{"id":507,"date":"2013-11-16T11:32:37","date_gmt":"2013-11-16T10:32:37","guid":{"rendered":"http:\/\/maculae.wordpress.com\/?p=507"},"modified":"2013-11-16T11:32:37","modified_gmt":"2013-11-16T10:32:37","slug":"quale-presente-quale-futuro","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/nazzarenomataldi.com\/blog\/2013\/11\/16\/quale-presente-quale-futuro\/","title":{"rendered":"Quale presente? Quale futuro?"},"content":{"rendered":"<p>Non piace dirlo, no. Non piace buttarsi e buttare gi\u00f9, per il puro gusto di farlo, pi\u00f9 di quanto, e spesso del tutto immeritatamente, uno non sia gi\u00e0 di suo. Ma ovunque ci si giri, oggi in Italia, come non cogliere una situazione galoppante di sfaldamento e di sfascio senza fine apparente? Che siano la politica o l\u2019economia, l\u2019ambiente o l\u2019industria, la societ\u00e0 o la cultura: crisi su crisi, misfatti su misfatti, disastri su disastri. E da ogni lato particolarismi e scissioni, tiri al piccione, tira e molla, tirarsi fuori e tirare a campare, distinguo e disprezzo, disistima e disamore ogni giorno in misura crescente.<\/p>\n<p>Da qui un sentimento di angoscia, quando non disperazione, sempre pi\u00f9 palpabile, piuttosto comune. Si cerca magari di minimizzare, pensando e dicendo che tutto sommato non stiamo ancora messi cos\u00ec male, o individualmente o come famiglia o come paese. Ma un po\u2019 tutti avvertiamo, o per diretta esperienza personale o tramite qualche persona a noi abbastanza vicina, una situazione di pesante deterioramento, di arretramento, a momenti di vera disgregazione.<\/p>\n<p>Crescono allora il senso di incertezza, la paura, il disgusto, talora l\u2019odio, e in generale un profondo scoramento. E non \u00e8 bello, affatto. Perch\u00e9, su queste basi, quale presente? Quale futuro?<\/p>\n<p>Sono interrogativi con cui fare i conti. Fuggirli non ha senso, non lo ha mai avuto. Bisogner\u00e0, per questo, rimettere mano a molto del nostro vissuto quotidiano, pi\u00f9, e con maggiore lucidit\u00e0 e coraggio e incisivit\u00e0, di quanto non stessimo gi\u00e0 facendo.<\/p>\n<p>Giusto, perci\u00f2, sforzarci anche di rincuorare chi a tratti pu\u00f2 sentirsi addirittura pi\u00f9 scoraggiato di noi. Giusto dire, a dispetto del profondo pessimismo che pu\u00f2 esserci connaturato, che s\u00ec, possiamo ancora nutrire speranza, se solo lavoriamo per rinnovarla, la speranza. Che un primo fatto da cui partire sarebbe probabilmente cambiare \u00able teste che ci governano\u00bb. Che, bench\u00e9 sia chiaro che oggi come oggi (ma sarebbe pi\u00f9 corretto dire oggi come sempre) non abbiamo tutti i poteri per farlo, molto dipende sicuramente da noi, dalle scelte che facciamo con la nostra di testa, nell\u2019urna e fuori dall\u2019urna. Che possiamo quindi fare ancora molto, se solo lo vogliamo, per tenere viva la speranza: c\u2019\u00e8 solo da non demordere, da continuare a lottare.<\/p>\n<p>Perch\u00e9 la vita \u00e8 questo, in fin dei conti: lotta, resistenza, tenacia, ostinazione, intelligenza e passione nell\u2019agire, superare le difficolt\u00e0 e spingersi oltre.<\/p>\n<p>Perch\u00e9 sono comprensibili la stanchezza e la demoralizzazione e il senso di schifo per tante, troppe cose: \u00e8 un sentimento comune. Ma pensiamo per esempio ai nostri nonni: quante ne avranno dovuto passare sotto il fascismo, durante la guerra e anche subito dopo la guerra? Pure, loro la speranza non se la sono fatta mai mancare e hanno continuato a vivere, ad amare, a procreare, a resistere, a lottare, a innovare, a guardare avanti. Lo stesso i nostri genitori, anche se gi\u00e0 pi\u00f9 fortunati. Lo stesso toccher\u00e0 a noi, per tutta la vita, come a figli e\/o nipoti dopo di noi. Non c\u2019\u00e8 altra via.<\/p>\n<p>\u00c8 chiaro che genitori e nonni erano sostenuti e favoriti dalla prospettiva di avere davanti a s\u00e9 un futuro migliore per s\u00e9 e i loro figli, mentre nel nostro caso siamo alquanto depressi e paralizzati dall\u2019idea e ormai dalla consapevolezza che forse il futuro, quantomeno quello immediato, non sar\u00e0 cos\u00ec radioso come potevamo averlo immaginato, bens\u00ec pieno di difficolt\u00e0 e ostacoli, con molto da ripensare e ristrutturare. Per\u00f2\u2026 per\u00f2 \u00e8 qui che si vedr\u00e0 di che pasta siamo fatti davvero, se siamo dei mollaccioni o dei combattenti, se siamo capaci di intelligenza e passione e visione o soltanto di stucchevoli e sterili lamentazioni.<\/p>\n<p>A noi la scelta di come vorremo essere ricordati.<\/p>\n<p>Insomma, giusto ribadire che non sono tempi facili, no, soprattutto per chi ha figli\/nipoti sulla soglia dell\u2019adolescenza, in piena adolescenza o appena superata l\u2019adolescenza e avviati verso un mondo adulto, oggi alquanto insidioso o comunque incerto. Sono tanti i pensieri e i timori. Ma non si pu\u00f2 vivere procedendo sempre con il freno a mano tirato. I freni, necessari in tante occasioni, in altre bisogna allentarli. E pi\u00f9 spesso di quanto immaginiamo, occorre anche imprimere slancio e fiducia nelle capacit\u00e0 proprie e altrui.<\/p>\n<p>Perch\u00e9 alla fin fine il mondo (e noi con esso) non \u00e8, a dispetto di tutto, cos\u00ec deteriore come in certi momenti pu\u00f2 apparire.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Non piace dirlo, no. Non piace buttarsi e buttare gi\u00f9, per il puro gusto di farlo, pi\u00f9 di quanto, e spesso del tutto immeritatamente, uno non sia gi\u00e0 di suo. Ma ovunque ci si giri, oggi in Italia, come non cogliere una situazione galoppante di sfaldamento e di sfascio senza fine apparente? Che siano la politica o l\u2019economia, l\u2019ambiente o l\u2019industria, la societ\u00e0 o la cultura: crisi su crisi, misfatti su misfatti, disastri su disastri. 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