\/\/www.linkedin.com\/in\/gerald-marzorati-91ba7466\" target=\"_blank\">Gerald Marzorati<\/a>, per il \u00ab<a href=\"http:\/\/www.nytimes.com\/section\/magazine\" target=\"_blank\">New York Times Magazine<\/a>\u00bb, in occasione dell\u2019uscita di <a href=\"https:\/\/en.wikipedia.org\/wiki\/Kid_A\" target=\"_blank\"><em>Kid A<\/em><\/a>, il quarto album in studio, molto sperimentale, dopo il successo strepitoso di <a href=\"https:\/\/en.wikipedia.org\/wiki\/OK_Computer\" target=\"_blank\"><em>Ok Computer<\/em><\/a>, tre anni prima, pietra miliare della musica rock anni novanta. Sull\u2019onda del ricordo, pubblico allora l\u2019intera traduzione.<\/p>\n<blockquote><p>\u00ab<a href=\"http:\/\/www.internazionale.it\/\">Internazionale<\/a>\u00bb, n. 357, 20 ottobre 2000, pp. 20-27.<\/p>\n<h2 style=\"margin-top: -5px\">Una band per il Duemila<\/h2>\n<p><span style=\"font-size: 130%\">Quarant\u2019anni dopo i Beatles, i Radiohead hanno inventato una nuova idea di gruppo rock<\/span><\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/partners.nytimes.com\/library\/magazine\/home\/20001001mag-radiohead.html\">GERALD MARZORATI, THE NEW YORK TIMES MAGAZINE, STATI UNITI<\/a><\/p>\n<p>I Radiohead sono una band importante in un periodo difficile per le band importanti. Il gruppo prende il nome da una canzone dei Talking Heads: gi\u00e0 questo la dice lunga sulle sue aspirazioni e anche su come ogni band ambiziosa oggi non possa evitare di fare i conti con il passato. I Radiohead stanno facendo musica mentre l\u2019epoca delle band sembra vicina alla fine, un periodo in cui quanto c\u2019\u00e8 di pi\u00f9 nuovo e originale nella musica pop viene prodotto non da gruppi di ragazzi che suonano la chitarra e scrivono i testi delle loro canzoni, ma da deejay e da team di produzione guidati da una o due persone armati di giradischi, computer e dei pi\u00f9 disparati congegni elettronici. \u00c8 un periodo in cui si ha la sensazione di una rivoluzione copernicana nella musica leggera di massa: dal pop-rock verso l\u2019hip-hop, la dance e quella che negli Stati Uniti viene chiamata genericamente musica elettronica. Sono passati quasi quarant\u2019anni dall\u2019ultimo grande cambiamento, che fu segnato dall\u2019avvento della prima band importante: i Beatles, di cui i Radiohead parlano in continuazione.<!--more--><\/p>\n<h4>Una voce splendida<\/h4>\n<p>I Radiohead stanno affrontando il cambiamento radicale che investe la musica pop in un modo completamente diverso dai nuovi gruppi rap-metal come i Limp Bizkit, i cui album dominano le classifiche americane da due anni: gruppi che hanno preso gli aspetti peggiori dell\u2019hip-hop degli afroamericani \u2013 testi misogini e ritmi monotoni \u2013 fondendoli con il sentimentalismo dell\u2019heavy metal dei bianchi. I Radiohead sono un quintetto. Si sono conosciuti quindici anni fa alla Abingdon Scholl, nell\u2019Oxfordshire. Non sono arrabbiati n\u00e9 disperatamente alienati, ma seri, introversi e inquieti. Soprattutto Thom Yorke, il cantante solista. Yorke possiede una delle voci pi\u00f9 delicate che abbiano mai impreziosito un disco pop: uno splendido falsetto dall\u2019aria vagamente operistica. In definitiva \u00e8 la sua voce il vero marchio di fabbrica delle canzoni dei Radiohead.<\/p>\n<p>Yorke \u00e8 anche il principale autore dei testi e il motore del gruppo, o come spiega lui: \u201cNoi operiamo come le Nazioni Unite. Io sono l\u2019America\u201d. Quando nel settembre scorso mi sono unito alla band per alcuni giorni in occasione di un paio di concerti a Copenaghen, per un certo tempo Yorke si \u00e8 rifiutato di parlare con me. A volte decide di non parlare neanche con gli altri componenti del gruppo, cosa che li innervosisce sempre. \u201cThom pu\u00f2 essere piuttosto duro con le persone\u201d, dice Nigel Gondrich, il giovane produttore della band, scegliendo le parole attentamente, senz\u2019altro per non rendere la sua situazione ancora pi\u00f9 difficile.<\/p>\n<p>Tre anni fa i Radiohead risposero alla fine incombente del rock legato all\u2019album vecchio stile, saturo di chitarre e di testi molti densi, realizzando <i>Ok Computer<\/i>, un concept album in perfetto stile anni Settanta, imbottito di melodie ampie e trascinanti, chitarre rigorose, tempi insolitamente irregolari, melanconici accordi in minore e cambiamenti atonali.<\/p>\n<p>Per non dire dei testi elaborati e vagamente da incubo, che parlano di un mondo di disastri tecnologici, di conformismo ipercapitalista e situazioni che cambiano cos\u00ec rapidamente da non lasciare pi\u00f9 il tempo per ascoltare album di bellezza crepuscolare come <i>Ok Computer<\/i> (se <i>Underworld<\/i> di Don DeLillo fosse un disco rock avrebbe il suono di <i>Ok Computer<\/i>).<\/p>\n<h4>Idoli della critica<\/h4>\n<p>Praticamente tutti i maschi bianchi brizzolati che dirigono le riviste musicali e scrivono le recensioni degli album rock ascoltando i dischi con le cuffie molte volte di seguito hanno salutato <i>Ok Computer<\/i> come un capolavoro. Ma \u00e8 piaciuto anche a molta altra gente: \u00e8 stato candidato ai Grammy Awards come album dell\u2019anno, e fino a oggi ha venduto in tutto il mondo pi\u00f9 di quattro milioni e mezzo di copie. A uno dei concerti del gruppo a cui ho assistito, una buona met\u00e0 della folla incantata di spettatori \u2013 quasi tutti studenti dall\u2019aria di sinistra e alla moda \u2013 si \u00e8 messa a cantare ad alta voce la canzone pi\u00f9 strana dell\u2019album, <i>Paranoid Android<\/i>. \u00c8 un pezzo che comincia con le parole \u201cPotresti smettere di fare rumore sto cercando un po\u2019 di riposo \/ da tutte le voci di pulcini mai nati nella mia testa\u201d e culmina sei minuti pi\u00f9 tardi con un meditabondo coro russo.<\/p>\n<p>I Radiohead hanno appena pubblicato il loro nuovo album, il quarto. Nell\u2019industria discografica \u2013 che sull\u2019onda del successo di <i>Ok Computer<\/i> si \u00e8 precipitata a scritturare gruppi simili ai Radiohead (come Travis, Coldplay, Muse) \u2013 questo nuovo disco ha creato un\u2019attesa come non si vedeva da anni. Un ruolo non piccolo lo ha svolto la strategia di lancio aggressivamente passiva del gruppo: i Radiohead non hanno voluto far uscire nessun singolo promozionale per la radio e nessun video, anche se Mtv ha mostrato brevi \u201cpillole\u201d fornite dal gruppo con estratti sonori dall\u2019album. Intitolato <i>Kid A<\/i>, il nuovo disco non \u00e8 un concept album ma, come il precedente, \u00e8 di quelli da ascoltare con le cuffie.<\/p>\n<p><i>Kid A<\/i> ha una sola canzone autenticamente rock, <i>Optimistic<\/i>: il suono ricorda i Rem, un gruppo la cui musica e il modo molto equilibrato di essere rockstar hanno avuto un\u2019influenza notevole sui Radiohead sin dagli inizi. Per quanto riguarda le altre nove canzoni, invece, molte non hanno una struttura di strofa e ritornello. La maggior parte si adagia su interferenze create al sintetizzatore o catturate dalla radio, e quasi tutte hanno testi angosciati, dal tono incantatorio o inflessibile, basati su frammenti che potrebbero essere usciti dal cappello dadaista di Tristan Tzara. Malgrado il carattere ricercato di gran parte dei brani, non \u00e8 musica \u201cdifficile\u201d, soprattutto perch\u00e9 i tessuti sonori che i Radiohead hanno imbastito per le canzoni sono sempre molto evocativi e avvincenti. Suoni che arrivano dal passato \u2013 un armonium, un contrabbasso, un\u2019arpa \u2013 fluttuano e si dissolvono tra gorgoglianti pulsazioni elettroniche, parti di cantato registrate e riversate a ciclo continuo, riff di chitarra e tastiere manipolati al computer.<\/p>\n<p>\u00c8 un complesso palinsesto sonoro le cui delizie emergono lentamente, concentrate nelle asperit\u00e0 dei passaggi e nelle pause. Per esempio, nel brano che d\u00e0 il titolo all\u2019album \u2013 il nome \u00e8 tratto da un software audio per bambini \u2013 un\u2019incantevole scultura musicale viene costruita intorno al motivo di un carillon d\u2019altri tempi: una batteria jazz tagliata e incollata; una melodia vocale da grammofono strapazzata e alterata da un vocoder; e una base acquosa prodotta con le onde Martinot, un protosintetizzatore usato dal compositore francese Olivier Messiaen, molto amato da Jonny Greenwood, chitarrista solista del gruppo e sperimentatore con le tastiere.<\/p>\n<h4>Guardando i Beatles<\/h4>\n<p>Colin, il fratello maggiore di Jonny, \u00e8 il bassista. Perfino in una band che in albergo si rilassa bevendo un bicchiere di vino e discutendo preoccupata delle concentrazioni in atto nell\u2019industria editoriale britannica, Colin spicca come l\u2019intellettuale del gruppo (ha studiato inglese a Cambridge). Una mattina, mentre chiacchieravamo seduti nei giardini del castello di Rosenborg, a Copenhagen, gli ho chiesto come fosse nato <i>Kid A<\/i>. Ha riflettuto per qualche istante, poi ha citato Leonard Bernstein secondo cui il processo di creazione musicale \u00e8 intessuto di ambiguit\u00e0 e cancellazioni. Mi ha spiegato molto prosaicamente che durante le sedute di registrazione di <i>Kid A<\/i> ci sono stati dei momenti in cui il gruppo sembrava essere sul punto di sciogliersi.<\/p>\n<p>Alla fine ha concluso: \u201cInsomma, tutto il problema si riduce a trovare un nuovo sound. Prendi i Beatles, per esempio: a ogni album tiravano fuori un nuovo approccio. Ascoltavano un mucchio di roba, poi la portavano nella loro musica. Lavoriamo cos\u00ec anche noi. Ma naturalmente loro erano agli inizi e hanno inventato come si poteva fare\u201d. Colin si \u00e8 interrotto per qualche secondo, poi ha ripreso: \u201cNoi lavoriamo insieme da quindici anni, una cosa rara \u2013 soprattutto tra maschi, se ci fai caso. Ma \u00e8 sempre pi\u00f9 difficile creare qualcosa di nuovo. Non solo per noi, ma per tutti, si direbbe\u201d.<\/p>\n<p>Le vendite sorprendenti di <i>Ok Computer<\/i> in parte potrebbero essere state stimolate dalle lodi della critica, ma pi\u00f9 probabilmente sono dovute al grande impegno del gruppo stesso, che per un anno e mezzo \u00e8 stato ininterrottamente in tour per tre continenti a promuovere l\u2019album. \u00c8 sempre stato cos\u00ec che una band \u00e8 diventata veramente grande, ed \u00e8 una fatica terribile. Naturalmente solo un gruppo con grandi ambizioni pu\u00f2 mettersi on the road in questo modo. Ma a Thom York non piace la parole \u201cambizione\u201d. \u201cUna volta eravamo ambiziosi\u201d, ha detto quando ho sollevato l\u2019argomento. \u201cMa in ogni caso cosa significa l\u2019ambizione?\u201d.<\/p>\n<p>Ho portato la questione su un terreno leggermente diverso: la fama e il successo ottenuti con il lunghissimo e snervante tour di <i>Ok Computer<\/i> hanno regalato ai Radiohead un livello nuovo di libert\u00e0 e controllo? \u201cSi pu\u00f2 dire che abbiamo guadagnato il privilegio di fare le cose a modo nostro\u201d.<\/p>\n<p>Poi ha sorriso, con un\u2019aria leggermente imbarazzata. Yorke d\u00e0 l\u2019impressione di uno che ha sviluppato una certa dose di superbia per ottenere i risultati estetici che desidera; e anche per proteggere la sua immagine di artista da tutto ci\u00f2 che si muove intorno all\u2019industria dello spettacolo. Ma in lui c\u2019\u00e8 anche una dolcezza da ragazzino e quel senso tutto inglese delle buone maniere a cui Orwell dava tanta importanza e che vale anche per gli altri componenti del gruppo: ti tengono aperta la porta, s\u2019informano sullo stato di salute e l\u2019umore dei tecnici, fuori dell\u2019albergo firmano autografi anche sotto una fredda pioggerellina, come fosse la cosa che pi\u00f9 amano fare, e dicono \u201cSorry\u201d per tutto. \u201cScusami\u201d, mi ha detto Yorke. \u00c8 rimasto silenzioso un attimo, poi ha proseguito: \u201cSappiamo molto sulle band, sui tour interminabili e su ci\u00f2 di cui si ha bisogno per essere una grande band alla fine di tutto questo. Ma gli ultimi mesi del tour di <i>Ok Computer<\/i> sono stati un grosso sbaglio. Abbiamo sempre avuto l\u2019idea che la cosa bella di essere in un gruppo fosse l\u2019intesa, il mantenere vivo l\u2019interesse tra noi: tutta roba che non puoi fare stando da solo in una camera da letto. Invece in quei giorni pensavo: \u2018Al diavolo questa band!\u2019. Era terribile\u201d.<\/p>\n<h4>Tour in tenda<\/h4>\n<p>Yorke, 31 anni, pi\u00f9 o meno l\u2019et\u00e0 media dei componenti dei Radiohead, stava sorseggiando del vino bianco seduto su un divano nei camerini della band dopo uno dei concerti di Copenhagen, una delle prime tappe di un breve tour europeo completamente diverso da quello di <i>Ok Computer<\/i>. Poich\u00e9 i Radiohead non possono soffrire n\u00e9 l\u2019acustica n\u00e9 l\u2019atmosfera delle grandi arene, ogni concerto si \u00e8 svolto sotto un enorme tendone, realizzato su misura e montato in un grande parco cittadino. Un\u2019operazione che ha richiesto decine di tecnici specializzati al seguito, non solo per montare e smontare il tendone color indaco, ma anche per personalizzare il suono e i sistemi d\u2019illuminazione. Questa squadra, cos\u00ec come la band e i suoi stretti collaboratori \u2013 i manager, il \u201ctecnico della chitarra\u201d e cos\u00ec via \u2013 avevano i pasti preparati da un\u2019\u00e9quipe di catering che ogni mattina trovava il tempo di fare la spesa al mercato per poi cucinare una ricca cena con molte portate. In mattinata e nel primo pomeriggio i membri della band avevano quasi sempre del tempo libero per leggere o passeggiare. Nel tardo pomeriggio si riunivano sotto il tendone per un breve soundcheck. I Radiohead salivano sul palco un po\u2019 in anticipo rispetto agli standard dei concerti rock, intorno alle otto e mezza di sera, dopo l\u2019esibizione di un gruppo spalla (a Copenaghen era una pretenziosa band islandese chiamata Sigur Ros), e per le undici era tutto finito. \u201cThom non voleva pi\u00f9 lavorare senza sosta\u201d, ha spiegato Colin Greenwood. \u201cLa gente continua a essere dell\u2019idea che i gruppi non fanno un lavoro duro, forse non vogliono ammetterlo perch\u00e9 noi facciamo parte del loro tempo libero. Ma credimi, \u00e8 faticoso\u201d.<\/p>\n<p>I due concerti di Copenaghen sono stati molto sperimentali: pieni di energia, impegnativi e a momenti meravigliosi, come quando, su una canzone del nuovo album, Jonny Greenwood ha \u201csuonato\u201d una radio a transistor come fosse una chitarra elettrica, o quando, su un\u2019altra canzone nuova, lui e l\u2019altro chitarrista della band, Ed O\u2019Brien, si sono messi a smanettare con i campionatori catturando la voce di Thom Yorke e strane variazioni al piano elettrico e facendoli roteare e riecheggiare tra la folla come ascetici canti gregoriani. \u201cIn un certo senso quella canzone \u00e8 concepita come un esperimento\u201d, ha detto Yorke pi\u00f9 tardi. \u201cMi piace che sia diversa ogni sera. Mi annoio. Sono stanco del rock. Tu no?\u201d.<\/p>\n<h4>Teenager troppo seri<\/h4>\n<p>In una mattina di settembre ho attraversato in macchina Abingdon, una deliziosa cittadina inglese, e poi sono andato alla Abingdon School, con le sue costruzioni vittoriane di mattoni rossi, le siepi ben curate e gli studenti in blazer e cravatta del college, riuniti su un bel prato. A farmi da guida c\u2019era Chris Hufford, uno dei partner della consolidata struttura organizzativa dei Radiohead, il Courtyard Management. Mentre lui parlava di come suo figlio avesse preferito non andare ad Abingdon \u2013 Hufford e i suoi colleghi hanno gli uffici nel vicino villaggio di Sutton Courtenay \u2013 io non riuscivo a staccare gli occhi dagli studenti di quella public school, sconcertato all\u2019idea che solo alcuni anni fa tra di loro c\u2019erano i membri della band probabilmente pi\u00f9 significativa di oggi.<\/p>\n<p>Alla Abingdon School Colin Greenwood studiava chitarra classica, Selway percussioni, Yorke aveva scritto l\u2019accompagnamento musicale per una produzione di <i>Sogno di una notte di mezza estate<\/i>, mentre Jonny Greenwood suonava la viola in una orchestra giovanile locale. I futuri Radiohead si misero pi\u00f9 o meno insieme, su iniziativa di Yorke, in una sala prove della scuola.<\/p>\n<p>Il successo ha portato con s\u00e9 la pubblicazione di almeno tre biografie della band: in ognuna di esse lo stimolo alla formazione del gruppo e anche le oscure modalit\u00e0 compositive dei suoi testi e della sua musica sono fatte risalire all\u2019infanzia di Yorke e a una serie di dolorose operazioni al suo occhio sinistro, affetto da ambliopia. Gli interventi non solo non sono riusciti a correggere il difetto, ma gli hanno fatto peggiorare la vista e causato un leggero abbassamento della palpebra, motivo di continue prese in giro da parte degli altri ragazzi (ad Abingdon era soprannominato \u201csalamandra&#8221;).<\/p>\n<p>Fondamentalmente, per\u00f2, le radici dei Radiohead non sono molto diverse da quelle delle innumerevoli band venute prima di loro: gli piaceva stare insieme, erano un gruppo affiatato, condividano la passione per alcuni dischi \u2013 soprattutto quelli di gruppi come i Rem e i Pixies \u2013 e pensavano che fare musica fosse il modo migliore per cementare la loro amicizia.<\/p>\n<p>&#8220;La cosa davvero strana \u00e8 la seriet\u00e0 con cui prendevo la faccenda\u201d, ha ricordato Ed O\u2019Brien mentre parlavamo un pomeriggio. \u201cLo facevamo tutti\u201d, ha subito corretto Jonny Greenwood. Eravamo insieme a bere una tazza di caff\u00e8 in un bar vicino al loro albergo di Copenaghen, prima che andassero sotto il tendone per il soundcheck.<\/p>\n<p>Greenwood: \u201cPartivo per il college e pensavo: \u2018Speriamo che questa settimana non sia troppo dura, perch\u00e9 nel fine settimana devo tornare a casa per provare con il gruppo\u2019. Voglio dire che il gruppo \u00e8 tutto quello che faccio \u2013 \u00e8 la mia vita \u2013 da quando avevo tredici anni\u201d.<\/p>\n<p>O\u2019Brien: \u201cAd Abingdon provavamo, registravamo la prova, ascoltavamo il nastro della prova, provavamo ancora\u2026\u201d.<\/p>\n<p>Greenwood: \u201cS\u00ec, raramente suonavamo per qualcuno\u201d.<\/p>\n<p>O\u2019Brien: \u201cNon piacevamo a nessuno, tranne a noi\u201d.<\/p>\n<p>Greenwood: \u201c\u00c8 vero\u201d.<\/p>\n<p>O\u2019Brien: \u201cQuando partivo per il college facevo sentire qualche nastro alle persone con cui viaggiavo \u2013 sai, la band era la mia ragion d\u2019essere \u2013 e mi rispondevano con certi sguardi come a dire: \u2018Continua a studiare\u2019\u201d.<\/p>\n<p>Greenwood: \u201cEravamo cos\u00ec seri\u201d.<\/p>\n<p>O\u2019Brien: \u201cCi ritrovavamo in una specie di pub ad Abingdon \u2013 un posto incredibilmente noioso per dei ragazzi allora sui 16 o 17 anni \u2013 e discutevamo di cosa avremmo voluto fare.<\/p>\n<p>Greenwood: \u201cS\u00ec, se ci pensi\u2026&#8221;<\/p>\n<p>O\u2019Brien: \u201cOh-oh, banalit\u00e0 in arrivo\u2026&#8221;<\/p>\n<p>Greenwood: \u201cIn realt\u00e0 penso che volessimo semplicemente fare un disco\u201d.<\/p>\n<p>O\u2019Brien: \u201cMolto di pi\u00f9\u201d.<\/p>\n<p>Alla fine degli anni Ottanta, mentre era alla Exeter University per studiare lettere, Thom York scrisse una canzone intitolata <i>Creep<\/i> (sfigato). \u00c8 su un tipo sempre ubriaco, che non si piace, a cui basta la vista di una bella ragazza per andare in crisi e anche peggio. Alla fine dell\u2019estate del 1992 i Radiohead erano in studio per realizzare un singolo: la canzone venne registrata quasi per caso, ma i produttori applaudirono. Un singolo di quattro brani \u2013 la loro prima incisione dopo aver firmato un contratto con l\u2019etichetta inglese Parlophone, di propriet\u00e0 della multinazionale Emi \u2013 era stato lanciato sul mercato britannico alla fine del 1991, ma era andato malissimo. Le cose non andarono in maniera molto diversa con <i>Creep<\/i>.<\/p>\n<p>Ma la storia non finisce qui. Il responsabile della programmazione musicale di una radio universitaria dell\u2019area di San Francisco trov\u00f2 il disco sullo scaffale delle novit\u00e0 d\u2019importazione di un negozio di dischi di Berkeley e lo inser\u00ec tra i brani in programmazione. Nel giro di qualche settimana divenne uno dei pezzi underground pi\u00f9 ascoltati in tutta la costa californiana. <i>Creep<\/i> fu inclusa nel primo album dei Radiohead \u2013 <i>Pablo Honey<\/i>, pubblicato nel febbraio 1993 \u2013 e fece entrare il disco nelle classifica. Di <i>Creep<\/i> venne anche incisa una nuova versione censurata, eliminando le esclamazioni oscene, affinch\u00e9 potesse essere programmata sulle stazioni rock statunitensi. Alla fine dell\u2019estate 1993 <i>Creep<\/i> era un successo in tutti gli Stati Uniti: il nuovo inno dei giovani <i>slacker<\/i> istruiti, antimaterialisti e apatici, dopo <i>Smell Like Teen Spirit<\/i> dei Nirvana e <i>Loser<\/i> di Beck.<\/p>\n<p>I Radiohead andarono in tour negli Stati Uniti e ovunque ragazzi in camicia di flanella richiedevano a gran voce <i>Creep<\/i>, ma spesso se ne andavano dal concerto subito dopo che la band l\u2019aveva eseguita. Il nuovo singolo fu un fiasco. Alla fine del 1993 i Radiohead non interessavano pi\u00f9 a nessuno.<\/p>\n<p>Ai concerti i ragazzi chiedono ancora <i>Creep<\/i>, il che \u00e8 indicativo di quanto sia importante un singolo di successo nel costruire una base di ammiratori. D\u2019ora in avanti i Radiohead non suoneranno pi\u00f9 <i>Creep<\/i> nei loro concerti: quando ho parlato di questo con Yorke, ha criticato aspramente le radio americane e i moderni dj rock, che l\u2019hanno letteralmente tormentato con domande se il \u201ccreep\u201d della canzone fosse lui e che cosa i suoi genitori o qualcun altro gli avessero fatto per farlo diventare cos\u00ec. \u201cNon puoi immaginare quanto fosse orribile\u201d, mi ha detto. \u201cEssere trattato come se quello dovesse essere per forza il tuo unico successo. Dopo un po\u2019 finisci per crederci. Sai che non \u00e8 cos\u00ec, ma non c\u2019\u00e8 niente da fare. \u00c8 un\u2019idea che mi ha perseguitato a lungo\u201d.<\/p>\n<h4>Verso lo scioglimento?<\/h4>\n<p>Il nuovo album \u00e8 nato non lontano da Abingdon, in un complesso di vecchi fienili in pietra che il gruppo ha convertito in Radiohead Central, con studi di registrazione, sale computer, aree per incontri e camere da letto. <i>Kid A<\/i>, comunque, non \u00e8 stato partorito in modo semplice. Per la realizzazione dei precedenti lavori la procedura era pi\u00f9 o meno questa: Yorke abbozzava alcune canzoni che venivano aggiunte a quelle rimaste fuori dalle precedenti incisioni. Quindi il gruppo si riuniva e provava a suonarle: ciascun componente si ritirava per un giorno o due in un angolo e sviluppava la sua parte per una canzone o un\u2019idea per un arrangiamento. Durante queste prove c\u2019era anche il tempo per ascoltare i dischi da cui ciascun membro del gruppo in quel momento era affascinato.<\/p>\n<p>&#8220;\u00c8 come se tu ascoltassi qualcosa e dicessi agli altri: \u2018Puntiamo a questo\u2026 questo suono\u2019\u201d, mi ha spiegato Jonny Greenwood. \u201cPuoi farlo, sapendo che il tuo stile e i tuoi limiti ti impediranno sempre di arrivare esattamente a quel suono \u2013 cos\u00ec diceva John Lennon \u2013 ma alla fine arriverai a qualcosa di nuovo e di grande\u201d. Greenwood ha anche confessato che la sua passione per <i>Bitches Brew<\/i> di Miles Davis ha molto influenzato <i>Ok Computer<\/i>.<\/p>\n<p>Ancora prima che iniziassero a lavorare al nuovo album, O\u2019Brien si era convinto che i Radiohead dovessero fare un disco tutto chitarre, una specie di ritorno alle radici, pi\u00f9 vicino allo spirito del loro secondo album, <i>The Bends<\/i>. Quando a gennaio dello scorso anno lui e gli altri componenti del gruppo si sono riuniti per provare e cominciare le registrazioni in uno studio di Parigi \u2013 il nuovo complesso nell\u2019Oxfordshire era ancora in costruzione \u2013 si sono resi conto che Yorke era di tutt\u2019altra idea. Thom pensava che i gruppi con le chitarre non erano pi\u00f9 sulla cresta dell\u2019onda. Era pi\u00f9 interessato alle nuove forme contemplative di hip-hop, come quelle realizzate da Dj Shadow a San Francisco. E aveva anche portato con s\u00e9 a Parigi delle registrazioni dei primi anni Novanta degli Autreche e degli Aphex Twin, artefici delle rilassate trame sonore della scena rave. Gli altri componenti del gruppo non riuscivano a seguirlo.<\/p>\n<p>&#8220;Era abbastanza stupefacente\u201d, ha ricordato di recente Nigel Godrich, seduto dietro un mixer in uno studio di St. John Wood, a Londra. \u201cInsomma, i Radiohead sono una band chitarristica di prim\u2019ordine. Thom, invece, voleva un suono che non c\u2019entrava niente con un gruppo rock\u201d.<\/p>\n<p>Il gruppo ha lasciato Parigi senza aver concluso niente, per poi riunirsi a Copenaghen alcune settimane dopo. Thom aveva portato con s\u00e9 decine di nuove canzoni, per lo pi\u00f9 abbozzi. Godrich ricorda che parlava pochissimo con tutti. Per O\u2019Brien quelle due settimane a Copenaghen furono \u201corrende\u201d. Ad aprile il gruppo ci ha provato di nuovo, questa volta in una tenuta di campagna nel Gloucestershire. Ci sono state riunioni piene di tensione. Alla fine hanno deciso che la band non si sarebbe sciolta. Ripensando a quei giorni Phil Selway, il pacato batterista, dice: \u201cProbabilmente per la prima volta non avevamo niente contro cui scontrarci come gruppo, cos\u00ec ci scontravamo l\u2019uno con l\u2019altro\u201d.<\/p>\n<p>Solo all\u2019inizio di quest\u2019anno, con i Radiohead riuniti nei nuovi studi, l\u2019idea che Yorke aveva in mente per il nuovo album ha cominciato a essere recepita da tutti. I componenti della band sono diventati pi\u00f9 accondiscendenti all\u2019idea di mettere da parte i loro strumenti, e a un certo punto dell\u2019inverno si sono di fatto scissi in due gruppi in due locali separati: uno era incaricato di creare e registrare rumori e frammenti musicali senza usare n\u00e9 chitarre n\u00e9 percussioni, l\u2019altro di rielaborare il materiale con i congegni elettronici e i computer dello studio. \u00c8 maturato l\u2019accordo che ci sarebbero stati brani in cui alcuni di loro non sarebbero apparsi. In un certo senso la nozione stessa di essere una band si stava evolvendo: ci\u00f2 che ora contava di pi\u00f9 erano i gusti e le idee. \u201cStavamo lavorando pi\u00f9 come produttori che come musicisti\u201d, dice Selway.<\/p>\n<p>Alla fine della primavera avevano abbastanza materiale per due album. Questo ha dato luogo a un\u2019altra tornata di travagliate riunioni per decidere quali brani dovessero comparire sull\u2019album e in quale sequenza. \u201cNigel dice che lavorare con noi era come lavorare con cinque attori perfezionisti\u201d, osserva Colin Greenwood. Poi, parlando dell\u2019album, aggiunge: \u201cPenso che in qualche modo siamo riusciti a piegare le macchine alla nostra volont\u00e0: questo \u00e8 quel che abbiamo fatto come band. Ci siamo accostati alla nostra maniera, ingenuamente, senza leggere i manuali d\u2019istruzioni: non ne abbiamo la pazienza. Alla fine \u00e8 come aver creato una specie di falsa nostalgia che altri ottengono usando vecchi sintetizzatori degli anni Settanta e Ottanta\u201d.<\/p>\n<h4>Niente concerti<\/h4>\n<p>Stranamente, \u00e8 proprio cos\u00ec: i Radiohead hanno usato metodi modernissimi per ottenere una specie di futuristico manufatto del passato, un\u2019opera bizzarra che rimanda al presente immediato e all\u2019incombente esaurirsi del vecchio modello del gruppo rock.<\/p>\n<p>Sfidando i sistemi tradizionali dell\u2019industria discografica, il recente tour europeo dei Radiohead si \u00e8 concluso prima della pubblicazione dell\u2019album e non ci sar\u00e0 nessun tour americano. Negli Stati Uniti la band apparir\u00e0 in tv solo al Saturday Night Live e far\u00e0 un concerto al Greek Theater di Los Angeles. L\u2019unica presenza radiofonica sar\u00e0 al Morning Becomes Eclectic, la trasmissione art-pop che la Kcrw, una stazione radio pubblica di Santa Monica, tiene la mattina, all\u2019ora di punta del traffico automobilistico. Secondo gli addetti del settore, la rinuncia dei Radiohead alla strategia tradizionale per il lancio di un nuovo album rappresenta la trovata pubblicitaria pi\u00f9 ingegnosa, a costo zero, dai tempi della copertina dei Beatles per il loro \u201calbum bianco\u201d.<\/p>\n<p>In una recente intervista Tony Wadsworth, presidente e amministratore delegato della Emi, non si \u00e8 dilungato molto sull\u2019argomento dell\u2019intelligenza commerciale della band. Ma si \u00e8 lasciato sfuggire: \u201cQuesti cinque ragazzi sono arrivati a un punto in cui non accetteranno mai di fare qualcosa che non hanno voglia di fare: non hanno intenzione di fare i commessi viaggiatori. Vogliono trovare nuove strategie per far circolare i loro dischi\u201d.<\/p>\n<p>I Radiohead pensano di pubblicare altre canzoni frutto delle recenti sedute di registrazione gi\u00e0 la prossima primavera, sotto forma di album, di singolo con pi\u00f9 pezzi oppure online. Hanno anche cominciato a discutere della possibilit\u00e0, il prossimo anno, di andare in tour negli Stati Uniti con il loro tendone. Per il momento non si parla di un eventuale scioglimento. \u201cPenso che un giorno saranno le nostre vite a separarci gli uni dagli altri, non i disaccordi estetici\u201d, ha detto Colin Greenwood. \u201cPenso che sapremo riconoscere il momento in cui sar\u00e0 arrivato il momento di farlo\u201d, ha detto Ed O\u2019Brien. Thom Yorke, invece, si \u00e8 espresso cos\u00ec: \u201cPenso che porteremo a termine tutte le idee della band. E a quel punto ci scioglieremo\u201d. <em>(nm)<\/em><\/p><\/blockquote>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Di ieri, 1 maggio, la \u201csparizione\u201d dal web del gruppo britannico dei Radiohead, con lo svuotamento dei contenuti dei loro profili social e del sito internet. 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