In prima battuta…

(28 dicembre 2005)

Il 1998 è un anno per molti aspetti “magico” sotto il profilo delle traduzioni.

A fine febbraio apro la partita Iva e, da lì a poco, con quel pizzico di fortuna che spesso investe i novizi, ottengo un grosso lavoro semitecnico dalla Gran Bretagna (una documentazione html per il programma gestionale Sap) che in 3-4 mesi mi frutta più di quanto avessi guadagnato con tutte le precedenti traduzioni messe assieme.

In contemporanea vanno in porto due nuove collaborazioni con il settimanale «Liberal» e il trimestrale «Telèma» (purtroppo, entrambe di breve durata, specie la prima, per i problemi e i cambiamenti cui presto andranno incontro le due testate. Grazie a «Telèma», tuttavia, potrò vantare di aver tradotto, tra gli altri, il premio Nobel per la chimica Ilya Prigogine, nel brano Nell’universo delle probabilità un solo punto fermo: l’incertezza) e sfioro quella con la neonata edizione italiana del «National Geographic».

Per «Lettera internazionale» traduco, tra gli altri, due splendidi reportage di Philip Gourevitch (dal marzo 2005 direttore della «Paris Review») e Pico Iyer.

Su «Internazionale», infine, la sigla nm diventa una presenza settimanale quasi fissa, in pratica raddoppiando le occorrenze rispetto alla sessantina dell’anno prima (grazie anche a qualche cauta traduzione dallo spagnolo).

Insomma, nel 1998, a parte le tante incertezze sul settore di specializzazione (incertezze destinate nel tempo a perpetuarsi), non ci sono più dubbi su quello che farò da grande: in prima battuta, il traduttore.