{"id":3426,"date":"2017-02-04T01:17:35","date_gmt":"2017-02-04T00:17:35","guid":{"rendered":"http:\/\/nazzarenomataldi.com\/?p=3426"},"modified":"2017-02-04T01:17:35","modified_gmt":"2017-02-04T00:17:35","slug":"arnaldo-cipolla-e-il-sentimento-pioniero-degli-italici-immigrati-in-america","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/nazzarenomataldi.com\/blog\/2017\/02\/04\/arnaldo-cipolla-e-il-sentimento-pioniero-degli-italici-immigrati-in-america\/","title":{"rendered":"Arnaldo Cipolla e il \u00absentimento \u201cpioniero\u201d degli italici immigrati\u00bb in America"},"content":{"rendered":"<p>Viene sempre utile frugare fra le bancarelle dei libri usati, come aprire periodicamente a caso uno dei libri cos\u00ec rimediati. Guarda per esempio che salta fuori aprendo a pagina 119 <em>Nell\u2019America del Nord. Impressioni di viaggio in Alaska, Stati Uniti e Canada,<\/em> di <a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Arnaldo_Cipolla\" target=\"_blank\">Arnaldo Cipolla<\/a>, pubblicato da Paravia nel 1928.<\/p>\n<blockquote><p>Ebbene, benigno lettore, vivendo nel West, ho imparato che l\u2019intensit\u00e0 dell\u2019applicazione americana al lavoro \u00e8 un magnifico <em>bluff<\/em>. Anzi \u00e8 il <em>bluff<\/em> pi\u00f9 colossale che gli americani abbiano diffuso sul loro conto. In primo luogo, su cento americani, il 35% soltanto, se pure, lavora effettivamente, produce; mentre il 65% si limita a fare il commissario, il piazzista, l\u2019intermediario, l\u2019uomo, in una parola, alla caccia degli affari, in un Paese dalle leggi alquanto approssimative, corrotto fino all\u2019inimmaginabile e dove la sola cosa veramente rispettata e in onore \u00e8 il commercio. La giornata di lavoro in America \u00e8 di una brevit\u00e0 sorprendente, va s\u00ec e no dalle 11 alle 4 pomeridiane, con l\u2019intervallo del <em>lunch<\/em>, e gli orologi degli uffici vengono messi avanti di un\u2019ora, per aver maggior tempo da dedicare allo svago.<\/p>\n<p>Del resto gli americani fanno benissimo a logorarsi l\u2019esistenza il meno possibile, dal momento che il loro Paese \u00e8 cos\u00ec vasto e cos\u00ec ricco che ogni sfruttamento, come ogni produzione, si ottengono con la quarta parte dello sforzo necessario a ricavare risultati analoghi in un\u2019altra parte del mondo.<\/p>\n<p>Non solo, ma gli americani godono essenzialmente del privilegio di essere padroni di un Paese che in questi ultimi trenta o quarant\u2019anni non ha fatto, in ultima analisi, che accogliere e lasciar operare la genialit\u00e0 e il duro lavoro degli immigrati, soprattutto tedeschi e italiani. I quattro quinti dell\u2019organizzazione industriale americana \u00e8 d\u2019origine tedesca, come idea tedesca furono i grattacieli, e scintille di genio italiano dettero vita a tutto quello che, per non parlar d\u2019altro, l\u2019America possiede di superbo nella sua agricoltura e di seducente nelle sue citt\u00e0. Naturalmente gli americani fingono di ignorare queste cose elementarissime e notissime. Non esiste un solo libro edito in America, che illustri la singola partecipazione e i meriti dei vari popoli nella formazione e nello sviluppo della Confederazione: un simile libro sarebbe del resto una specie di insulto alla nazione, di cui il ceppo originario, fondamentale, non ha mai cessato di rimanere essenzialmente fedele allo spirito religioso, fanatico, dei primi coloni, che \u00e8 la negazione di ogni vera grandezza e di ogni positivo sviluppo. Le restrizioni odierne contro l\u2019immigrazione non sono in fondo che la reazione di cotesto purissimo, autentico spirito americano, ai danni degli autori effettivi della grandezza del Continente.<\/p>\n<p>Quando era ancora in discussione la legge contro l\u2019immigrazione italiana (\u00abJohnson bill\u00bb) si accusarono i nostri connazionali di agglomerarsi nei quartieri popolari delle maggiori citt\u00e0, rifiutandosi di dedicarsi alla messa in valore agricola dei territori. La verit\u00e0 \u00e8 ben diversa e lo comprova la pi\u00f9 recente Carta agricola dell\u2019America, dove appaiono ventisei vasti centri di coltivazione puramente italiana, situati in dodici Stati.<\/p>\n<p>L\u2019affluenza italiana nelle citt\u00e0, era soltanto transitoria, gli italiani si spinsero presto alla ricerca di migliori fortune, nelle parti meno note e pi\u00f9 lontane dell\u2019Unione, disseminando dovunque le millenarie conoscenze agricole della razza, dando un\u2019insorpassabile prova del sentimento \u00abpioniero\u00bb degli italici immigrati e del loro indomito coraggio. L\u2019agricoltura americana, prima della \u00abrush\u00bb italica, che culmin\u00f2 negli anni immediatamente precedenti alla guerra, si limitava ai prodotti fondamentali: grano, cotone, legname. Poco sviluppate erano l\u2019orticoltura e la frutticoltura. Furono gli italiani che iniziarono le mastodontiche produzioni della frutta e degli erbaggi, facendone uno dei pi\u00f9 ricchi commerci americani. Innumerevoli variet\u00e0 di squisite verdure commestibili, popolari in Italia ma ignote in America, sono divenute indispensabili a tutte le mense. I broccoli, i carciofi, la lattuga, le melanzane, i pomodori, i peperoni; portano al pasto americano una variet\u00e0 e un gusto nuovi. Il popone \u00abcantalupe\u00bb viene dalle vicinanze di Roma, l\u2019<em>honey dew<\/em>, dalla campagna di Napoli, la pesca toscana si \u00e8 moltiplicata nella Georgia, la prugna italiana, in California \u2013 dove gli aranci ed i limoni siciliani si riproducono per invadere tutti i mercati del mondo \u2013 e le uve di Piemonte, danno miliardi di dollari a San Francisco. Cos\u00ec pure i migliori polli americani sono originari di Livorno e di Ancona. La produzione di formaggi all\u2019italiana arricchisce due regioni del Wisconsin.<\/p>\n<p>Dallo Stato di New York fino a San Diego, in California, prosperano quattordici enormi centri italiani di frutticoltura. Il <em>farming<\/em> italiano si \u00e8 affermato specialmente nel Long Island, nel Connecticut, nel Rhode Island, nella Pennsylvania, nello Stato di New York, nella California. Nel Texas, nel Missouri, nell\u2019Arkansas, nell\u2019Alabama, nel Michigan, gl\u2019italiani hanno creato una produzione gigantesca di ortaggi. Dove il coltivatore anglo-sassone abbandona la terra perch\u00e9 non gli rende abbastanza, arriva il coltivatore italiano che, con la magia della sua arte, fa sorgere immensi giardini.<\/p>\n<p>L\u2019America deve alla immigrazione italiana immisurabili e nuove risorse che poche decine di anni fa nessuno si sarebbe mai sognato. Ma l\u2019immigrazione \u00e8 chiusa agli italiani e aperta agli indii messicani\u2026<\/p><\/blockquote>\n<p><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" data-attachment-id=\"3427\" data-permalink=\"https:\/\/nazzarenomataldi.com\/blog\/2017\/02\/04\/arnaldo-cipolla-e-il-sentimento-pioniero-degli-italici-immigrati-in-america\/arnaldo-cipolla\/\" data-orig-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/nazzarenomataldi.com\/blog\/wp-content\/uploads\/sites\/4\/2017\/02\/Arnaldo-Cipolla.jpg?fit=600%2C912&amp;ssl=1\" data-orig-size=\"600,912\" data-comments-opened=\"0\" data-image-meta=\"{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}\" data-image-title=\"Arnaldo Cipolla\" data-image-description=\"\" data-image-caption=\"\" data-medium-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/nazzarenomataldi.com\/blog\/wp-content\/uploads\/sites\/4\/2017\/02\/Arnaldo-Cipolla.jpg?fit=197%2C300&amp;ssl=1\" data-large-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/nazzarenomataldi.com\/blog\/wp-content\/uploads\/sites\/4\/2017\/02\/Arnaldo-Cipolla.jpg?fit=600%2C912&amp;ssl=1\" class=\"aligncenter size-full wp-image-3427\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/nazzarenomataldi.com\/blog\/wp-content\/uploads\/sites\/4\/2017\/02\/Arnaldo-Cipolla.jpg?resize=600%2C912&#038;ssl=1\" alt=\"\" width=\"600\" height=\"912\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/nazzarenomataldi.com\/blog\/wp-content\/uploads\/sites\/4\/2017\/02\/Arnaldo-Cipolla.jpg?w=600&amp;ssl=1 600w, https:\/\/i0.wp.com\/nazzarenomataldi.com\/blog\/wp-content\/uploads\/sites\/4\/2017\/02\/Arnaldo-Cipolla.jpg?resize=197%2C300&amp;ssl=1 197w\" sizes=\"auto, (max-width: 600px) 100vw, 600px\" \/><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Viene sempre utile frugare fra le bancarelle dei libri usati, come aprire periodicamente a caso uno dei libri cos\u00ec rimediati. Guarda per esempio che salta fuori aprendo a pagina 119 Nell\u2019America del Nord. Impressioni di viaggio in Alaska, Stati Uniti e Canada, di Arnaldo Cipolla, pubblicato da Paravia nel 1928. Ebbene, benigno lettore, vivendo nel West, ho imparato che l\u2019intensit\u00e0 dell\u2019applicazione americana al lavoro \u00e8 un magnifico bluff. Anzi \u00e8 il bluff pi\u00f9 colossale che gli americani abbiano diffuso sul loro conto. 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