{"id":919,"date":"2014-10-03T22:38:19","date_gmt":"2014-10-03T20:38:19","guid":{"rendered":"http:\/\/maculae.wordpress.com\/?p=919"},"modified":"2025-10-02T17:01:22","modified_gmt":"2025-10-02T15:01:22","slug":"tutto-li","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/nazzarenomataldi.com\/blog\/2014\/10\/03\/tutto-li\/","title":{"rendered":"Tutto l\u00ec"},"content":{"rendered":"<p>Ancora una volta, ancora un addio.<\/p>\n<p>Cominciava a essere stancante, ne aveva piena coscienza. Ma cos\u00ec era: qualunque fosse il contesto in cui si trovava a operare, e qualunque fosse il grado di coinvolgimento emotivo o professionale, a un certo punto se ne doveva venir via.<\/p>\n<p>Sentiva il richiamo imperioso di riprendere con pi\u00f9 intensit\u00e0 e profondit\u00e0 una ricerca pi\u00f9 strettamente personale. Cosa che non ammetteva di proseguire con il gi\u00e0 fatto e il gi\u00e0 visto e sentito. Non ammetteva banali distrazioni. Soprattutto, non ammetteva un interesse solo cos\u00ec cos\u00ec per quanto succedeva intorno.<\/p>\n<p>Cos\u00ec, ogni volta, non senza prima un preavviso, non senza prima una breve, ultima analisi, non senza prima un ultimo e spesso commosso saluto, arrivava il momento che, puntualmente, se ne andava, sforzandosi poi di non guardare troppo all\u2019indietro.<\/p>\n<p>A volte magari tornava pure, ma era quasi sempre uno sbaglio. Era una concessione alla nostalgia, alla rievocazione di tempi forse ancora felici o soltanto pi\u00f9 spensierati, pi\u00f9 inconsapevoli, col senno di poi. Di rado era una promessa di futuro. Di rado era gioia vera o duratura.<\/p>\n<p>Meglio staccare di netto, allora. Meglio impegnarsi pi\u00f9 seriamente a riorientare con pi\u00f9 decisione priorit\u00e0 e interessi. Meglio riprendere il cammino piuttosto impervio e solitario verso una nuova o una pi\u00f9 completa e migliore idea di s\u00e9 e del mondo intorno a s\u00e9.<!--more--><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">***<\/p>\n<p>Era cos\u00ec che da pochi giorni aveva di nuovo deciso di porre fine alla sua frequentazione di Facebook.<\/p>\n<p>Nulla di cui vantarsi, era chiaro. Nulla di cui andare particolarmente fiero. Nei fatti, poteva anche essere un nuovo tentativo a vuoto, destinato a rientrare, come altre volte in passato.<\/p>\n<p>Come gi\u00e0 succedeva ai tempi delle liste di discussione. Quando, dopo uno scazzo particolarmente irritante, o perch\u00e9 era troppo oberato nella testa, annunciava l\u2019uscita, e tempo una settimana, un mese o un anno, ci ricascava come un allocco, come o pi\u00f9 di prima.<\/p>\n<p>E come succedeva nell\u2019epoca d\u2019oro dei blog. Quando diceva che era tempo di darsi una regolata e dunque di staccare; invece, nel giro di poco tempo era di nuovo l\u00ec a postare, quando non a creare un altro blog.<\/p>\n<p>Qualcosa eppure gli diceva che stavolta poteva non essere cos\u00ec. Qualcosa gli diceva che stavolta poteva essere davvero vicino all\u2019abbandono definitivo anche di quel social network.<\/p>\n<p>Aveva ormai imparato le lezioni dei distacchi dalle mailing list e dai blog, quelli mancati e quelli alla fine riusciti. E aveva capito che non bastava avere ed esprimere il desiderio di piantarla con qualcosa perch\u00e9 ci\u00f2 si realizzasse concretamente, in modo duraturo, magari risolutivo.<\/p>\n<p>Erano importanti i tempi e anche i modi con cui si arrivava a una decisione simile: entrambi dovevano essere quelli giusti. Vale a dire: n\u00e9 troppo presto n\u00e9 troppo tardi; n\u00e9 in silenzio n\u00e9 con fragore. Solo una buona via di mezzo garantiva i risultati migliori. Solo un misurato distacco era prodromo efficace alla fine di una storia e all\u2019inizio di un\u2019altra.<\/p>\n<p>E questa volta forse c\u2019era, di nuovo. Questa volta, davvero, aveva l\u2019impressione che potesse essere per sempre.<\/p>\n<p>Prima le domande:<\/p>\n<blockquote><p>E interrompere (di nuovo?) qui? Interrompere contemporaneamente trasmissioni e ricezioni? Interrompere, purtroppo, anche ottime conversazioni? Interrompere, per\u00f2, in assenza di dissidi e tensioni, in un buon momento di calma interiore? Interrompere solo per impiegare meglio, indirizzandole verso obiettivi superiori, anche le residue energie qui spese? Interrompere punto e basta, senza un particolare perch\u00e9, senza starci troppo a pensare, avvertendo semplicemente che sia, di nuovo, il momento giusto di farlo?<\/p><\/blockquote>\n<p>Poi le risposte:<\/p>\n<blockquote><p>Onorato e commosso per l\u2019affetto, ma, no, la decisione \u00e8 presa: mi riprendo una pausa (breve? lunga? definitiva?) da Facebook, sia in entrata sia in uscita. Un modo come un altro per inaugurare una nuova stagione. Forse un bisogno di digiuno informativo e comunicativo, alla riscoperta del valore della solitudine e dell\u2019assenza e della lentezza in un mondo che viceversa ci vorrebbe sempre istantaneamente in contatto con tutto e con tutti. Forse altro. Forse proprio niente di che.<\/p>\n<p>\u00c8 semplicemente che cambiare, per non fossilizzarsi in un ruolo o una maschera, s\u2019impone di tanto in tanto. Si mettono dunque da parte certe abitudini, almeno per un po\u2019, per provare invece a svilupparne di nuove o anche a riprenderne di precedenti, ma con una consapevolezza e approcci quanto pi\u00f9 nuovi. Si esplora e si procede cos\u00ec per tentativi ed errori: e cos\u2019altro si dovrebbe fare, specie in un periodo di crisi come quello attuale? L\u2019importante \u00e8 non avere paura; l\u2019importante \u00e8 credere sempre in se stessi, nelle proprie capacit\u00e0 di continuo apprendimento e adattamento; l\u2019importante \u00e8 riuscire a focalizzarsi su qualcosa che trasmetta una felicit\u00e0 che non sia soltanto effimera.<\/p><\/blockquote>\n<p>Infine il silenzio. Infine l\u2019assenza. Infine una radiosa domenica di mare, senza connessioni, senza link, senza aggiornamenti, senza fotine e fotarelle (giusto foto a uso privato o per una pubblicazione mirata, e non scattate e quasi immediatamente diffuse con un cellulare figo), senza commenti, senza \u201cMi piace\u201d, senza faccine, senza compleanni, senza eventi, senza smanie informative e comunicative e condivisive, ma spesso puramente esibizioniste. Solo il piacere di persone dal vivo e, fermo e con gli occhi chiusi, ipnotizzato dal rollio incessante delle onde, un quieto riposo.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">***<\/p>\n<p>In realt\u00e0 non era ancora finita l\u00ec. In realt\u00e0 mancava ancora qualcosa prima di poter dire chiusa la storia sul serio. Mancavano alcune considerazioni finali su quella esperienza, su quell\u2019arco di quattro-cinque anni di nuovo in contatto verbale e visivo con un mucchio di gente. E non le avrebbe certo fatte mancare, con una fugace nuova apparizione prima di calare il sipario.<\/p>\n<p>Seguendo una linea di pensiero che, paradossalmente, ripartiva dagli stessi ragionamenti fatti pochi mesi dopo aver scongelato la sua presenza l\u00ec, all\u2019inizio del 2010, dopo che a lungo aveva morso il freno, gi\u00e0 allora non nutrendo grande attrazione per quella nuova piattaforma pigliatutto.<\/p>\n<p>\u00abChe cosa mi colpisce di pi\u00f9 di Facebook?\u00bb si era infatti chiesto all\u2019epoca. \u00abTutto insieme, il ritorno del passato, da quello pi\u00f9 prossimo a quello pi\u00f9 remoto, con una sua nuova declinazione al presente, ovvero una gigantesca dilatazione del presente. E questo che cosa sta a rappresentare? \u00c8 segno di tempi chiusi al futuro o, al contrario, il fare alcuni passi indietro per prendere la rincorsa e cos\u00ec spiccare \u2013 tutti insieme \u2013 un balzo verso un futuro rivoluzionario?\u00bb<\/p>\n<p>Se mailing list e blog avevano rappresentato \u2013 almeno per lui \u2013 un netto ampliamento degli orizzonti, l\u2019idea maturata gi\u00e0 in quei primi mesi di partecipazione attiva era che Facebook costituisse una sorta di istantanea di quanto era stato fino ad allora, aggiungendo poco al gi\u00e0 noto, se non mettere al corrente gli \u201camici\u201d della versione aggiornata del proprio \u201cio\u201d, ma senza per questo costituire necessariamente una porta per il futuro. Segnalava piuttosto la forte fase di stagnazione che in tanti vivevano e dalla quale in realt\u00e0 sarebbero voluti uscire al pi\u00f9 presto. Tornando a quel punto a sparpagliarsi, per battere ognuno le proprie strade, nuove o vecchie che fossero? O, imparato che disperdersi non pagava \u2013 anche se in certi momenti era pressoch\u00e9 indispensabile per una propria crescita \u2013 cercando di mantenere un po\u2019 pi\u00f9 unite le loro molteplici anime e incarnazioni?<\/p>\n<p>A quattro anni e mezzo di distanza, ora tornava su quell\u2019idea di fondo.<\/p>\n<p>Non voleva essere negativo, fare il superiore o che altro, ma aveva l\u2019impressione che, come strumento di comunicazione, informazione e interazione online, Facebook avesse apportato \u2013 e apportasse \u2013 poco di nuovo o di davvero utile, sia in termini di amicizie e contatti sia come competenze, come sviluppo di s\u00e9.<\/p>\n<p>A livello di promozione personale no: l\u00ec era molto pi\u00f9 facile pubblicizzare la propria immagine o la propria attivit\u00e0. Ma, d\u2019altra parte, a chi si negavano oggi quindici lettori, l\u2019equivalente nel mondo dei social media dei quindici minuti di popolarit\u00e0 di cui a suo tempo aveva parlato Andy Warhol?<\/p>\n<p>Andando a vedere la sostanza, per\u00f2, non che si fossero fatti veri passi avanti rispetto all\u2019epoca d\u2019oro dei newsgroup, delle liste di discussione o anche dei blog. Questo, cio\u00e8, almeno per quanti di loro non utilizzavano internet a fondo solo da pochi anni.<\/p>\n<p>Per tanti aspetti, anzi, gli pareva che ci fosse stata una regressione, talora anche cospicua. Pensava in particolare alle accresciute spinte narcisistiche e fancazziste, accanto a una dispersivit\u00e0 ancora pi\u00f9 ingigantita, un\u2019ulteriore frammentazione dell\u2019attenzione e, spesso, anche non poca banalizzazione. E questo non gli piaceva. Personalmente, cio\u00e8, non ne era soddisfatto.<\/p>\n<p>Personalmente pensava che si potesse e, anzi, si dovesse fare e dare di pi\u00f9 e meglio. Ma Facebook forse non era \u2013 non era mai stato o non era pi\u00f9 \u2013 lo strumento adatto. Non per lui, quantomeno. Per questo andava via.<\/p>\n<p>Per questo voleva provare, oltre che in generale a stare di meno sul web, a usare strumenti \u2013 fossero gi\u00e0 consolidati o ancora da perfezionare e ben padroneggiare \u2013 che consentissero di riprendere un percorso di crescita, sconfiggendo la stagnazione o peggio ancora la regressione di quegli anni.<\/p>\n<p>Lo ribadiva: era convinto che si potesse e si dovesse fare e dare di pi\u00f9 e meglio. E come esempio portava Medium.com, che in quel momento gli pareva di gran lunga superiore a Facebook: come piattaforma di scrittura e anche di condivisione, era di tutt\u2019altro livello.<\/p>\n<p>Un livello molto, ma molto pi\u00f9 elevato.<\/p>\n<p>E che bisognasse tornare a guardare proprio nella direzione di qualcosa di pi\u00f9 elevato, pi\u00f9 qualitativo e anche pi\u00f9 sofisticato, se ci si voleva liberare di qualcuna delle tante incrostazioni e difficolt\u00e0 del presente, s\u00ec, questo era un suo profondo convincimento.<\/p>\n<p>Tutto l\u00ec.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ancora una volta, ancora un addio. Cominciava a essere stancante, ne aveva piena coscienza. Ma cos\u00ec era: qualunque fosse il contesto in cui si trovava a operare, e qualunque fosse il grado di coinvolgimento emotivo o professionale, a un certo punto se ne doveva venir via. Sentiva il richiamo imperioso di riprendere con pi\u00f9 intensit\u00e0 e profondit\u00e0 una ricerca pi\u00f9 strettamente personale. Cosa che non ammetteva di proseguire con il gi\u00e0 fatto e il gi\u00e0 visto e sentito. Non ammetteva banali distrazioni. Soprattutto, non ammetteva un interesse solo cos\u00ec cos\u00ec per quanto succedeva intorno. 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