{"id":3918,"date":"2018-07-19T13:04:47","date_gmt":"2018-07-19T11:04:47","guid":{"rendered":"https:\/\/nazzarenomataldi.com\/?p=3918"},"modified":"2025-09-28T22:15:20","modified_gmt":"2025-09-28T20:15:20","slug":"il-tempo-non-passa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/nazzarenomataldi.com\/blog\/2018\/07\/19\/il-tempo-non-passa\/","title":{"rendered":"Il tempo (non) passa"},"content":{"rendered":"<p>Succede d\u2019estate, puntualmente, che ci riproponiamo di leggere questo libro nuovo e quell\u2019altro, comprati pi\u00f9 o meno d\u2019impulso negli ultimi mesi, quando non anni, e messi via, a prendere polvere, per mancanza di tempo o di voglia. Altrettanto puntualmente succede in realt\u00e0 che ne facciamo ben poco di questo proposito. Come puntualmente succede invece che \u00e8 qualche libro del passato in cui ci siamo imbattuti molto casualmente, su una bancarella dell\u2019usato per esempio, a richiamare con maggiore forza la nostra attenzione e a reclamare di essere, se non letto da capo a fondo, sfogliato e campionato. E puntualmente, <em>\u00e7a va sans dire<\/em>, succede di pescare passi bellissimi e verissimi, che ti fanno mollare quello che stai facendo in quel momento e pensare: \u00abMa ancora pensiamo di essere superiori a chi ci ha preceduto? Ancora pensiamo di saperne e capirci davvero di pi\u00f9? Ancora crediamo che autori pi\u00f9 o meno recenti, indifferentemente uomini o donne, aggiungano chiss\u00e0 che rispetto a quelli di un passato pi\u00f9 o meno remoto, indifferentemente uomini o donne?\u00bb Prendi qua, Alba de C\u00e9spedes, in <em>Quaderno proibito<\/em>, anno di uscita 1952, pagato due euro in una bancarella dell\u2019usato, in un\u2019edizione Mondadori del 1964: in due paginette pi\u00f9 e meglio di un moderno trattato di psicologia femminile o testo femminista, per dire.<\/p>\n<blockquote><p>Clara fumava sigarette americane, mi offriva cioccolatini da una scatola costosa che certo le era stata regalata. Ero stizzita con lei perch\u00e9 voleva ricacciare Michele in una vita che ella giudica mediocre e senza speranza. Le avevo detto ci\u00f2 che lui stesso mi aveva suggerito di chiederle come se fosse una mia idea: \u00abNon potresti provare a farlo lavorare con te, almeno una volta, in una sceneggiatura?\u00bb. \u00abNon \u00e8 possibile\u00bb ha ribattuto lei \u00abproprio per il suo bene, capisci? bisogna che non ci pensi pi\u00f9, che vada avanti come \u00e8 andato avanti finora.\u00bb Era divenuta impaziente, ripeteva che non ha tempo, che la sua vita \u00e8 una lotta continua perch\u00e9, per una donna, \u00e8 molto difficile farsi strada: diceva che ha dovuto acquistare una sorta di durezza. C\u2019era qualcosa che mi sfuggiva nel suo discorso. Di nuovo ho avuto il sospetto che Michele sia innamorato di lei, ma il fatto che avesse mandato me a parlarle e l\u2019umiliazione alla quale egli si piegava chiedendole con tanta insistenza di aiutarlo, lo hanno dissipato s\u00fabito. \u00abUna donna che lavora\u00bb Clara continuava \u00absoprattutto una donna della nostra et\u00e0, porta sempre in s\u00e9 la lotta tra la donna tradizionale che le hanno appreso a essere e quella indipendente che ha scelto di divenire. C\u2019\u00e8 un continuo conflitto in lei. Risolverlo, superarlo, costa: soprattutto nei riguardi degli uomini. Tu non puoi capire questo, forse. Tu hai un altro carattere e in fondo hai avuto tutto quello che ti eri proposta d\u2019avere sposandoti: sei stata fortunata.\u00bb Le ho chiesto se lo pensasse davvero. \u00abOh, certo\u00bb ha esclamato, e continuava: \u00abIo mi sentivo sempre debole di fronte a te, proprio perch\u00e9 non eri mai combattuta. Tu conducevi la vita che avevi scelto e io ti ammiravo perch\u00e9 eri sempre coerente con te stessa, sempre serena. Ricordo quando lavoravi a maglia, quando facevi i dolci per guadagnare. E ora hai tutto sulle tue spalle, lo so bene, la casa, l\u2019ufficio. Non so come fai. Io non potrei essere tanto forte. O forse non riusciamo mai ad essere forti quando siamo soli, \u00e8 la certezza di essere necessari agli altri che ci costringe ad essere forti. Comunque, bisogna avere la tua salute, per riuscire\u00bb. Io ho detto che ero d\u2019accordo per quanto riguarda la salute, ma ho tentato di accennare a tante altre mie debolezze e Clara mi ha interrotto: \u00abNo, no, credi di averle avute, ma ti sbagli. \u00c8 inutile che cerchi di convincermi, sei sempre stata fortissima\u00bb. Rideva di un riso arguto, giovane. Io avrei voluto dirle tutto, di Guido e di Venezia; arrivando da lei mi ero persino proposta di chiederle in prestito una valigia; e anche una delle sue vestaglie e un paio delle sue pantofole d\u2019oro, le mie sono di felpa rossa, pesanti. Spesso provo il desiderio di confidarmi con una persona viva, non solo con questo quaderno. Ma non ho mai potuto; pi\u00f9 forte del desiderio di confidarmi era il timore di distruggere qualcosa che sono andata costruendo giorno per giorno, in vent\u2019anni, e che \u00e8 il solo bene ch\u2019io possieda. Clara mi parlava con calore: \u00abIl fatto \u00e8 che bisogna sempre avere uno scopo nella vita. Tu hai i figli. Chi ha uno scopo non ha bisogno della minuta felicit\u00e0 quotidiana; insegue quello scopo e rimanda sempre l\u2019occasione di essere felice. Se anche non lo raggiunge, in quel tentativo \u00e8 gi\u00e0 lo scopo della sua vita e la felicit\u00e0. In fondo \u00e8 stato per questo che io ho cominciato a lavorare, pi\u00f9 ancora che per il guadagno. Perch\u00e9 ero stanca di aspettare di essere felice a causa di un uomo, o di un altro. \u00c8 questa speranza di felicit\u00e0 che logora una donna, giorno per giorno, la distrugge. Tu, aspettando che i ragazzi divenissero grandi, avevi la possibilit\u00e0 di dimenticartene. Aspettavi che camminassero, che andassero a scuola, che facessero la prima comunione, ora aspetti che prendano la laurea, che si sposino, no?, e intanto il tempo passa\u00bb. \u00abGi\u00e0\u00bb ho ripreso io \u00abil tempo passa.\u00bb Il tono della mia voce, l\u2019espressione del mio viso dovevano sembrare inconsueti perch\u00e9 Clara mi ha domandato che avessi. Avrei voluto dirle che ormai i ragazzi sono grandi, io non ho pi\u00f9 nulla da aspettare. Invece, alzandomi per andarmene, le ho detto con un sorriso: \u00abNulla. Pensavo, appunto, che il tempo passa\u00bb.<\/p><\/blockquote>\n<p><a href=\"http:\/\/www.enciclopediadelledonne.it\/biografie\/alba-de-cespedes\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Alba de C\u00e9spedes<\/a>, <a href=\"https:\/\/www.glistatigenerali.com\/letteratura\/scrittura-psiche-e-il-quaderno-proibito-di-alba-de-cespedes\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><em>Quaderno proibito<\/em><\/a>, Mondadori, 3a edizione \u00abI libri del pavone\u00bb, Milano 1964, pp. 186-188.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Succede d\u2019estate, puntualmente, che ci riproponiamo di leggere questo libro nuovo e quell\u2019altro, comprati pi\u00f9 o meno d\u2019impulso negli ultimi mesi, quando non anni, e messi via, a prendere polvere, per mancanza di tempo o di voglia. Altrettanto puntualmente succede in realt\u00e0 che ne facciamo ben poco di questo proposito. 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