Contro il presente. Contro l’eterno presente

1.

Contro un presente putrido facevamo ogni giorno di più a cazzotti,
cercando, per poco che fosse, di rinascere a una vaga idea di poesia.
Facevamo all’impronta, a tentoni, a pezzi e bocconi,
senza sapere dove fosse il bene e dove il male.
Facevamo, spesso per noia, non per autentica gioia,
non perché davvero credessimo.
Facevamo, così, per dirci che potevamo ancora contare
su una nostra luminosa pazzia, unico vero antidoto
alla fiacca apatia e la fessa nostalgia.

2.

Abbiamo sviluppato l’idea di un presente eterno. Nulla di più sbagliato, nulla di più nefasto (quasi alla pari con la presunzione di una giovinezza eterna, direi). Come scrive Naomi Klein in un recente articolo:

Un altro motivo che ci impedisce di comprendere la vera portata dei cambiamenti climatici in atto è che la nostra è una cultura dell’eterno presente, un presente deliberatamente avulso dal passato che ci ha creato non meno che dal futuro che stiamo plasmando con le nostre azioni. Il cambiamento del clima significa che ciò che per generazioni abbiamo fatto nel passato si ripercuoterà inevitabilmente non solo sul presente ma, per generazioni, anche sul futuro. E per la maggior parte di noi queste dimensioni del tempo sono concetti che non afferriamo più, come fossero una lingua straniera.

PS Da tanto non traducevo: non per lavoro; nemmeno per sfizio. Torno a farlo: a piccole dosi, giusto per me stesso (e ricomincio qui da Naomi Klein, uno dei pochissimi autori che mi rammarico di non aver più potuto tradurre – nel suo caso, da fine 2004, con il passaggio della sua rubrica da «Internazionale» a «l’Espresso» – essendo una di quelle “intelligenze” davvero rare e preziose). Come per me stesso, e sempre a piccole dosi, torno ad appuntare e segnare, unendo dunque traduzione e sospensione.