I mali della rete? Cause o piuttosto sintomi?

E poi, a più riprese, uno si chiede: ma perché, perché se pensiamo e diciamo tanto male – o poco bene – della vita in rete e, con essa, di quasi tutto l’universo digitale, accusandoli di questo e di quel declino, di questa e di quell’altra degenerazione e aberrazione, perché alla prova dei fatti ne siamo irrimediabilmente attratti e non sappiamo farne a meno che per intervalli sempre più ridotti?

Forse perché, di nuovo alla prova dei fatti, la vita fuori dalla rete e la realtà analogica avviliscono ancora di più? Forse perché le comunità che costruiamo online, per quanto imperfette, per quanto labili, per quanto caciarone e vacue e dispersive o, magari, per quanto ristrette e parrocchiali, sono infinitamente migliori di quelle – spesso, ormai del tutto inconsistenti, del tutto disgregate, del tutto discutibili – che ci ritroviamo ad abitare nel reale? Forse perché la realtà vera, fattuale, è sempre più mediocre e immiserita, e viceversa piena – e fonte – di indicibile mestizia che, al confronto, l’universo digitale ci pare un eden, un rifugio beatifico? Forse perché nelle nostre vite quotidiane ci sentiamo tanto spesso così a terra o così frustrati, così incazzati o così disincantati verso questo e quell’altro aspetto di ciò che ci circonda, che staccarcene e dimenticarcene per un po’, anche a costo di perdere quasi completamente il rapporto con il mondo reale, è un sollievo per l’anima e più ancora per il cervello?

Il corpo no, quello continua spesso a star male, quando non a peggiorare, ma anima e cervello in genere sì, nelle condizioni giuste in rete si distendono, e in qualche caso si esaltano pure. È chiaro, questa è per lo più soltanto un’illusione di felicità o di discreto benessere. Quell’illusione, tuttavia, che con crescente frequenza nella vita fattuale viene ormai a mancare del tutto, oberati come siamo, più spesso che no, da circostanze, vicissitudini e pensieri declinanti al negativo; sì da non concederci più nemmeno il lusso di sperare, di coltivare un sogno, di pensare che un giorno potrebbe, di nuovo, anche andare meglio.

I mali della rete e del digitale, allora? Come accade con tanti altri mali, il rischio è di nuovo quello di scambiare i sintomi con le cause – quelle vere, quelle originali, quelle di fondo – di ciò che non va, non è mai andato o non va più nelle nostre vite, nei nostri lavori, nei nostri amori, nei nostri piccoli mondi personali e in quelli più grandi e complessi che ci troviamo a vivere e abitare.