{"id":961,"date":"2014-11-27T12:24:10","date_gmt":"2014-11-27T11:24:10","guid":{"rendered":"http:\/\/maculae.wordpress.com\/?p=961"},"modified":"2025-09-28T21:05:16","modified_gmt":"2025-09-28T19:05:16","slug":"unestate-fa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/nazzarenomataldi.com\/blog\/2014\/11\/27\/unestate-fa\/","title":{"rendered":"Un\u2019estate fa"},"content":{"rendered":"<p>Quanto appare gi\u00e0 distante l\u2019ultima, impalpabile estate, in questo tiepido e appannato autunno. L\u2019ultima estate <a href=\"http:\/\/www.nazzarenomataldi.com\/blog\/2014\/10\/03\/tutto-li\/\">su Facebook<\/a>? Anche l\u2019ultima di rapidi testi e condivisioni immediate?<em> Vallo a sape\u2019!<\/em> Ma la sensazione \u00e8 che, s\u00ec, pi\u00f9 di qualcosa nell\u2019ultima estate \u00e8 giunto a termine, mentre qualcos\u2019altro ha forse cominciato ad attecchire. Cosa, sar\u00e0 tutto da scoprire, e pi\u00f9 ancora da vivere.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">***<\/p>\n<p><em>6 agosto 2014<\/em><\/p>\n<p>Festa del patrono cittadino, ieri. Discesa dunque in citt\u00e0, in tarda serata, per un giro e i fuochi d\u2019artificio. Una citt\u00e0 che nei fatti non frequenti (non pi\u00f9 che il paese e il comune e la stessa regione di appartenenza, a dirla tutta), e in verit\u00e0 hai sempre frequentato poco. Anche una citt\u00e0 \u2013 e un vasto circondario \u2013 che perci\u00f2 conosci poco. Soprattutto, conosci poco e niente i suoi nuovi costumi, quelli delle generazioni pi\u00f9 giovani. Generazioni che, invece, nel d\u00ec di festa sono forse le pi\u00f9 presenti o quantomeno le pi\u00f9 visibili. Generazioni, a una rapida e sommaria occhiata, estremamente diverse dalla tua, che pure era ancora adolescente solo (solo?) trent\u2019anni fa. Generazioni che \u2013 ed \u00e8 una constatazione che mette parecchia tristezza \u2013 paiono bere smodatamente. Che siano vino o birra o cocktail, che siano ragazzi o ragazze, maggiorenni o appena adolescenti, i pi\u00f9 giovani oggi bevono. Quasi tutti e quasi tutte con un bicchiere o una bottiglietta in mano: \u00e8 questo il dato che pi\u00f9 spicca. Come spicca che anche il centro storico di Ascoli sia oggi un susseguirsi di wine-bar e birrerie e localini pseudo-gastronomici trendy. Insomma, il regno di devastanti \u201capericena\u201d, non bastassero gi\u00e0 a straziare gli stomaci (oltrech\u00e9 gli occhi, con pubblicit\u00e0 a non finire) le esagerate sagre e sagrette che da queste parti, e a dispetto di una crisi pi\u00f9 che conclamata, si moltiplicano di anno in anno. Insomma, comunque la si metta, non \u00e8 che ti perda troppo a non frequentare oggi, e specialmente d\u2019estate, Ascoli e dintorni. Insomma, per chiudere: ma era proprio necessario puntare cos\u00ec tanto su <em>lu magn\u00e0<\/em> e, pi\u00f9 ancora, <em>lu beve<\/em>? Non li si poteva limitare al regno domestico? Ah, gi\u00e0, sai com\u2019\u00e8: cucinare a casa \u00e8 fatica, mentre mangiare e bere di fuori, anche se costa \u2019na cifra e spesso fa pure parecchio male, fa molto fico.<\/p>\n<p><em>6 agosto<\/em><\/p>\n<p>Ah, la \u201cfighitudine\u201d. Trent\u2019anni fa avremmo forse detto la \u201cscafataggine\u201d. Cambiano le parole, cambiano le mode. Ma non cambia, anzi aumenta, l\u2019omologazione ai modelli prevalenti, quelli meglio propagandati. Il vero lusso, oggi, se ci si pensa, \u00e8 non essere omologati e cercare fino in fondo di essere semplicemente se stessi, senza il bisogno di dovere per forza assomigliare a qualcuno\/a.<!--more--><\/p>\n<p><em>7 agosto<\/em><\/p>\n<p>Leggiamo, s\u00ec, ma di memorabile quanto poco. Traduciamo, o traducevamo, s\u00ec, ma roba pi\u00f9 che bella, che ci sopravvivr\u00e0, quanta? Scriviamo, s\u00ec, ma quante cretinate.<\/p>\n<p><em>7 agosto<\/em><\/p>\n<p>Epper\u00f2, dove sta scritto che si debba per forza spendere, o per forza attingere a qualcosa di straniero, per regalarsi belle letture? Le biblioteche pubbliche, specialmente quelle di quartiere, che ci stanno a fare? E perch\u00e9 invece le frequentiamo tanto poco? Perch\u00e9, insomma, questa fissa del possesso e dell\u2019accumulo anzich\u00e9 il piacere di prendere in prestito e condividere con altri?<\/p>\n<p><em>9 agosto<\/em><\/p>\n<p>Uno pensa: tranquilla la provincia picena, con mare, colline e monti tutti raggiungibili nel giro di mezz\u2019ora, bei borghi, citt\u00e0 e cittadine non da buttare via, mangiare parimenti niente male e, almeno fino a qualche anno fa, discrete industrie e pure una discreta situazione occupazionale. Quale motivo avrebbe perci\u00f2 di assurgere alle cronache nazionali se non per belle notizie soltanto? Invece, invece\u2026 A parte i recenti casi del delitto Rea e della scomparsa del piccolo Jason, basta invece riandare un poco all\u2019indietro con qualche lettura e approfondimento, e viene subito fuori che anche la provincia picena ha, come tutte le province, i suoi lati oscuri e un suo nutrito assortimento di crimini, misteri e devianze, di rilievo non solo locale ma anche nazionale e, straordinariamente, internazionale. Solo per fare alcuni nomi relativi ad anni di piombo e dintorni: i casi di Gianni Nardi, Valerio Viccei, Patrizio e Roberto Peci. Provincia tranquilla, allora? S\u00ec, ma solo fino a un certo punto.<\/p>\n<p><em>11 agosto<\/em><\/p>\n<p>L\u2019abbandono\u2026 l\u2019abbandono di tutto ci\u00f2 che \u00e8 stato e non \u00e8 pi\u00f9 di stringente attualit\u00e0. L\u2019abbandono\u2026 <a href=\"http:\/\/bari.repubblica.it\/cronaca\/2014\/08\/09\/foto\/disegni_storici_progetti_e_fotografie_viaggio_nell_archivio_dell_abbandono-93485091\/1\/\">emblema italico<\/a>?<\/p>\n<p><em>11 agosto<\/em><\/p>\n<p>\u00abNella cosiddetta civilt\u00e0 dell\u2019immagine, le pare che la gente sia capace di guardare? \u201cMica tanto, si vive sempre pi\u00f9 imbozzolati in se stessi. Si \u00e8 troppo autocentrati e quindi disinteressati a quanto accade intorno\u201d\u00bb. \u2013 <a href=\"http:\/\/www.repubblica.it\/cultura\/2014\/08\/09\/news\/mario_dondero_io_e_la_leica_sopravvissuti_nell_era_selfie-93453631\/\">Mario Dondero intervistato da Franco Marcoaldi<\/a><\/p>\n<p><em>11 agosto<\/em><\/p>\n<p>Poi\u2026 poi alla fine i nostri piccoli affanni quotidiani si rivelano sempre per quello che sono \u2013 stronzate \u2013 nel confronto con i <a href=\"http:\/\/reportage.corriere.it\/senza-categoria\/2014\/iraq-il-dramma-degli-yazidi-in-fuga-dai-massacri\/\">drammi che investono territori lontani dai nostri<\/a>. Drammi che stentiamo a credere siano ancora possibili oggi, nel XXI secolo, ma all\u2019opposto conoscono una terrificante recrudescenza. Come se l\u2019idiozia e la brutalit\u00e0 umane, per quanto fortemente circoscritte, per quanto drasticamente tenute al guinzaglio, non si lasciassero mai domare del tutto, per riscatenarsi invece in un niente, appena qualche profittatore pazzo criminale ne riaccenda le fiamme. Come a dire che non si possa n\u00e9 si debba mai allentare la presa contro fanatici e fanatismi di ogni sorta e, pi\u00f9 ancora, coltivare l\u2019illusione che gli uomini sapranno un giorno vivere tutti in pace gli uni con gli altri: qualcuno, purtroppo, cercher\u00e0 sempre di prevaricare su qualcun altro, e il pi\u00f9 debole sar\u00e0 sempre il bersaglio preferito del pi\u00f9 forte.<\/p>\n<p><em>11 agosto<\/em><\/p>\n<p>Sempre sia lode a Robert Musil e al suo <em>L\u2019uomo senza qualit\u00e0<\/em>. E lode sia anche a Nicola Lagioia che ne parla, ripropondeli <a href=\"http:\/\/www.minimaetmoralia.it\/wp\/il-conte-leinsdorf\/\">su minima&amp;moralia<\/a>. (Rileggere oggi <em>L\u2019uomo senza qualit\u00e0<\/em>? Che impresa che sarebbe, per come siamo diventati inclini a una lettura terribilmente frammentata. Ma, anche, che gioia e che godimento, oltre che un vero, potente, nuovo arricchimento.)<\/p>\n<p><em>12 agosto<\/em><\/p>\n<p>\u00ab<a href=\"http:\/\/www.corriere.it\/opinioni\/14_agosto_12\/i-giovani-vacanze-formato-famiglia-amore-l-italia-che-non-va-ab283b48-21f1-11e4-81f2-200d3848d166.shtml\">Si sente, nell\u2019aria d\u2019estate, odore di freni: \u00e8 l\u2019Italia che rallenta, e non ripartir\u00e0 senza carburante e strada libera<\/a>\u00bb. \u00c8 Severgnini a parlare, in un articolo dal quale si pu\u00f2 dissentire in pi\u00f9 punti (come fanno anche molti commentatori), ma la cui conclusione \u00e8 ineccepibile. Personalmente vedo e vivo un ferragosto molto fiacco e svogliato, sotto il peso del sospetto che, esauritosi l\u2019alibi del far passare l\u2019estate prima di pervenire a drastici bilanci, il settembre e l\u2019autunno alle porte potrebbero essere di rara, inusitata cupezza.<\/p>\n<p><em>13 agosto<\/em><\/p>\n<p>Da piccola sognava di diventare scrittrice. Invece, \u00e8 rimasta stregata a tal punto dai problemi e dalle dimostrazioni di matematica da diventare, quest\u2019anno, <a href=\"http:\/\/www.npr.org\/blogs\/thetwo-way\/2014\/08\/13\/340086786\/maths-highest-honor-is-given-to-woman-for-the-first-time?utm_source=facebook.com&amp;utm_medium=social&amp;utm_campaign=npr&amp;utm_term=nprnews&amp;utm_content=20140813\">la prima donna a vincere la medaglia Fields<\/a>, (impropriamente) l\u2019equivalente per la matematica di un premio Nobel. Chapeau!<\/p>\n<p><em>14 agosto<\/em><\/p>\n<p>Ci fu, in anni recenti, (approccio al) ferragosto pi\u00f9 mogio e dimesso? C\u2019erano ferragosti che non erano ferragosti, perch\u00e9 bisognava lavorare, con scadenze pi\u00f9 e meno urgenti da rispettare. C\u2019erano ferragosti che non ci importava niente di niente e nessuno, ch\u00e9 anche se con poco o con meno stavamo bene, oppure eravamo cos\u00ec presi da noi stessi che il resto passava del tutto in secondo piano. E c\u2019erano naturalmente ferragosti di festa e di svaghi, piccoli o grandi che fossero, fossimo o no ben accompagnati. C\u2019\u00e8 invece, quest\u2019anno, ci sembra, un ferragosto quanto pi\u00f9 fermo, quanto pi\u00f9 stagnante, quanto pi\u00f9 riflessivo, in un\u2019atmosfera diremmo ormai generale di palese e crescente apprensione, con gli occhi finalmente (ri)aperti su noi stessi e sul mondo, e tutto fuorch\u00e9 spensieratamente euforici.<\/p>\n<p><em>14 agosto<\/em><\/p>\n<p>\u00abFerragosto, capo d\u2019inverno. L\u2019antico proverbio \u00e8 perfino pi\u00f9 pessimistico di quanto non sembri: quella che celebriamo il giorno 15, infatti, \u00e8 un\u2019istituzione degli anni Venti (sacra e profana la festa conciliava le processioni dell\u2019Assunta e le gite del Dopolavoro fascista). Fino ad allora le \u201cferiae augusti\u201d si collocavano all\u2019uno di agosto. E all\u2019inizio del mese vanno evidentemente anticipate le avvisaglie di una metamorfosi in parte descritta da fatti precisi, come le temperature medie, o la durata del giorno, in parte occultata in misteriose combinazioni, dove a contare non \u00e8 solo la quantit\u00e0 di un singolo elemento, come la pioggia, ma la qualit\u00e0, molto instabile, del momento. Tutto \u00e8 fermo; e tutto sta per muoversi. L\u2019aria di agosto si consuma cos\u00ec, in bilico tra cielo e terra. Conta le stelle cadenti; mentre pensa alle somme da tirare. Si infatua per i crepuscoli, per i raggi verdi, per i miti dell\u2019estate calante; mentre, con un altro occhio, scruta il futuro nel presente dell\u2019uva e delle castagne, del mais, delle olive. Un\u2019atmosfera sospesa tra gli aggiornamenti dei bollettini meteo e uno stato d\u2019animo che prescinde dalle isobare: atteso e inatteso, chiaro e indefinito, tipo il primo freschetto, o il sussulto della gramigna che gi\u00e0 si sintonizza su una nuova lunghezza d\u2019onda.\u00bb<\/p>\n<p>Luca Villoresi, <em><a href=\"http:\/\/archiviostorico.corriere.it\/2013\/agosto\/17\/Agosto_immobile_tutto_gia_cambiato_co_0_20130817_1967f188-0700-11e3-b94f-9c4206d8238b.shtml\">Agosto immobile? Ma tutto \u00e8 gi\u00e0 cambiato<\/a><\/em>, Corriere della Sera, 17 agosto 2013.<\/p>\n<p><em>15 agosto<\/em><\/p>\n<p>Forse il pi\u00f9 bel ferragosto in solitaria, quello passato tra Trieste e Grado. Nel 2004, quando le fotocamere digitali, comprese le entry-level, costavano ancora un botto; le risoluzioni erano basse, non meno delle capacit\u00e0 delle schede e delle dimensioni dei file; e, memori dell\u2019epoca dei rullini, stando fuori per qualche giorno ci si contentava ancora di un centinaio scarso di foto. Ma, com\u2019\u00e8 come non \u00e8, tutto appariva molto pi\u00f9 bello che oggi.<\/p>\n<p><em>16 agosto<\/em><\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.nytimes.com\/2014\/08\/14\/arts\/reading-literature-on-screen-a-price-for-convenience.html\">\u201cmore research is needed to understand what\u2019s lost by reading literature on screen. [\u2026] the type of text, the device used, and the background experience of the reader could all influence the outcome.\u201d<\/a> Dalle prime ricerche pare tuttavia che leggendo su e-book ci si ricordi meno, per esempio, dell\u2019ordine temporale degli eventi di una storia.<\/p>\n<p><em>18 agosto<\/em><\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.minimaetmoralia.it\/wp\/tommaso-besozzi\/\">Alessandro Leogrande su minima&amp;moralia<\/a>: \u00abIl reportage \u201cDi sicuro c\u2019\u00e8 solo che \u00e8 morto\u201d costituisce il momento di massima notoriet\u00e0 per un giornalista in fondo molto schivo, riservato, taciturno come Tommaso Besozzi. Oggi pressoch\u00e9 dimenticato, se non nelle antologie che includono quel pezzo, fu tuttavia una delle principali firme di quel nuovo giornalismo esploso nel dopoguerra, che ebbe il suo fulcro in settimanali come \u201cL\u2019Europeo\u201d di Arrigo Benedetti e \u201cil Mondo\u201d di Mario Pannunzio, entrambi promossi da [l\u2019ascolano di nascita] Gianni Mazzocchi. Era un giornalismo che mescolava modelli anglosassoni e lavoro sul campo, scrittura letteraria priva di fronzoli e gusto del racconto, intarsio dei personaggi e cronaca dei costumi. Un giornalismo che seppe raccontare il paese al paese, mescolando testi e foto, quando ancora la tv non c\u2019era e quando ancora i quotidiani erano fatti di poche pagine e venivano chiusi in fretta e furia. [\u2026] Quel giornalismo, anticamera del giornalismo attuale, \u00e8 stato sommerso sotto una montagna di trasformazioni tecniche e meno tecniche. Quegli stessi settimanali degli anni cinquanta appaiono reperti archeologici (e forse iniziavano a essere tali gi\u00e0 negli anni del boom). Eppure, per chiunque oggi voglia accostarsi al reportage narrativo, quell\u2019ossimoro che altri in seguito avrebbero definito new journalism, Tommaso Besozzi continua a essere un riferimento imprescindibile.\u00bb<\/p>\n<p><em>19 agosto<\/em><\/p>\n<p>Memento: rimboccarsi le maniche e darsi da fare, se necessario anche sporcandosi le mani. Soprattutto, non ripudiare anche il bello e il buono del passato solo perch\u00e9 abbiamo studiato, abbiamo letto, abbiamo viaggiato e vissuto la vita comoda o poco faticata, e dunque ci crediamo chissach\u00ec e chissach\u00e9.<\/p>\n<p><em>19 agosto<\/em><\/p>\n<p>\u201cBuona la tua focaccia madre con i pomodori arrosto. L\u2019ho digerita in un secondo.\u201d<br \/>\n\u201cS\u00ec, d\u2019accordo, per una volta te lo concedo: oggi \u00e8 venuta proprio bene. Ma quasi sopra le nostre teste nel pomeriggio sono caduti due tornado \u2013 non senti gli elicotteri che ancora girano poco pi\u00f9 in l\u00e0 di Ascoli? \u2013 e noi a quell\u2019ora dove eravamo?\u201d<br \/>\n\u201cIo ad arrancare sulla vecchia Graziella di tua sorella fino a Sant\u2019Egidio, e tu a sfottermi a ruota libera dall\u2019alto della tua Bianchi Stone Hill, se te ne fossi scordato!\u201d<br \/>\n\u201cAh, certo: se per questo rido ancora, solo al ricordo! Ma sei tu che l\u2019hai voluto fare, visto che non sopporti di stare ferma e soprattutto non sai rinunciare al gelato all\u2019Anisetta di Rolando. Io, per parte mia, avrei voluto portarti a provare una bici nuova per te.\u201d<br \/>\n\u201cNon ti azzardare nemmeno a parlarne ancora. Ma in special modo, non ti azzardare la prossima volta a proporre ancora percorsi fuori programma. Ci mancavano solo le erbacce e le ortiche fino al ginocchio, oggi, l\u00ec sotto Maltignano. Tanto, non ero gi\u00e0 stanca per niente!\u201d<br \/>\n\u201cSotto Maltignano, d\u2019accordo, ma l\u00ec dove cominciano le erbacce il comune \u00e8 gi\u00e0 Folignano. E se su al comune non gliene frega niente a nessuno di avere delle strade vicinali comunali che potrebbero fare la gioia di camminatori e pedalatori e patiti di cavalli se solo ogni tanto passassero a trinciare l\u2019erba e dare una ripulita a canne e arbusti, be\u2019, non \u00e8 certo colpa mia. Io volevo solo farti vedere un potenziale gran bel percorso dove non passano le macchine\u201d.<br \/>\nSilenzio. Lei gi\u00e0 dorme, rannicchiata su una sdraio da mare nel giardinetto.<\/p>\n<p><em>20 agosto<\/em><\/p>\n<p>Non ce n\u2019\u00e8. Se la montagna \u00e8 vissuta per quasi l\u2019intera durata dell\u2019anno e non solo per una o due risicate settimane estive; se conserva una sua economia vitale; e se magari \u00e8 anche animata da fermenti artistici e culturali \u2013 no, proprio non ce n\u2019\u00e8: batte il mare e le localit\u00e0 marine, specie le pi\u00f9 turistiche, le pi\u00f9 battute, le pi\u00f9 cafonal, praticamente sotto ogni aspetto. Se invece si ripopola un po\u2019 giusto a ferragosto, quando solo per trovare un posto per l\u2019auto \u00e8 una battaglia, mentre per il resto dell\u2019anno \u00e8 il relitto abbandonato di un mondo e un\u2019umanit\u00e0 che furono, quando non un inno al suicidio \u2013 no, meglio fuggirne. Fuggirne nei giorni di festa, quantomeno. Come \u00e8 meglio (ri)fuggire dal mare e anche dai paesi snaturati dallo sviluppo e dal benessere quando piomba l\u2019orda vacanziera e delle sagre e degli spettacoli da quattro soldi. Perch\u00e9 per star bene veramente non bastano \u201clu magn\u00e0\u201d e \u201clu devertem\u00e8nte\u201d, specie quelli spicci. Ci vogliono semmai un mangiar meno ma bene, e pi\u00f9 ancora un vivere in serena armonia con il mondo che ci circonda, senza strafare ma anche senza precludersi il bello e il vitale, l\u2019artistico e l\u2019artigianale, il divino e l\u2019umano.<\/p>\n<p><em>20 agosto<\/em><\/p>\n<p>Poi dici che la montagna \u2013 quella antica, ben preservata \u2013 <a href=\"https:\/\/www.facebook.com\/paesaggidabruzzo\/photos\/a.359149607458512.85115.191685137538294\/829725897067545\/?type=1\">non t\u2019innamora?<\/a><\/p>\n<p><em>20 agosto<\/em><\/p>\n<p>Tre scelte da evitare (le tre principali, secondo te, in un elenco di dieci), <a href=\"http:\/\/earthweareone.com\/ten-choices-you-will-regret-in-10-years-2\/\">per non avere rimpianti tra dieci o pi\u00f9 anni<\/a>:<\/p>\n<ol>\n<li>Avoiding change and growth. \u2013 If you want to know your past look into your present conditions. If you want to know your future look into your present actions. You must let go of the old to make way for the new; the old way is gone, never to come back. If you acknowledge this right now and take steps to address it, you will position yourself for lasting success. Read <em>The Power of Habit<\/em>.<\/li>\n<li>Settling for less than you deserve. \u2013 Be strong enough to let go and wise enough to wait for what you deserve. Sometimes you have to get knocked down lower than you have ever been to stand up taller than you ever were before. Sometimes your eyes need to be washed by your tears so you can see the possibilities in front of you with a clearer vision again. Don\u2019t settle.<\/li>\n<li>Being lazy and wishy-washy. \u2013 The world doesn\u2019t owe you anything, you owe the world something. So stop daydreaming and start DOING. Develop a backbone, not a wishbone. Take full responsibility for your life \u2013 take control. You are important and you are needed. It\u2019s too late to sit around and wait for somebody to do something someday. Someday is now; the somebody the world needs is YOU.<\/li>\n<\/ol>\n<p><em>21 agosto<\/em><\/p>\n<p>Ma <a href=\"http:\/\/inchieste.repubblica.it\/it\/repubblica\/rep-it\/2014\/08\/20\/news\/archivio_di_stato-90863417\/\">un paese che non cura pi\u00f9 la sua memoria<\/a> (gli archivi storici e anche le biblioteche nazionali, nel caso specifico) come pu\u00f2 poi pensare di avere ancora davanti a s\u00e9 un futuro? Schiacciati sulle contingenze del presente si muore.<\/p>\n<p><em>21 agosto<\/em><\/p>\n<p>Sul filo della memoria e sulla memoria, le belle, fondamentali, decisive letture di vent\u2019anni fa:<\/p>\n<p>\u00abla persistenza delle memorie coinvolge l\u2019essere stesso della civilt\u00e0; la conservazione dei documenti della nostra vita culturale, scientifica, civile, la trasmissione delle nostre esperienze e dei nostri saperi \u00e8 infatti la condizione fondamentale per la permanenza nel tempo di una civilt\u00e0 e di una cultura, \u00e8 condizione perch\u00e9 esista una storia. E come negli individui la memoria \u00e8 il tesoro cui affonda le radici il nostro io, anche nelle societ\u00e0 la memoria \u00e8 il presupposto della loro identit\u00e0 e continuit\u00e0 storica.<\/p>\n<p>Proprio per questo la conservazione delle memorie non rinvia solo alle tecniche di conservazione dei supporti materiali cui sono affidati i documenti, ma rinvia al pi\u00f9 ampio problema delle istituzioni cui sempre nella storia \u2013 dal momento della costituzione di una cultura scritta \u2013 gli uomini hanno affidato la conservazione dei documenti: archivi, biblioteche, accademie, universit\u00e0, centri di ricerca, luoghi deputati alla conservazione e dunque alla trasmissione del sapere, oltre che alla creazione del sapere stesso. [\u2026] Se nei secoli passati, dall\u2019antichit\u00e0 alle origini dell\u2019et\u00e0 moderna, il problema delle tecniche della memoria, l\u2019arte della memoria ha costituito uno dei grandi crocevia ove si sono incontrate filosofia e fisiologia, arti figurative e logica combinatoria, astrologia e magia, legando i progetti delle tecniche della memoria a grandi progetti di riforma del sapere, oggi il problema della conservazione delle memorie contemporanee \u2013 individuali e collettive \u2013 non solo costituisce un nuovo crocevia che vede l\u2019intreccio di competenze diverse, ma \u00e8 il punto obbligatorio di fronte al quale si trovano le societ\u00e0 e le culture prossime del terzo millennio: nella consapevolezza che l\u2019eclisse delle memorie porterebbe al progressivo oscuramento delle nostre coscienze, all\u2019oblio del nostro lavoro, sino alla perdita della nostra stessa identit\u00e0.\u00bb<\/p>\n<p>Tullio Gregory, nell\u2019introduzione a AA.VV., <em><a href=\"http:\/\/www.ebay.it\/itm\/Leclisse-delle-memorie-Tullio-Gregory-Marcello-Morelli-E69\/161369387843?_trksid=p2047675.c100011.m1850&amp;_trkparms=aid%3D222007%26algo%3DSIC.MBE%26ao%3D1%26asc%3D20140620074313%26meid%3D565f9ab3d7214f2f98d0b18bcb3b5788%26pid%3D100011%252\">L\u2019eclisse delle memorie<\/a><\/em>, a cura di Tullio Gregory e Marcello Morelli, Laterza, Roma-Bari 1994, pp. xiii-xiv.<\/p>\n<p>Stesso libro, ma dalla prefazione di Giorgio Salvini:<\/p>\n<p>\u00ab\u00e8 necessario staccarci e astrarci ogni tanto dalla mole immensa dell\u2019informazione quotidiana, per vagliarla con calma, con calma riporla. Essere curatori del nostro passato significa, ancora una volta, esserlo del nostro futuro. Una cura, una pace, una consapevolezza che non pu\u00f2 non farci pi\u00f9 pensosi, scienziati o filosofi o artisti o uomini qualunque che siamo.\u00bb<\/p>\n<p><em>22 agosto<\/em><\/p>\n<p>Dunque, adesso ci sarebbe anche questa <a href=\"http:\/\/airshipdaily.com\/blog\/08212014-binge-reading\">mania del \u201cbinge-reading\u201d<\/a>, cio\u00e8 \u2013 suppergi\u00f9 \u2013 delle \u201cletture bulimiche\u201d (nulla di nuovo, in realt\u00e0, a parte questa espressione inglese), sulla falsariga del guardare un\u2019intera serie tv tutto d\u2019un fiato?<\/p>\n<p>Alex Trivilino: \u2018I realize that, semantically, binge-reading isn\u2019t meant to be a perfect parallel to television, but it\u2019s still an unnecessary one. Netflix pushing a whole season at once breaks the norm of weekly episodes. I still haven\u2019t finished the latest season of Orange is the New Black yet (I\u2019m close!), but at least I can catch up while cooking dinner or doing laundry, and I can Tinder during Larry-plots. With books, you can\u2019t do that. With books, reading is absolutely an active process.<\/p>\n<p>I\u2019m spending this weekend curled up with <em>We are Not Ourselves<\/em> and coffee, but when I write that, I\u2019m not saying, \u201cI\u2019m binge-reading that new book everyone\u2019s talking about.\u201d I\u2019m just following that ancient practice of reading a book.\u2019<\/p>\n<p><em>22 agosto<\/em><\/p>\n<p><em><a href=\"http:\/\/www.themillions.com\/2014\/08\/this-could-be-your-story-on-matthew-thomass-we-are-not-ourselves.html\">We Are not Ourselves<\/a><\/em>: il nuovo libro di cui, apparentemente, parlano tutti. Uscito il 19 agosto in America da Simon &amp; Schuster (che l\u2019ha pagato <a href=\"http:\/\/is.gd\/TSu9gp\">pi\u00f9 di un milione di dollari<\/a>), \u00e8 gi\u00e0 schizzato nelle classifiche di vendita di Amazon. Da una ricerca, in Italia dovrebbe uscire per Neri Pozza. Questo \u00e8 altres\u00ec un nuovo esempio che non bisogna per forza essere esordienti giovanissimi per fare il botto: l\u2019autore, Matthew Thomas, \u00e8 infatti sulla soglia dei quarant\u2019anni.<\/p>\n<p><em>22 agosto<\/em><\/p>\n<p>E dunque starebbe cambiando \u2013 o \u00e8 gi\u00e0 pi\u00f9 che cambiato \u2013 anche il clima letterario. Secondo <a href=\"http:\/\/www.corriere.it\/cultura\/14_agosto_20\/addio-postmoderno-torna-realismo-1ffa6f70-2852-11e4-abf5-0984ba3542bc.shtml\">Romano Luperini<\/a>: \u00abIn un\u2019epoca di contraddizioni materiali come la nostra, con le sue urgenze politiche ed economiche, \u00e8 entrata in crisi l\u2019idea postmoderna che esista solo il linguaggio: il tempo della leggerezza, del nichilismo ilare non ha pi\u00f9 senso. Tornano dunque le tematiche non del neo-realismo, che aveva altre radici, ma di un nuovo realismo e di un nuovo modernismo erede del primo Novecento europeo\u00bb. E l\u2019esempio italiano pi\u00f9 recente e pi\u00f9 significativo sarebbe, sempre secondo Luperini, Francesco Pecoraro con il romanzo <em>La vita in tempo di pace<\/em>: \u00abRacconta una giornata in cui si riflette un\u2019intera vita: sullo sfondo c\u2019\u00e8 in tutta evidenza l\u2019Ulisse di Joyce, ma anche C\u00e9line e Gadda\u2026 \u00c8 un romanzo di grande impegno, un romanzo esagerato, con forzature e prolissit\u00e0, ma offre un prisma di storia privata e pubblica, dal dopoguerra a oggi, con una sensibilit\u00e0 addirittura idiosincratica e viscerale reattivit\u00e0\u00bb.<\/p>\n<p>Bene, forse si pu\u00f2 tornare a seguire con pi\u00f9 attenzione anche la narrativa italiana contemporanea.<\/p>\n<p><em>22 agosto<\/em><\/p>\n<p>E il richiamo alla realt\u00e0, e probabilmente anche al \u201cprincipio di realt\u00e0\u201d, \u00e8 ormai qualcosa di pi\u00f9 generale, e tale da obbligarci, secondo <a href=\"http:\/\/www.corriere.it\/editoriali\/14_agosto_22\/noi-fuga-realta-70d16668-29bc-11e4-83e9-8707f264e6d8.shtml\">Ernesto Galli della Loggia<\/a>, a riconsiderare anche \u00abtre ambiti \u2013 la religione, la guerra e la civilt\u00e0 \u2013 che da un certo momento in poi la nostra cultura e il suo mainstream intellettuale \u2013 quello europeo assai pi\u00f9 di quello americano \u2013 hanno bandito, proclamandone la scostumatezza ideologica e di conseguenza espellendo per decreto tutte e tre dal discorso politicamente corretto\u00bb.<\/p>\n<p><em>22 agosto<\/em><\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/qz.com\/252456\/what-it-feels-like-to-be-the-last-generation-to-remember-life-before-the-internet\/\">Gli ultimi a conoscere la vita prima di internet?<\/a> Allora, da questa posizione privilegiata, gli unici a parlare a livello nativo le lingue del prima e del dopo, dunque anche gli unici traduttori\/interpreti qualificati tra un ambito e l\u2019altro.<\/p>\n<p><em>23 agosto<\/em><\/p>\n<p>All\u2019inizio di un racconto della scrittrice canadese Carol Shields intitolato \u201cFragility\u201d c\u2019\u00e8 un passo che descrive una coppia di mezza et\u00e0 in volo da Toronto a Vancouver, mentre passano sopra le Montagne Rocciose. Il narratore, notando la moglie immersa nella lettura, decide di non disturbarla, di non richiamare la sua attenzione sul grandioso spettacolo sotto di loro (d\u2019altra parte, pensa, \u00able ha gi\u00e0 viste\u00bb). Nella fila davanti c\u2019\u00e8 invece un giovane che probabilmente vola sopra le Montagne Rocciose per la prima volta, preso com\u2019\u00e8 a guardare e fotografare dal finestrino. Il narratore gi\u00e0 immagina che la settimana dopo far\u00e0 girare queste foto tra i colleghi dell\u2019ufficio, tenendole delicatamente per i bordi ed esibendole nelle migliori condizioni di luce. Una sera potrebbe persino invitare a casa alcuni amici e proiettare le diapositive nel soggiorno; e mentre la moglie serve il caff\u00e8 e delle fette di torta, commenter\u00e0: \u00abEcco, queste sono le Montagne Rocciose: maestose, spettacolari, una delle meraviglie del continente\u00bb. E a questo punto il narratore osserva:<\/p>\n<p>\u00abCosa non darei per essere nei panni di quel giovane, mi dico. Ma questa \u00e8 solo una mezza verit\u00e0, il tipo di bugie che Ivy e io alle volte ci inventiamo per sorridere un po\u2019. In realt\u00e0 non ci passa proprio per la testa di voler tornare indietro. Quello che invidiamo dei giovani \u00e8 la loro acuta e nervosa forza di percezione, la capacit\u00e0 di cogliere la realt\u00e0 con occhi nuovi. \u00c8 questo, penso, ci\u00f2 che perdiamo quando diventiamo vecchi, sviluppando al suo posto una salutare rassegnazione.\u00bb<\/p>\n<p>Ecco, se Carol Shields avesse scritto oggi, nell\u2019epoca dei selfie e delle foto condivise sui social media (quasi) appena scattate, mentre le cene tra amici per parlare delle vacanze e vedere insieme gli album di foto o le diapositive sono un lontano ricordo, un passo suggestivo e incisivo di questa natura temo che difficilmente lo avremmo mai avuto. Perch\u00e9, come commenta <a href=\"http:\/\/www.lastampa.it\/2014\/08\/23\/societa\/lestate-che-liber-la-foto-ricordo-1ihJw0md5zeVOPctBuOZZI\/pagina.html\">Massimiliano Panarari su \u00abLa Stampa\u00bb<\/a>, oggi anche la fotografia, non meno del racconto, ha perso quel carattere cerimoniale e liturgico che poteva avere un tempo, e quasi tutto si \u00e8 parecchio banalizzato.<\/p>\n<p><em>23 agosto<\/em><\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.corriere.it\/foto-gallery\/tecnologia\/14_agosto_19\/cose-che-non-ci-mancheranno-se-internet-sparira-663997bc-27b3-11e4-9bb1-eba6be273e09.shtml\">Dieci cose (pi\u00f9 una) che non ci mancheranno se Internet sparir\u00e0<\/a>. Nel mio caso:<\/p>\n<ol>\n<li>Le email di spam.<br \/>\n2. Le truffe con le carte di credito.<br \/>\n3. I tweet, gli status e i post di politici e celebrities.<br \/>\n4. I selfie.<br \/>\n5. Le catene di sant\u2019Antonio.<br \/>\n6. Le notifiche dei compleanni.<br \/>\n7. Gli inviti a giocare a questo e a quello.<br \/>\n8. I commenti a cavolo.<br \/>\n9. I \u201cMi piace\u201d indiscriminati, solo per spirito di appartenenza a una cerchia o un gruppo, su foto e status.<br \/>\n10. La dispersivit\u00e0 assoluta.<br \/>\n11. La dipendenza.<\/li>\n<\/ol>\n<p>Cosa mi mancherebbe pi\u00f9 di tutto, invece, dovesse mai venire a mancare internet? La possibilit\u00e0 di esercitare a fondo <a href=\"http:\/\/is.gd\/QtweCL\">la curiosit\u00e0<\/a>. Ma non una curiosit\u00e0 generica; piuttosto, la curiosit\u00e0 \u201cepistemica\u201d e quella \u201cspecifica\u201d; molto meno, la curiosit\u00e0 \u201cdiversiva\u201d e quella \u201cpercettiva\u201d.<\/p>\n<p><em>24 agosto<\/em><\/p>\n<p>In ordine sparso, cose lette o sentite o pensate nelle ultime ore:<\/p>\n<ol>\n<li>La curiosit\u00e0 \u00e8 la pi\u00f9 dolce delle insoddisfazioni.<\/li>\n<li>Non ci facciamo mancare niente, sai. Il superfluo, per\u00f2, quello non pi\u00f9. Se prima non stavamo troppo a badare all\u2019euro in pi\u00f9 o in meno che ci rimaneva in tasca, oggi stiamo molto pi\u00f9 attenti a non spendere dove non serve.<\/li>\n<li>Provaci, dai: prova a farti a piedi, al passo, uno di quei percorsi di dieci o anche venti chilometri, appena uscito di casa, che ti sei gi\u00e0 fatto\/a in auto, in motorino, in moto, in bici, magari anche di corsa. Scoprirai un altro mondo. Scoprirai un altro\/un\u2019altra te. Scoprirai che stai e osservi e capisci e pensi meglio.<\/li>\n<li>Cose assolutamente da fare prima dei cinquant\u2019anni, dunque entro diciotto mesi: a) correre una seconda maratona, magari quella di New York? b) percorrere in bici o a piedi un tragitto di almeno un paio di centinaia di chilometri? c) tradurre un nuovo, lungo e bel romanzo? d) cominciare a tradurre e pubblicare in proprio? e) mettere su casa? f) mettere su famiglia? g) diventare padre? h) fare qualcos\u2019altro di davvero speciale ma finora sempre rimandato? i) procedere imperterrito su qualunque terreno e in qualunque circostanza con passo da temerario e indomito camminatore?<\/li>\n<\/ol>\n<p><em>25 agosto<\/em><\/p>\n<p>Ci piace trovare risposte (facili, immediate) a quelli che potremmo definire \u201crompicapo\u201d; molto meno porci domande (difficili, complesse, di non rapida soluzione) su quelli che viceversa potremmo meglio catalogare come \u201cmisteri\u201d. Da qui scaturirebbero molti dei nostri attuali problemi, \u00e8 opinione crescente di gente che sembra capirci ed \u00e8 altres\u00ec convinta che il modo in cui principalmente utilizziamo internet (non tanto per esercitare una curiosit\u00e0 epistemica, conoscitiva, intellettuale, quanto per assecondare una curiosit\u00e0 diversiva, cio\u00e8 volta ad ammazzare la noia e\/o la solitudine e\/o il tempo) non faccia che aggravare la situazione.<\/p>\n<p><em>25 agosto<\/em><\/p>\n<p>Probbia vere quelle che dice l\u2019abbruzzese: \u201cLu magn\u00e0 e avast!\u201d. Ma nen sarebbe megghie di\u2019: \u201cAvast che stu cazze de magn\u00e0, che tante \u00e8 <a href=\"http:\/\/www.wallstreetitalia.com\/article\/1724234\/eataly-la-piu-grande-lobby-di-politica-e-affari-mai-messa-in-piedi-a-bologna.aspx\">sole na scusa pe nu magna magna<\/a>!\u201d?<\/p>\n<p><em>25 agosto<\/em><\/p>\n<p>Contano ancora la classe sociale di appartenenza, la cura genitoriale e la vita familiare nelle scelte educative ed esistenziali dei figli, cos\u00ec come nei loro sbocchi occupazionali e nei risultati lavorativi? Contano, contano, come testimoniano anche le ricerche di Annette Lareau, compendiate in <a href=\"http:\/\/en.wikipedia.org\/wiki\/Unequal_Childhoods\"><em>Unequal Childhoods<\/em><\/a>. Anzi, ora che il ceto medio \u00e8 in forte sofferenza, non meno della scuola pubblica, contano di nuovo alla grande, e molto pi\u00f9 della razza.<\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 poi da tenere in conto che, anche nei casi in cui si riesca tuttora a compiere il salto di classe grazie al proprio percorso formativo, spesso le differenze di partenza continuano a farsi sentire pesantemente, non ultimo a livello psicologico. C\u2019\u00e8, al riguardo, un libro senz\u2019altro da leggere: di Alfred Lubrano, <em><a href=\"http:\/\/www.amazon.com\/Limbo-Blue-Collar-Roots-White-Collar-Dreams\/dp\/0471714399\">Limbo: Blue-Collar Roots, White-Collar Dreams<\/a><\/em>.<\/p>\n<p><em>26 agosto<\/em><\/p>\n<p>Avete avuto bravi insegnanti, nella scuola e nella vita? Vi reputate voi stessi bravi insegnanti, che sia nella scuola o nella vita? Ma soprattutto, chi sono e che cosa fanno i bravi insegnanti? Leggo (sintetizzate da Ian Leslie) idee un po\u2019 in controtendenza rispetto ai tempi: \u00abI bravi insegnanti aiutano a creare [una] atmosfera [dove si accumulano un mucchio di informazioni, una grande banca dati di conoscenza memorizzata]. Indirizzano in modo attivo la curiosit\u00e0 di bambini e ragazzi, li aiutano a trasformare la loro curiosit\u00e0 diversiva in curiosit\u00e0 epistemica, che a sua volta comincia a costruire la banca dati che rende possibile la creativit\u00e0\u00bb. Proseguo a leggere, senza troppe diversioni (nell\u2019occasione su Kindle, del cui creatore e distributore si potr\u00e0 anche dire tutto il male possibile, ma che con un uso accorto consente tuttavia meraviglie che magari avercene avute quando eravamo ancora a scuola).<\/p>\n<p><em>26 agosto<\/em><\/p>\n<p>No, non \u00e8 facile essere bravi insegnanti oggi, specie sulla scorta di tanta pedagogia, pi\u00f9 e meno recente, che, alla luce di nuove ricerche, si \u00e8 probabilmente sbagliata sul ruolo dell\u2019educatore, convinta che bastasse lasciare gli allievi quanto pi\u00f9 liberi di esprimere se stessi e una loro creativit\u00e0 innata, dunque senza bisogno di ricevere troppe sollecitazioni e linee d\u2019indirizzo esterne. Essere un buon esempio, per\u00f2, \u00e8 gi\u00e0 qualcosa; anzi, con i tempi che corrono, direi che \u00e8 tanto.<\/p>\n<p><em>26 agosto<\/em><\/p>\n<p>\u201cTi manca <a href=\"https:\/\/www.facebook.com\/364476506958734\/photos\/a.364482900291428.82707.364476506958734\/732554933484221\/?type=1\">quell\u2019Ascoli l\u00ec, di fine anni ottanta?<\/a>\u201d<br \/>\n\u201cBoh, non saprei. Non l\u2019ho mai vissuta tanto, in verit\u00e0. Poi, a fine anni ottanta ero gi\u00e0 un estraneo rispetto a quel mondo. Per dirla tutta, cio\u00e8, ero nel massimo dell\u2019estraneit\u00e0: straniero in qualunque posto. Se proprio dovessi \u2018congelare\u2019 Ascoli in una immagine sceglierei piuttosto un momento di met\u00e0-fine anni settanta; quella successiva la vedo gi\u00e0 con molta sufficienza, con scarsissima passione. Manca la giovent\u00f9, questo s\u00ec; ma per il resto non so se seriamente manca anche l\u2019Ascoli di venti-trent\u2019anni fa. Era una realt\u00e0 abbastanza soffocante, tutta rinchiusa in se stessa com\u2019era. C\u2019era sicuramente pi\u00f9 genuinit\u00e0, e anche pi\u00f9 semplicit\u00e0. Ma non che fosse questo gran splendore. Per certi aspetti forse \u00e8 meglio oggi, anche se ha chiaramente perso in naturalezza, in sincerit\u00e0, in spontaneit\u00e0, per essere invece molto pi\u00f9 leccata e artefatta da un lato e molto pi\u00f9 degradata e buttata via da un altro\u201d.<\/p>\n<p><em>26 agosto<\/em><\/p>\n<p>Mannaggia! L\u2019anno scorso, con tutto che era un periodo pessimo, ci scapp\u00f2 comunque del buon mare (il giorno di oggi fu prima a Torre Pozzelle, nel comune di Ostuni, e poi a Torre Guaceto, tra Carovigno e Brindisi, in una sosta esplorativa prima di scendere ancora pi\u00f9 a sud). Quest\u2019anno, invece, a parte l\u2019estate non estate, e a parte anche le scarsissime finanze (gi\u00e0 impegnate, per altro, nella breve tappa in Germania), \u00e8 proprio mancata la voglia di mare e di nuotare. Nei limiti del possibile, bisogner\u00e0 cercare di rimediare un poco a settembre; altrimenti, come ci si arriva all\u2019aprile e al maggio prossimi, con un autunno e un inverno che, per come vanno ora le cose, non penso saranno una ridente passeggiata, meno che mai un placido galleggiamento a poche bracciate dalla riva?<\/p>\n<p><em>28 agosto<\/em><\/p>\n<p>Quando ci capita tra le mani (o anche tra i piedi) qualcosa d\u2019interessante, \u00e8 giusto, \u00e8 sensato lasciar perdere il resto e metterci a studiarlo. Ma non \u00e8 detto che ci si debba sempre o soltanto far guidare dalla ricerca dell\u2019interessante a priori. Alle volte, in realt\u00e0, anche un argomento potenzialmente noioso pu\u00f2, scendendo nei dettagli pi\u00f9 minuti, diventare affascinante. Come osserv\u00f2 <a href=\"http:\/\/is.gd\/ooDPgg\">il compositore John Cage<\/a>: \u00abLo Zen dice: se qualcosa diventa noioso dopo due minuti, vai avanti per quattro. Se \u00e8 ancora noioso, vai avanti per otto, sedici, trentadue\u2026 Alla fine si pu\u00f2 scoprire che non era affatto una cosa noiosa, ma anzi molto interessante\u00bb. Insomma, tutto pu\u00f2 essere o diventare interessante, se solo ci si colloca nella prospettiva giusta, se solo ci si d\u00e0 il tempo di prestargli davvero attenzione. Ed \u00e8 proprio su questa base che James Ward diede il l\u00e0 alla prima <a href=\"http:\/\/boringconference.com\/about-boring\/\">Boring Conference<\/a>, dopo aver appreso della cancellazione della Interesting Conference del 2010. And this, to me, does sound truly interesting.<\/p>\n<p><em>28 agosto<\/em><\/p>\n<p>Una pausa in mezzo alla lettura (ch\u00e9 anche il leggere esige delle soste, non meno del lavorare, del camminare, del pensare) per abbozzare una o due domande: ma noi italiani (italiani intesi nella media e non nelle fasce estreme, n\u00e9 la alta n\u00e9 tantomeno la bassa) sappiamo davvero scrivere? Sappiamo ancora farlo bene? \u00c8 un interrogativo che sorge facendo mentalmente il confronto tra il piacere che ricavo nel leggere tanti testi inglesi e americani nell\u2019ambito della non-fiction (narrativa o meno che sia), del giornalismo e anche dei semplici blog, rispetto alla sostanziale ripulsa o alla scarsa attrazione che in genere, e specie negli ultimi tempi, mi suscitano gli equivalenti italiani. Se i primi brillano spesso per fluidit\u00e0 e ricchezza argomentativa, e anche per vibrante capacit\u00e0 di raccontare, di interessare, di coinvolgere, i secondi, oltre a denotare di frequente non poca pochezza e approssimazione in quanto vanno sostenendo, non \u00e8 raro che pecchino viceversa di legnosit\u00e0, artificiosit\u00e0 e alle volte anche una buona dose di pretenziosit\u00e0, dando come l\u2019impressione che chi scrive ci prova, s\u00ec, pure con tutta la buona volont\u00e0 e tutto il bagaglio teorico e pratico di cui dispone, ma in realt\u00e0 non gli riesce fino in fondo di farlo bene, con passione e sentimento e bravura autentici: sembra che gli manchi ancora pi\u00f9 di qualcosa o, all\u2019opposto, che non sappia ancora a rinunciare a qualcosa, tipo il volere a tutti i costi esibire, a tutti i costi fare colpo. (Per fare chiarezza, metto anche me, nel mio piccolissimo, in questo giudizio non entusiastico sugli italiani che scrivono, eh.) Boh, cos\u00ec, \u00e8 giusto una mia impressione di pelle e nulla pi\u00f9. Ma nel caso avesse un remoto fondo di verit\u00e0, a che cosa si potrebbe attribuire tutto ci\u00f2? Alla scuola? Alla tradizione (intendendo, con questa, non tanto il peso dei dialetti quanto la tendenza a usare negli scritti una lingua a momenti esageratamente aulica e pomposa e in altri quasi iniziatica, quasi volutamente oscureggiante. Vedi anche nell\u2019ambito statale, della burocrazia)? Allo scarso esercizio? Alle scarse letture? Alla voglia a tutti i costi di dire e, ultimamente, scrivere e pubblicare qualcosa, anche solo sul web, anche se o quando non si \u00e8 onestamente all\u2019altezza?<\/p>\n<p>Non vorrei qui dire troppe fesserie, non avendo particolari competenze in materia. Ma resta, di fondo, una sensazione che noi italiani non scriviamo particolarmente bene, in modo convincente, fluido, incisivo e appassionante allo stesso tempo. Altri, in media, mi sembrano farlo meglio, come se si applicassero di pi\u00f9 e da pi\u00f9 tempo rispetto a noi, come se partissero da basi pi\u00f9 ampie e pi\u00f9 solide; ci\u00f2 che quindi gli consentirebbe, accanto a una pi\u00f9 spiccata capacit\u00e0 argomentativa, anche una maggiore scioltezza e disinvoltura.<\/p>\n<p><em>29 agosto<\/em><\/p>\n<p>Partire sempre da un territorio noto, da qualcosa che gi\u00e0 si conosce (alle volte, letteralmente dalla porta di casa propria), e mettersi in cammino, con mentalit\u00e0 e fare da nomade, per trovare e seguire una strada allo stesso tempo quanto pi\u00f9 personale e quanto pi\u00f9 aperta a tutto ci\u00f2 che possono dispensare la vita e il mondo. Camminando in ogni caso s\u2019impara, se si ha la bont\u00e0 di prestare occhi e orecchi sufficientemente curiosi, attenti e reattivi a tutto quanto s\u2019incontra strada facendo.<\/p>\n<p>In buona sostanza, una delle tesi di Robert Twigger in <em><a href=\"http:\/\/www.amazon.com\/WALK-Robert-Twigger-ebook\/dp\/B00FEJ3JJG\/\">Walk. A self-help book<\/a><\/em>. Pi\u00f9 che condivisibile.<\/p>\n<p><em>29 agosto<\/em><\/p>\n<p>\u201cE la campagna come va?\u201d<br \/>\n\u201cOh, \u00e8 stata un\u2019estate triste\u201d rispose, con tono dimesso e una mezza alzata di spalle, il compaesano incontrato dalla dottoressa, appena prima di entrare nello studio per il suo turno. Poi, di nuovo, uscendo e risalutando: \u201c\u00c8 stata un\u2019estate triste: s\u2019\u00e8 ammalato tutto. Ma che ci possiamo fare?!\u201d<br \/>\nE ammalata l\u2019estate lo era stata, eccome. Bastava guardare le foglie delle querce. Bastava guardare lei, la matriarca dove ogni tanto ti arrampicavi da piccolo, ammalatasi da un giorno all\u2019altro a met\u00e0 luglio, prima la parte esposta a nordovest, poi lentamente anche nel resto della chioma. Sarebbe sopravvissuta? Ora come ora era difficile sperarci. Ma magari anche lei aveva risorse insospettate, capaci il prossimo anno di farla tornare a verdeggiare.<\/p>\n<p><em>29 agosto<\/em><\/p>\n<p>Poi ieri, in un Lidl, all\u2019orario di chiusura serale, l\u2019incontro con un compagno del liceo: tu a curiosare tra gli articoli di ferramenta in offerta, di quelli pubblicizzati in tv (interessava in particolare l\u2019affilacatene elettrico per catene di motosega: costo 29,99 euro, non un granch\u00e9; a guardarlo bene, per\u00f2, un granch\u00e9 non era nemmeno l\u2019aggeggio, lasciato dunque l\u00ec. Presi invece, per diversi euro in meno, una solida tronchese di marca tedesca, una lampada frontale a led che pu\u00f2 sempre venire utile nelle escursioni e in bici, un mini gilet segnaletico sempre utile andando per strada a piedi e in bici, e anche dei cerotti da taping per quando \u2013 ci si augura e ci si impegna perch\u00e9 non sia cos\u00ec \u2013 i quadricipiti dovessero tornare a cedere e i ginocchi riprendere perci\u00f2 a scricchiolare senza posa); lui e consorte a fare una discreta spesa nel reparto alimentari. Trent\u2019anni fa uno non l\u2019avrebbe mai detto. Trent\u2019anni fa, ma forse nemmeno cinque anni fa, non avreste mai pensato che sarebbe venuto un giorno in cui, in pratica, vi sareste cos\u00ec ridimensionati o, per meglio dire, sareste stati entrambi cos\u00ec attenti a non spendere pi\u00f9 del consentito da finire a fare la spesa in un Lidl: uno per gingilli di uso pratico o sportivo, l\u2019altro per roba da mangiare. Non ne avete parlato di questo, ma ci puoi giurare che in qualche angolo della mente lo avete pensato entrambi.<\/p>\n<p><em>31 agosto<\/em><\/p>\n<p>[Per sfinimento. O anche per divertimento.]<\/p>\n<p>\u201cTi piace Teramo City by night?\u201d<br \/>\n\u201cDiscreta e accogliente, direi. E poco cafona. Non male, perci\u00f2.\u201d<br \/>\n\u201cNo, non male. Poco sbracata. Tante panchine. Tante piazzette e begli angoli verdi. Tante gelaterie e poche birrerie. Si respira cultura. E non guasta quel tocco di allegria multiculturale dei ragazzi stranieri che giocano a pallone davanti al duomo. Niente male!\u201d<br \/>\n\u201cE ci sono pure le librerie aperte di sera: bello quel libro di Antonio Franchini a prezzo stracciato, no? Solo due euro e novanta, roba che manco Abebooks\u2026 E di Ascoli City by night, invece, che mi dici?\u201d<br \/>\n\u201cBella, ma fredda.\u201d<br \/>\n\u201cPer il travertino?\u201d<br \/>\n\u201cNon soltanto quello\u201d.<br \/>\n\u201cE che altro, allora?\u201d<br \/>\n\u201cLa gente non dialoga.\u201d<br \/>\n\u201cSarebbe a dire?\u201d<br \/>\n\u201cNon mi pare che tra le persone ci si parli molto. Pi\u00f9 che altro ci si sbraca, o ci si pavoneggia. I ragazzi specialmente, ma non solo loro.\u201d<br \/>\n\u201cDici?\u201d<br \/>\n\u201cS\u00ec! Troppe birrerie e poche gelaterie, all\u2019opposto di Teramo: \u00e8 una differenza che salta subito all\u2019occhio. Poi, nonostante i monumenti e le piazze non si respira cultura, ma una mentalit\u00e0 chiusa, da\u2026 paesone.\u201d<br \/>\n\u201cMa Teramo \u00e8 una citt\u00e0 universitaria.\u201d<br \/>\n\u201cAppunto.\u201d<br \/>\n\u201cAppunto cosa?\u201d<br \/>\n\u201cC\u2019\u00e8 cultura!\u201d<br \/>\n\u201cMa pure in Ascoli da diversi anni c\u2019\u00e8 l\u2019universit\u00e0 \u2013 vedi soprattutto Architettura \u2013 e non mancano certo i laureati.\u201d<br \/>\n\u201cS\u00ec, ma non si nota molto. Peccato.\u201d<br \/>\n\u201cPerch\u00e9, nella tua Pescara la cultura si nota?\u201d<br \/>\n\u201cCos\u00ec cos\u00ec.\u201d<br \/>\n\u201cSpiega, spiega.\u201d<br \/>\n\u201cAvast! \u00c8 notte fonda, sono morta di sonno e sto cominciando a sparlare.\u201d<br \/>\n\u201cTe la fili, eh?\u201d<br \/>\n\u201cTanto lo so che con te non avr\u00f2 mai l\u2019ultima parola!\u201d<br \/>\n\u201cSei proprio sicura?\u201d<br \/>\n\u201cYAWN!\u201d<\/p>\n<p><em>1 settembre<\/em><\/p>\n<p>Ultima domenica di agosto \u2013 nell\u2019occasione, anche ultimo giorno del mese \u2013 trascorsa perlopi\u00f9 in territorio teramano, a dispetto della festa del paese. Girati cos\u00ec un po\u2019 di posti, vecchi e nuovi, e fatti anche diversi confronti e commenti.<\/p>\n<p>Appurato una volta di pi\u00f9, per esempio, che preferiamo le piazzette raccolte di un tempo, dialoganti con ci\u00f2 che hanno attorno e che dunque assolvono a una vera funzione di incontro e di scambio, oltre che di relax, alle piazze sovradimensionate di pi\u00f9 recente concezione e costruzione, di per s\u00e9 magari belle, ma troppo spesso sganciate del tutto dagli edifici che le circondano, quando va bene separate da questi da muri di recinzione, quando va peggio anche da strade e parcheggi. Insomma, per farla breve, Sant\u2019Egidio City batte Piane di Morro City, ci sta poco da fare. Nella prima si va volentieri per il mercato e anche per fare colazione, prendere un gelato o comprare il giornale. Nella seconda, col cavolo: se non ci vivi, ci puoi fare una visita, ma presto ne scappi.<\/p>\n<p>Poi, a livello di borghi: se riescono a mantenere una loro vita discreta per tutta la durata dell\u2019anno, senza conoscere solo vampate di attivit\u00e0 e di presenze umane strettamente legate a qualche evento stagionale, culturale-artistico o mangereccio che sia, ok, hanno buone speranze di resistere nel tempo; viceversa, con la stessa rapidit\u00e0 e intensit\u00e0 con cui hanno attratto frequentatori rischiano di perderne. Con esempi concreti: Civitella del Tronto resta nettamente superiore a Castelbasso, malgrado le belle mostre estive che qui si organizzano.<\/p>\n<p>E infine: il complesso abbaziale di Santa Maria di Propezzano, nel comune di Morro d\u2019Oro. Ma come si fa a non tenerlo aperto, almeno d\u2019estate, almeno di domenica? Perch\u00e9 uno dovrebbe telefonare per tempo a qualcun altro per programmare una visita? E come si fa a permettere ad appena dieci metri di distanza un bar con giocatori di carte che, ancora nel 2014, continuano a smadonnare quando il compagno sbaglia una giocata? Ci sembra un emblema perfetto dell\u2019Italia che non valorizza per niente le innumerevoli bellezze e ricchezze patrimoniali di cui dispone, per continuare invece imperterrita a dare sfoggio del peggio di s\u00e9, proseguendo cos\u00ec nell\u2019opera di scavarsi la fossa da sola.<\/p>\n<p><em>1 settembre<\/em><\/p>\n<p>Quando si dice idem sentire: con <a href=\"http:\/\/www.corriere.it\/cronache\/14_settembre_01\/impresa-resistere-crisi-un-paese-stanco-senza-piu-passioni-2da9be0a-3199-11e4-a94c-7f68b8e9ffdd.shtml\">Claudio Magris<\/a> si condivide sempre quasi tutto. Vai a contestargli, per esempio, quanto scrive oggi sul Corriere:<\/p>\n<p>\u00abla nostra societ\u00e0 sembra aver perso, in generale, mordente, slancio, capacit\u00e0 di progetto e di protesta, passione. Ci\u00f2 che manca, da qualche tempo, \u00e8 soprattutto la passione politica, che ha contrassegnato \u2013 con le sue lotte, i suoi furori, le sue faziosit\u00e0, i suoi ideali \u2013 la vita del Paese dal Dopoguerra (l\u2019antifascismo e i diversi antifascismi, lo scontro tra comunismo e democrazia liberale, la tumultuosa crescita economica che portava con s\u00e9 tensioni, entusiasmi e progressi sociali) agli anni dei governi Berlusconi, che scatenavano ancora amori e odi. L\u2019ultima fiammata di irruente accensione degli animi \u00e8 stato il Movimento 5 Stelle, che tuttavia non solo sembra affievolirsi, ma che non pare essere stato, a differenza di altre formazioni pur tendenti all\u2019estremismo, una componente organica del Paese.<\/p>\n<p>L\u2019Italia sembra vivere stanca, depressa ma senza drammi, indifferente alla politica ovvero al proprio destino, giacch\u00e9 la politica \u00e8 la vita della Polis, della comunit\u00e0. Un Paese senza\u00bb.<\/p>\n<p>E senza uno scatto di qualche tipo, che ci resta? Di intonare il de profundis?<\/p>\n<p><em>1 settembre<\/em><\/p>\n<p>Settembre 1992:<br \/>\n<em>Settembre. Torno sempre a sognare un amore<br \/>\nogni anno a settembre, a desiderare un sovrappi\u00f9 di calore:<br \/>\nperch\u00e9 dei giorni grigi d\u2019autunno solo temo la tristezza,<br \/>\nperch\u00e9 nel freddo d\u2019inverno \u00e8 di aiuto una dolce carezza.<br \/>\n<\/em><br \/>\nSettembre 2004 #1:<br \/>\n<em>Se pensare potessimo<br \/>\ndomani meglio di oggi<br \/>\nforse un sorriso illuminerebbe<br \/>\nil faticoso cammino<br \/>\nMa di nubi \u00e8 coperta la strada<br \/>\ne domani ci sar\u00e0<br \/>\nsolo se sapremo ripensare<br \/>\ncome ieri eravamo e oggi<br \/>\ncome siamo diventati<br \/>\ncome domani potremo tornare<\/em><\/p>\n<p>Settembre 2004 #2:<br \/>\n<em>Pensieri di ieri, pensieri di oggi<br \/>\npensieri forse di domani<br \/>\nPensieri su quello che siamo<br \/>\nquello che avremmo voluto o potuto essere<br \/>\nquello che forse saremo<br \/>\nPensieri<\/em><\/p>\n<p>E settembre 2014? Si comincia subito con pioggia e freddo. Ma, a dispetto di tutto, non ci sono troppi pensieri, specie quelli a vuoto. Il problema vero, mi sa, \u00e8 solo che da un po\u2019 troppo tempo scarseggiano i sogni.<\/p>\n<p>Si riparte quindi da cosa? Di sicuro, non dal sognare la prossima estate, troppo lontana. Meglio ripartire da quanto di bello e di buono possono aver regalato i primi otto mesi dell\u2019anno, facendone le linee guida anche per i giorni autunnali e poi invernali. Quindi, per cominciare: molta bici e molte camminate; se ci scappano, nuove mostre e magari altri viaggi nell\u2019Italia pi\u00f9 prossima; molte letture, e molto variegate; nessuna rinuncia a operare in proprio anche con parole e immagini; soprattutto, dopo tanto demolire, prosecuzione degli sforzi di ricostruzione e riconversione, su basi quanto pi\u00f9 solide e nuove, e riciclando giusto il riciclabile.<\/p>\n<p>Senza dimenticare la conquista probabilmente pi\u00f9 bella del 2014: avere imparato a fare il pane e la pizza con il lievito madre! Anche se quando ti ci cimenti continui a dire che \u201cNo, non \u00e8 venuto benissimo\u201d, in realt\u00e0 stai facendo progressi notevoli. Ed \u00e8 bellissimo, ogni volta, mangiare e far mangiare qualcosa che hai fatto in tutto e per tutto con le tue mani!<\/p>\n<p><em>1 settembre<\/em><\/p>\n<p>Il <a href=\"https:\/\/www.facebook.com\/paesaggidabruzzo\/photos\/a.366585320048274.86668.191685137538294\/835899593116842\/?type=1\">faro<\/a> dei sogni, quello che rischia di spegnersi del tutto se per troppo tempo si smette di alimentarlo?<\/p>\n<p><em>2 settembre<\/em><\/p>\n<p>Bisogna pretendere da se stessi, e non accontentarsi di fare il minimo sindacale, il minimo indispensabile per tirare avanti, magari prendendosela anche con questo o con quello se poi arriva il momento che le cose non vanno come dovrebbero o potrebbero. Nell\u2019attimo esatto in cui tiriamo i remi in barca, ci condanniamo in qualche modo da soli.<\/p>\n<p><em>2 settembre<\/em><\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.chicagomag.com\/Chicago-Magazine\/September-2014\/What-Happened-to-Motorola\/\">Un caso esemplare, quello di Motorola<\/a>, su come un\u2019azienda possa giungere a dominare un particolare mercato nel momento esatto in cui in realt\u00e0 sta iniziando il suo declino. Ovvero, di come un grande successo possa anche dare alla testa, facendo perdere di vista gli stessi fattori su cui quel successo era stato costruito: vale a dire, pi\u00f9 di ogni altra cosa, un continuo processo innovativo; massicci investimenti \u2013 anche o soprattutto in capitale umano \u2013 in ricerca e sviluppo per essere sempre all\u2019avanguardia; la realizzazione e commercializzazione di un numero limitato di prodotti ma di qualit\u00e0 super.<\/p>\n<p><em>2 settembre<\/em><\/p>\n<p>Il Kindle \u00e8 di tutta immediatezza, praticit\u00e0 e anche utilit\u00e0. Ma, chiss\u00e0 perch\u00e9, l\u2019arrivo di un ordine cartaceo mette ancora in corpo un\u2019euforia che quello pu\u00f2 soltanto sognarsela. Gi\u00e0 vedere, toccare e annusare il cartoncino del pacchetto \u00e8 un mezzo sballo. Quando poi prendi delicatamente in mano il libro che con tanto impeto sei andato a cercare appena hai letto un nome che istantaneamente ti ha fatto drizzare delle antenne, ah, la poesia. Chi \u00e8 nato in un mondo in cui i libri erano ancora una merce rara e preziosa, che suscitava in pari misura attrazione e soggezione, difficilmente superer\u00e0 mai questo feticismo per l\u2019oggetto cartaceo ben fatto e confezionato.<\/p>\n<p><em>2 settembre<\/em><\/p>\n<p>Che tocca ved\u00e9! Ggi\u00e0 lu ddo de settembre a li cinque che la tazza de lu t\u00e8, pe quante ll\u00e0 fora \u00e8 nu tempe mbusse e fraceche.<\/p>\n<p><em>2 settembre<\/em><\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.theparisreview.org\/interviews\/6329\/the-art-of-comics-no-2-chris-ware\">Chris Ware<\/a> su \u00abThe Paris Review\u00bb: \u201cIt was the Peanuts collections in my grandfather\u2019s basement office that really stayed with me through childhood and into college. Charlie Brown, Linus, Snoopy, and Lucy all felt like real people to me. I even felt so sorry for Charlie Brown at one point that I wrote him a valentine and sent it to the newspaper, hoping he\u2019d get it. I\u2019ve said it many times before, but Charles Schulz is the only writer I\u2019ve continually been reading since I was a kid. And I know I\u2019m not alone. He touched millions of people and introduced empathy to comics, an important step in their transition from a mass medium to an artistic and literary one.\u201d<\/p>\n<p><em>3 settembre<\/em><\/p>\n<p>\u201cCe ne sta in giro di cenceria, no?\u201d<br \/>\n\u201cUna montagna?\u201d<br \/>\n\u201cIl 99 per cento dei vestiti dentro a \u2018sti negozi so\u2019 cenci.\u201d<br \/>\n\u201cPerch\u00e9, quasi tutto il resto della roba che \u00e8? Anche tra i libri, ti pare se ne salvino tanti? Basta guarda\u2019 le copertine e a uno appena appena un po\u2019 esigente gli viene subito voglia di scappare.\u201d<\/p>\n<p><em>3 settembre<\/em><\/p>\n<p>Quand\u2019\u00e8, nel mondo, che \u00e8 stato concepito e poi costruito il primo ipermercato, con tanto di musichette di sottofondo rintronanti e inebetenti, una diversa per ogni negozio? \u00c8 l\u00ec, sembra ombra di dubbio, che possiamo datare l\u2019inizio conclamato della fine, quando sul serio abbiamo cominciato a perdere del tutto ogni senso della misura. In Italia, in particolare, l\u2019importazione di questo modello idiota sembra aver segnato \u2013 ma va l\u00e0! \u2013 lo scatenamento del peggio del peggio. Cio\u00e8: profonda ammirazione (in realt\u00e0 estrema compassione) per chi riesce ancora ad uscire da una o due ore in un centro commerciale pensando: \u201cMa come si sta bene l\u00ec dentro. Non vedo l\u2019ora di tornarci\u201d. O addirittura: \u201cMagari potessi lavorarci\u201d.<\/p>\n<p><em>3 settembre<\/em><\/p>\n<p>\u201cNon \u00e8 che stai accarezzando l\u2019idea di scrivere qualcosa?\u201d<br \/>\n\u201cIo scrivere? No, no. C\u2019\u00e8 gi\u00e0 chi lo fa \u2013 cio\u00e8, se mi desse un po\u2019 pi\u00f9 ascolto, saprebbe e dovrebbe farlo \u2013 anche per me. A meno di non provare a dare vita a una nuova coppia alla Age&amp;Scarpelli o Rulli&amp;Petraglia. Ma in tal caso, hai voglia a magna\u2019 patate!\u201d<\/p>\n<p><em>4 settembre<\/em><\/p>\n<p>E senza badare troppo a Renzi e alla sua \u201c<a href=\"http:\/\/giacomosalerno.com\/2014\/09\/03\/la-malattia-sebastiano-messina\/\">renzite<\/a>\u201d, qui si continua a leggere, continuando altres\u00ec a vedere scritto \u00abOSTACOLI in maiuscolo, perch\u00e9, nel cammino verso il successo, identificare e superare gli OSTACOLI \u00e8 una prassi fondamentale\u00bb. E uno degli OSTACOLI maggiori, nella vita di tutti i giorni, \u00e8 un protratto barcamenarsi tra presente e passato, per necessit\u00e0 o per scelta, quando in realt\u00e0 \u00e8 quanto pi\u00f9 al futuro che dovremmo guardare, con quanto pi\u00f9 impeto e quanta pi\u00f9 passione riusciamo ancora a richiamare dalle nostre menti e membra fiacche e immalinconite. E perdere di vista ci\u00f2, questa s\u00ec che \u00e8 una grave malattia, altro che l\u2019annuncite, la supplentite, la riformite o anche la renzite.<\/p>\n<p><em>4 settembre<\/em><\/p>\n<p>Traducendo all\u2019impronta da <em><a href=\"http:\/\/www.amazon.com\/WALK-Robert-Twigger-ebook\/dp\/B00FEJ3JJG\/\">Walk. A self-help book<\/a><\/em>, di Robert Twigger:<\/p>\n<p>\u00ab[Di fronte a ci\u00f2 che ci suscita pensieri negativi, scegliere di concentrarci su qualcosa di diverso.] Ne siamo capaci tutti, non ci vuole alcuna forza di volont\u00e0. \u00c8 necessario il desiderio di farlo. Forse anche la curiosit\u00e0. Bisogna abituarsi a scegliere su che cosa fissare lo sguardo quando la mente diventa \u201coccupata\u201d. Ripensando al passato, per esempio, decidere di mettersi in una prospettiva tale da poter cogliere qualcosa di positivo. Un modo immediato \u00e8 modificare la scala temporale: in una prospettiva pi\u00f9 lunga gli eventi cambiano di significato. E se ci\u00f2 conferisce loro una luce pi\u00f9 positiva, adottare quella prospettiva\u00bb.<\/p>\n<p><em>6 settembre<\/em><\/p>\n<p>Rivestire oggi, anche per poco, giusto il tempo di rivedere come ci si stava, i panni di ieri, quelli che hai fatto tanto per liberartene? Una volta, per sfizio, per curiosit\u00e0, per gentilezza o soltanto per incapacit\u00e0 di dire no, forse anche s\u00ec. Di pi\u00f9, certo che no. Figurarsi con quelli dell\u2019altroieri.<\/p>\n<p><em>15 settembre<\/em><\/p>\n<p>\u201cMa di\u2019, ti manca Facebook, dieci giorni dopo essertene ristaccato?\u201d<br \/>\n\u201cNon direi. Superati i primi due o tre giorni di assenza, non si soffre granch\u00e9 a esserne lontani. Restandone fuori si perde sicuramente in interazioni e conversazioni, ma si guadagna alla grande in tempo da dedicare ad altro e, non ultimo, in una maggiore concentrazione e attenzione in ci\u00f2 che si fa. Perci\u00f2 non mi stupirei se un giorno qualcuno scrivesse un libro specificamente sul \u2018grande inganno\u2019 dei social media, come gi\u00e0 altri lo hanno fatto per <a href=\"http:\/\/www.goodreads.com\/book\/show\/9549611-il-grande-inganno-del-web-2-0\">quello del web 2.0<\/a>.\u201d<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Quanto appare gi\u00e0 distante l\u2019ultima, impalpabile estate, in questo tiepido e appannato autunno. L\u2019ultima estate su Facebook? Anche l\u2019ultima di rapidi testi e condivisioni immediate? Vallo a sape\u2019! Ma la sensazione \u00e8 che, s\u00ec, pi\u00f9 di qualcosa nell\u2019ultima estate \u00e8 giunto a termine, mentre qualcos\u2019altro ha forse cominciato ad attecchire. Cosa, sar\u00e0 tutto da scoprire, e pi\u00f9 ancora da vivere. *** 6 agosto 2014 Festa del patrono cittadino, ieri. Discesa dunque in citt\u00e0, in tarda serata, per un giro e i fuochi d\u2019artificio. Una citt\u00e0 che nei fatti non frequenti (non pi\u00f9 che il paese e il comune e la [&#8230;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"advanced_seo_description":"","jetpack_seo_html_title":"","jetpack_seo_noindex":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[32,87,269,23,27],"tags":[160,14],"class_list":["post-961","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-citazioni","category-facezie","category-frammentario","category-note","category-nugae","tag-estate","tag-questo-e-quello"],"jetpack_featured_media_url":"","jetpack_likes_enabled":true,"jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack-related-posts":[],"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/pgPIz4-fv","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/nazzarenomataldi.com\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/961","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/nazzarenomataldi.com\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/nazzarenomataldi.com\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/nazzarenomataldi.com\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/nazzarenomataldi.com\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=961"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/nazzarenomataldi.com\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/961\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/nazzarenomataldi.com\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=961"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/nazzarenomataldi.com\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=961"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/nazzarenomataldi.com\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=961"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}