{"id":611,"date":"2014-01-10T20:07:04","date_gmt":"2014-01-10T19:07:04","guid":{"rendered":"http:\/\/maculae.wordpress.com\/?p=611"},"modified":"2014-01-10T20:07:04","modified_gmt":"2014-01-10T19:07:04","slug":"non-fare-come-fosse-un-eterno-carnevale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/nazzarenomataldi.com\/blog\/2014\/01\/10\/non-fare-come-fosse-un-eterno-carnevale\/","title":{"rendered":"Non fare come fosse un eterno carnevale"},"content":{"rendered":"<p>E lo stress di feste non troppo ben digerite (<i>almost as usual<\/i>, avrebbe potuto aggiungere) dopo un anno intero fortemente indigesto, alla fine chiese dazio. Nel momento esatto in cui pot\u00e9 allentare la tensione e rilassarsi, il corpo si ammal\u00f2 infatti come non gli capitava da anni, esibendo, accanto ai sintomi abituali di indisposizione influenzale (vie respiratorie intasate, mal di testa e dolori accentuati alle ossa), una febbre a 38\u00b0 quasi 39\u00b0, rarit\u00e0 per lui.<\/p>\n<p>Era come se il corpo volesse riaffermare se stesso, le sue ragioni, chiedendo maggiore rispetto per s\u00e9 e anche un suo migliore utilizzo. Quel repentino ammalarsi appena esauriti obblighi di questa e quella natura era insomma l\u2019imposizione di un drastico altol\u00e0: andare avanti come successo negli ultimi mesi o forse anni non si poteva pi\u00f9. Lo suggeriva la mente; lo ribadiva, con tutta la forza di cui era capace, il corpo, appunto.<\/p>\n<p>E pensare che, sia dal punto di vista strettamente culinario sia da quello psicologico e degli impegni, non erano state feste particolarmente gravose. Mangiare aveva mangiato un po\u2019 pi\u00f9 del solito, s\u00ec, ma dopo ogni pasto extra c\u2019era stata una pausa alimentare adeguata a smaltire (quasi) il tutto. Cio\u00e8, non si era abbuffato e ancora abbuffato, a pranzo e cena consecutivamente o viceversa. E dopo Natale era perfino tornato a correre, per ben tre volte: la prima al mare, per cinquanta minuti, gi\u00e0 a Santo Stefano; la seconda, per un\u2019ora e venti, due giorni dopo, sulle strade a lui pi\u00f9 care, in collina e a sfiorare il paese; la terza, per poco meno di un\u2019ora, e di nuovo al mare, addirittura la mattina di Capodanno, dopo un San Silvestro molto parco e misurato, nella felice intimit\u00e0 di coppia.<\/p>\n<p>C\u2019erano state altre corse, naturalmente, in macchina per e da Pescara, e a distanza piuttosto ravvicinata l\u2019una dall\u2019altra. E a lui che non amava troppo guidare, questo un po\u2019 di fastidio glielo dava sempre, inutile negarlo, ma nell\u2019occasione forse meno che in altre. Pi\u00f9 fastidiosi, forse, erano stati certi giri a tamponare dei bisogni in famiglia, sempre pi\u00f9 ricorrenti con i genitori ormai pi\u00f9 vecchi che anziani e passaggi e divisioni di responsabilit\u00e0 ancora non ben perfezionati. E non meno irritanti i nervi scatenati da quelli dei telefoni, per una pratica che da mesi non si risolveva. Senza parlare del velo di negativit\u00e0 appena si toccavano i tasti lavoro, soldi, progetti, presente, futuro.<\/p>\n<p>Nel complesso, per\u00f2, aveva avuto anche bei momenti, rilassati e perfino allegri, da solo e con l\u2019amata. Aveva finito un buon libro, ne aveva iniziato un altro. Avevano visto al cinema un ottimo film. Avevano inaugurato l\u2019anno \u201cin societ\u00e0\u201d con uno scoppiettante concerto a teatro. In particolare si erano regalati, come gesto propiziatorio per mesi a venire possibilmente pi\u00f9 vitali degli ultimi e niente affatto banali, un primo breve viaggio e una prima visita a musei dell\u2019anno: al MaRT e alla Casa d\u2019arte futurista Fortunato Depero di Rovereto.<\/p>\n<p>Avevano preso entrambi del freddo e anche diversa pioggia e soprattutto tanta umidit\u00e0, in quei due giorni su e gi\u00f9 per mezza Italia in treno, prima a Bologna, poi a Rovereto, quindi brevissimamente a Trento e di nuovo via verso Bologna e verso Pescara. Ma a parte lo stanco e spento amarcord bolognese nelle due ore di attesa tra un treno e l\u2019altro, trascinandosi dietro zaino e trolley sotto portici presi d\u2019assalto da torme di invasati dei saldi (una Bologna che gi\u00e0 non rimandava a ricordi eccelsi, ma mai come in quell\u2019occasione era parsa estranea, uniformata, scialba), di sicuro era valsa la pena sorbirsi tutti quegli sbattimenti ravvicinati in auto e in treno e a piedi per fare indigestione di arte futurista, contemporanea e, nel caso della mostra su Antonello da Messina, sempiterna.<\/p>\n<p>Lo spirito se n\u2019era certamente giovato.<\/p>\n<p>Il corpo un po\u2019 meno, pareva invece di capire, e ora sarebbe stato opportuno ascoltare meglio le sue ragioni. Rispettarlo di pi\u00f9 ed evitare di tornare a utilizzarlo a fisarmonica: era questo il dictat imposto scatenando subito e al massimo grado quel malanno di stagione.<\/p>\n<p>A ben vedere, per\u00f2, anche il cervello si era gi\u00e0 rimesso in moto criticamente, seppure non alacremente, e, forse presentendo le sentenze del corpo, aveva partorito per tempo un motto potenziale per quell\u2019anno appena iniziato, la sua personale risposta al \u201cMarciare non marcire\u201d di roveretana e futurista (e, ahinoi, pure fascista) memoria che lo attraeva e respingeva in pari misura: <i>Non essere banale. Non fare come fosse un eterno carnevale.<\/i><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>E lo stress di feste non troppo ben digerite (almost as usual, avrebbe potuto aggiungere) dopo un anno intero fortemente indigesto, alla fine chiese dazio. 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